Il nuovo asse
26 Marzo Mar 2019 0635 26 marzo 2019

Merkel alla guida dell’Europa: ecco il punto d’arrivo dell’asse franco-tedesco

Francia e Germania sono sempre più unite: ieri la seduta comune del parlamento, oggi l’incontro congiunto con Xi Jinping. Sullo sfondo, il nuovo assetto europeo, fondato sull'asse Macron-AKK. E sulla pazza idea della Merkel come erede di Juncker

Merkel Macron Europa Linkiesta
LUDOVIC MARIN / AFP

“Germania e Francia hanno una responsabilità speciale per l’Europa”. È con queste parole che il presidente del Bundestag tedesco Wolfgang Schauble ha aperto la prima storica seduta del parlamento franco tedesco: 50 deputati da Parigi e 50 da Berlino che si incontreranno due volte all’anno, come previsto dal Trattato di Aquisgrana, per promuovere e monitorare politiche di comune interesse, come la politica estera, la difesa e la sicurezza.

“È una giornata storica”, gli fa eco il suo omologo francese, Richard Ferrand e probabilmente ha tutte le ragioni del mondo per dirlo. Da Carlo Magno a oggi, il Vecchio Continente prospera e soccombe in funzione dei rapporti tra Francia e Germania, delle loro paci e delle loro guerre. Ma mai come oggi, mai come dopo Aquisgrana, si percepisce la volontà dei due Paesi - e in particolare dei due leader, Angela Merkel ed Emmanuel Macron - di legare indissolubilmente i loro destini, sino a sacrificare parte della loro sovranità per salvare l’Europa.

Perché di questo si tratta, in fondo. E chi nel fondo di Aquisgrana vede il tentativo di distruggerla, l’Europa, forse dovrebbe rivolgere lo sguardo a Roma, dove Di Maio e Salvini hanno deciso di firmare con Xi Jinping un memorandum of understanding sulla Belt and Road Initiative senza consultare nessuno dei partner europei, così come del resto hanno fatto i Paesi est europei qualche mese fa. E non è un caso che Merkel e Macron, giusto oggi, incontreranno Xi Jinping assieme, e che assieme a loro ci sarà pure il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. Il messaggio è chiaro: l’Europa siamo noi.

La parola d’ordine, insomma, è leadership. E allora forse occorre dare un po’ più ascolto a quella voce un po’ pazza - e ripresa pure da Matteo Renzi nel suo ultimo libro, non a caso - secondo cui la guida di questa nuova commissione europea non sarà affidata allo spitzenkandidat del Partito Popolare Europeo Manfred Weber, ma proprio alla cancelliera Angela Merkel

E c’è da stare attenti, a quel noi. Perché prefigura tante cose. Di sicuro, il protagonismo assoluto di Emmanuel Macron nel plasmare la nuova stagione europea, quella che nascerà dalle elezioni del 26 di maggio, in cui En Marche sarà con ogni probabilità l’ago della bilancia che permetterà a popolari e socialisti di governare assieme. Gli obiettivi sono ambiziosi: la revisione di Schengen, il controllo delle frontiere, il consiglio europeo per la sicurezza, l’esercito europeo, un embrione di previdenza sociale europea, il salario minimo continentale, una banca europea per il clima che finanzi la transizione ecologica (leggi: industria automobilistica). Il tutto, Macron se ne guarda bene, senza modificare né i trattati, né le attuali istituzioni continentali.

La parola d’ordine, insomma, è leadership. E allora forse occorre dare un po’ più ascolto a quella voce un po’ pazza - e ripresa pure da Matteo Renzi nel suo ultimo libro, non a caso - secondo cui la guida di questa nuova commissione europea non sarà affidata allo spitzenkandidat del Partito Popolare Europeo Manfred Weber, ma proprio alla cancelliera Angela Merkel. Che non a caso ha per tempo nominato la sua erede alla guida della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer. Che a sua volta ha recentemente vergato un editoriale sul Welt am sontag in cui ha risposto per le rime all’agenda Macron: “Il centralismo europeo, lo statalismo, la comunitarizzazione del debito, l'europeizzazione della sicurezza sociale e il salario minimo comune sarebbero la strada sbagliata”.

Ecco: chi meglio della cancelliera, più silenziosa che mai, in questi mesi, potrebbe mediare tra le due anime del nuovo asse franco-tedesco? Chi più di lei potrebbe incarnare quella leadership in grado di guardare negli occhi Trump, Xi e Putin senza per forza doverli abbassare? “Responsabilità speciale”, ha detto Schauble. E il vecchio lupo è uno che le parole le pesa con cura.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook