grandi rischi
25 Marzo Mar 2019 0600 25 marzo 2019

Un asteroide potrebbe colpire la Terra in ogni momento. E noi non possiamo fare niente per fermarlo

Sulla carta la tecnologia per evitare un impatto del genere esiste, ma non è ancora pronta. Finché non siamo attrezzati, solo la buona sorte ci salva da un disastro epocale

Asteroide Linkiesta
da Pixabay

La maggior parte degli asteroidi che si abbattono sulla Terra è innocua. Alcuni no. Il 18 dicembre 2018 se ne è abbattuto uno sopra al mare di Bering, provocando un’esplosione dieci volte superiore alla bomba di Hiroshima. Nel 2013, a Chelyabinsk, un altro corpo celeste (di 10mila tonnellate) si è abbattuto sulla città, provocando 1.500 feriti e danneggiando 7mila edifici. Nessuno, per miracolo, è morto. Nel 1908, in Siberia, l’esplosione di un meteorite ha raso al suolo 2mila chilometri di foresta (e i segni si vedono ancora oggi). Era un luogo remoto e nessuno è morto. Ma se lo stesso meteorite si fosse abbattuto secondo le stesse coordinate due ore dopo, avrebbe distrutto San Pietroburgo.

Il problema è che gli esseri umani, più o meno come i dinosauri di 65 milioni di anni fa, di fronte ai meteoriti di grandi dimensioni sono impotenti. Il motivo? Individuarli non è affatto semplice. Nello spazio, e nel Sistema solare non si fa eccezione, i corpi celesti che fluttuano tra pianeta e pianeta sono tantissimi. La maggior parte è composta da elementi di modeste dimensioni che, al momento in cui incontrano l’atmosfera terrestre, vengono polverizzati. Quelli più grandi invece resistono all’attrito e arrivano a colpire il pianeta. Non succede spesso, ma se succede provocano danni imprevedibili.

Vederli in anticipo è rarissimo, anche se i meteoriti, avvicinandosi, riflettono la luce del Sole e creano onde luminose sospette. Se cadono durante il giorno, però, la loro luminescenza è coperta dalla luce diurna, proprio come è accaduto a Chelyabinsk. E si vedono quando ormai è troppo tardi.

In altri casi, invece, gli scienziati sono riusciti a individuare l’asteroide tempo prima della sua collisione con la Terra. La prima volta è accaduta nel 2008, quando il piccolo TC3 è stato avvistato 19 ora prima che cadesse sul Sudan del nord. In quel caso gli osservatori hanno potuto valutare anche la sua stazza e dedurne la pericolosità (poca). Altrimenti avrebbero potuto valutare se lanciare l’allarme ed evacuare la zona.

E cosa si può fare se il meteorite è enorme, e rischia di sconvolgere gli equilibri del pianeta come 65 milioni di anni fa? Se visto con dovuto anticipo, l’uomo può tentare di deviarlo. La tecnologia consente oggi di inviare sonde sui corpi celesti (anche di piccole dimensioni) ed estrarre materiale da analizzare, come hanno dimostrato le missioni Hayabusa, Hayabusa 2 e OSIRIS-REx. Ecco, basterebbe ottimizzare questo metodo, trasformando il carotaggio in un’esplosione in grado di modificare la rotta dell’asteroide. La teoria c’è, ma la tecnologia non ancora. Ci manca poco. Speriamo che nel frattempo non caschi nulla di grosso dal cielo.

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