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22 Marzo Mar 2019 0600 22 marzo 2019

La California del sud fiorisce, ma i turisti a caccia di selfie distruggono tutto

Imparare a rispettare la natura parte anche da qui, dal senso del bello e del delicato. Le vagonate di persone arrivate per fotografarsi in mezzo ai colori delle piante non amano la natura ma solo se stesse

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MARIO TAMA / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Bello andare nel sud della California, approfittare della fioritura dei papaveri e scattarsi una fotina, un selfie in mezzo ai colori della cittadina di Lake Elsinore. Bello ma dannoso. Il boom dell’hashtag #superbloom, taggato dai fortunati turisti, nel giro di poco tempo è diventato un #poppynightmare.

Il problema è sempre lo stesso: nel giro di poche ore il villaggio si è visto invadere da almeno 50mila persone, attratte dall’occasione di scattare qualche immgine più allegra del solito. Il traffico è stato paralizzato, la città è andata fuori uso e perfino i fiori, che dovrebbero essere il motivo della loro discesa, sono stati calpestati e spezzati a migliaia.

Le istituzioni hanno dovuto, per ristabilire ordine nelle cose, chiudere l’accesso al Walker Canyon, una delle destinazioni più amate dai turisti della fioritura. “Un fine settimana impossibile da gestire”, ha scritto il sindaco sulla pagina Instagram e Facebook della città. L’arrivo dei turisti “è stato un disastro” e ha causato “difficoltà non necessarie per tutta la comunità”.

Oltre alla chiusura del parco, al traffico intenso e all’ostilità dei residenti, i visitatori si sono trovati di fronte a un altro ostacolo, da non sottovalutare: i serpenti a sonagli. La stagione del disgelo e della fioritura coincide anche con quella del risveglio di questi serpenti. E trovarseli tra i piedi mentre si è in posa per una fotografia non è proprio il massimo. Un visitatore è stato colpito, mentre un altro si è fatto male scalando dei muri di roccia fuori dal sentiero.

«La fioritura è diventata un evento troppo grande e sta guadagnando troppa notorietà», ha detto un residente. «Sta distruggendo la nostra regione».

Insomma, la colpa è, nell’ordine, dei social, della stampa, della vanità dei villeggianti. Ma forse, prima di tutto, è nella mancanza di educazione di rispetto per i luoghi della natura. Un problema diffuso, di cui questa è solo, una piccola parte.

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