27 Marzo Mar 2019 0600 27 marzo 2019

Matteo Salvini non crede a nulla: per questo è ancora più pericoloso

Da anti napoletano a patriota amico del Sud, da no Tav a pro Tav, il leader della Lega usa il metodo Barabba in qualsiasi occasione politica chiedendo al popolo di mostrare il pollice e, se verso, è pronto a fare qualsiasi cosa perché il nemico di turno venga spazzato, deriso, annullato, contestato

Matteo Salvini Mucca_Linkiesta
Foto tratta dal profilo Facebook di Matteo Salvini
Foto tratta dal profilo Facebook di Matteo Salvini

È se Salvini fosse niente? Niente mischiato con niente, nemmeno un post-ideologico (che di per sé ha voluto dire ben poco in questi anni) ma semplicemente il formidabile intercettatore di ciò che la gente si vuol far sentire dire, disponibile ad abbracciare qualsiasi ideologia e poi contraddirla seguendo l’algoritmo della pancia degli italiani, come ha appena fatto per la cittadinanza di Ramy passato in poche ore dal parente di pregiudicati e noi la cittadinanza non la regaliamo fino a diventare un figlio dopo avere capito che la maggioranza degli italiani non voleva sentire parlare di burocrazia per il ragazzino eroe. Del resto che sia tutto e il contrario di tutto lo racconta perfettamente la sua storia politica, da anti napoletano a patriota amico del Sud, da no Tav a pro Tav, da anti USA a pro Trump facendo anche arrabbiare l’amichetto Putin, a no Tap a sì Tap, e così via. Con la spregiudicatezza di chi è pronto a vivere una contraddizione come il semplice passaggio al racimolare più voti, accontentare più stomaci, infiammare la claque. Salvini non ha un’ideologia perché non ha un’idea sua, vive ascoltando il pensiero comune e lo trasforma in promessa politica, come una digestione veloce che non si preoccupa del sapore dei cibi, pronto a infornare merda e rivenderla come cioccolata se è il popolo a chiederlo.

Qui siamo oltre al fluidità di Renzi che riusciva a dire impunemente cose di destra fingendo una posa di sinistra e siamo perfino oltre alla post ideologia di Di Maio che altro non è che un vuoto rimbombante. Qui siamo di fronte a un interprete del prepensiero che utilizza il metodo Barabba in qualsiasi occasione politica chiedendo al popolo di mostrare il pollice e, se verso, è pronto a fare qualsiasi cosa perché il nemico di turno venga spazzato, deriso, annullato, contestato e fa niente che in pochi minuti possa trasformarsi nel miglior amico da difendere a spada tratta.

Lecca Bannon, lecca Trump, lecca Putin, lecca tutto ciò che i suoi algoritmi gli chiedono di leccare. Lecca anche Luigi Di Maio per non fare irretire gli elettori del Movimento 5 Stelle che piano piano sta ingoiando, inglobandoli affascinati dalla sua capacità di intercettare gli umori

No, a Bestia non è l’algoritmo con cui il suo staff intercetta gli umori dei social: la Bestia è Salvini stesso, pronto a dire e fare tutto e il contrario di tutto, chiamarlo comunque buonsenso e utilizzare i figli per evitare di esprimere giudizi. I suoi lo dico da papà sono cerotti che coprono il niente: la cittadinanza, su cui Salvini batte tutti i giorni con l’ossessione di un fabbro che continua a raddrizzare una spada già dritta, è caduta nel giro di poche ore appena il suo popolo (che non è altro che il bacino da cui estrarre gli umori) ha deciso che anche se straniero quel Ramy lì meritava di entrare nelle stretta cerchia degli eletti italiani. Non è di destra, non è di sinistra: è Salvini.

Fa il fascista quando l’anima fascista del Paese spinge per chiedere un gesto ma poi riesce a fare incazzare Primato Nazionale (che dei neofascisti è una delle voci principali) per il suo diventare improvvisamente europeista. Lecca Bannon, lecca Trump, lecca Putin, lecca tutto ciò che i suoi algoritmi gli chiedono di leccare. Lecca anche Luigi Di Maio per non fare irretire gli elettori del Movimento 5 Stelle che piano piano sta ingoiando, inglobandoli affascinati dalla sua capacità di intercettare gli umori, il massimo per un elettorato che intende la politica come filiale di un fast food, vogliosa di abbuffarsi del qui, ora, subito, fino alla nausea. E, vedrete, in occasione delle Europee come riuscirà a dichiararsi amico dell’Europa se dovrà farlo, come accarezzerà un negro (l’ha già fatto) se capirà di non dovere esagerare e come, alla fine, si inchinerà ai poteri e ai potenti. Del resto è lo stesso che a Roma sparla di Berlusconi e poi nelle regionali lo insegue come un cagnolino. Tutto e il contrario di tutto: fondamentalmente, niente.

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