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28 Marzo Mar 2019 1400 28 marzo 2019

Innovazione, nasce il welfare a portata di smartphone per 700mila dipendenti delle Pmi

Intesa San Paolo e Cna siglano un accordo per rendere più accessibili i servizi welfare per i dipendenti delle piccole e medie imprese. Secondo il Censis il 69% dei lavoratori è favorevole a convertire gli aumenti retributivi in welfare. Tradotto: meno soldi nel portafoglio ma più servizi

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Maliha Mannan
Maliha Mannan

Un welfare a portata di smartphone per oltre700mila dipendenti della piccola e media impresa. L’accordo tra Intesa San Paolo e Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato presentato oggi a Milano, cerca di colmare il gap dei lavoratori della piccola e media impresa che storicamente hanno difficoltà ad accedere a piattaforme di welfare. Per farlo, Intesa San Paolo ha messo a disposizione di tutti gli associati Cna il servizio Welfare Hub: una piattaforma innovativa per scegliere come utilizzare al meglio il proprio credito welfare. Dai rimborsi su specifiche spese sostenute al versamento di una parte del credito su un fondo di pensione integrativa.

L’idea è quello di sfruttare al meglio la nuova normativa fiscale e i vantaggi offerti dai flexible benefit, ovvero tutti i servizi non monetari che le imprese erogano ai loro lavoratori oltre lo stipendio. Un modo concreto per migliorare la qualità della vita dei lavoratori. «Abbiamo erogato oltre due miliardi di credito a medio-lungo termine alle piccole aziende. Come Banca principale del Paese vogliamo accompagnare le aziende italiane oltre che con il credito con altre soluzioni e servizi, per consentire loro di crescere, svilupparsi e diventare sempre più competitive attraverso l’innovazione», spiega Stefano Barrese, responsabile Banca dei Territori Intesa Sanpaolo. «Per le aziende, si tratta di una grande occasione per massimizzare l’impegno dei propri lavoratori e contribuire al tempo stesso alla loro crescita in termini di benessere».

Secondo una ricerca Censis del 2018, il 69% dei lavoratori è favorevole a convertire gli aumenti retributivi in welfare. Tradotto: meno soldi nel portafoglio ma più servizi

Quello delle piccole e medie imprese è un settore strategico per l’economia italiana: rappresentano il 99% delle imprese, il 79% dell’occupazione e il 69% per il fatturato. La metà dell’export manifatturiero viene dalle pmi. Per questo Intesa ha deciso di servire meglio i suoi 700mila clienti con un team di 2.400 persone specializzate in 800 filiali. Oltre ai numeri c’è l’interesse ad aggredire una fetta di mercato in rapida espansione.

Non è un caso che nel 2018 sono state inserite misure di welfare aziendale nel 46% dei contratti. Nel 2017 la quota era al 31%. Secondo una ricerca Censis del 2018, il 69% dei lavoratori è favorevole a convertire gli aumenti retributivi in welfare. Tradotto: meno soldi nel portafoglio ma più servizi. Rispetto al 2017, la quota è aumentata di nove punti percentuali. I servizi più ricercati sono l’assistenza sanitaria e le visite mediche in azienda, ma anche la cura e istruzione dei figli,l’assistenza per familiari anziani. E perché no, convenzioni e buoni sconto per migliorare il potere d’acquisto.

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