Dio, patria e famiglia
30 Marzo Mar 2019 0600 30 marzo 2019

La legge Pillon sull’affido dei figli? È ispirata alle teorie di un sostenitore della pedofilia

Il ddl Pillon parla di “alienazione parentale”, una sindrome mai provata scientificamente e che si rifà alle teorie di Richard Gardner, il medico che giustificava la pedofilia con “finalità procreative”. La stessa che si trova nel contratto con i Cinque Stelle. E nei ddl presentati da Forza Italia

Ddl Pillon Linkiesta
(Miguel MEDINA / AFP)

Niente «dono per i bambini» sotto l’albero di Natale, come il senatore leghista Simone Pillon si augurava. E probabilmente neanche per Pasqua («Chi lo sa che per Pasqua non riusciamo a regalare ai bambini le vacanze con la mamma o con il papà», aveva detto in una diretta Facebook). Di certo, però, Pillon arriverà all’atteso tredicesimo Congresso delle famiglie di Verona senza l’approvazione della “sua” legge «in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità», come si augurava. E pure con una co-firmataria in meno, visto che – a quanto risulta – la senatrice Cinque Stelle Angela Piarulli avrebbe da poco ritirato la sua firma dal testo del ddl. Che resta però ancora sottoscritto e controfirmato da altre tre sue colleghe (D’Angelo, Riccardi ed Evangelista) e un collega (Giarrusso) grillino, più i tre firmatari leghisti (Candura, Pellegrini e Ostellari). Tutti hanno messo la firma sotto un testo che sin dalla relazione introduttiva parla di “alienazione genitoriale”, sindrome di cui la stessa Organizzazione mondiale della sanità nega l’esistenza, e che si rifà alle teorie del medico americano Richard Gardner. Uno che scriveva, per citare solo qualche riga delle sue teorie, che “la pedofilia può aumentare la sopravvivenza della specie umana avendo finalità procreative”. D’altronde, però, i Cinque Stelle non dovrebbero esser sorpresi, visto che di “alienazione parentale” si parla anche in merito alla riforma del diritto di famiglia (pagina 24) nel contratto di governo che si sono impegnati a realizzare con gli alleati leghisti.

Davanti a queste premesse, nei mesi scorsi organizzazioni di ogni tipo, in difesa dell’infanzia, delle donne e della famiglia, cattoliche e non, hanno cercato di rallentare i lavori della Commissione Giustizia del Senato, chiedendo in massa di essere ascoltate. E la conclusione è stata unanime: “Il provvedimento va ritirato, perché non può essere emendabile”. Ma il 25 marzo la Commissione ha cominciato a ragionare al testo unificato dei quattro ddl presentati in materia. Visto che il Pillon è sostenuto da altri tre testi molto simili, presentati da esponenti di Forza Italia. E con l’assegnazione della “sede redigente”, si deciderà tutto tra i 23 componenti della commissione, passando dall’aula del Senato solo per il sì finale, senza la possibilità di apportare modifiche.

Nella relazione introduttiva il ddl Pillon parla di “alienazione genitoriale”, sindrome di cui la stessa Organizzazione mondiale della sanità nega l’esistenza, e che si rifà alle teorie del medico americano Richard Gardner, uno che giustificava la pedofilia con “finalità procreative”

L’impianto del disegno di legge è noto. Forse meno note sono le sue “ispirazioni teoriche”. Oltre alla mediazione obbligatoria, ai tempi paritari di affido e al mantenimento diretto senza automatismi (contestatissimi da ogni parte), si prevede il superamento del rischio della cosiddetta “alienazione parentale”. Cosa, quest’ultima, che preoccupa e non poco il mondo degli esperti dell’infanzia. La “sindrome”, nota anche come Pas (Parental Alienation Syndrome), sarebbe una presunta malattia psichiatrica di cui possono soffrire i figli delle coppie separate, che verrebbero manipolati da uno dei due genitori con l’obiettivo di estraniarli dal coniuge dal quale si separano. Viene chiamata anche “sindrome della madre alienante” o “complesso di Medea”, perché le “colpevoli” dell’allontanamento, secondo Gardner, sarebbero soprattutto le mamme. Citata nella relazione introduttiva al ddl Pillon, questa sindrome in realtà non è mai stata riconosciuta scientificamente. L’Oms, il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità e pure la Cassazione ne hanno negato l’esistenza. Né si trova nel Dsm, la Bibbia delle malattie psichiatriche. Eppure l’articolo 17 del ddl Pillon stabilisce che il giudice può disporre la limitazione della potestà genitoriale in presenza di comportamenti che ostacolando il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore qualora «pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi».

La Pas non gode di buona fama in nessun Paese al mondo, tranne in Italia evidentemente. Così come il suo inventore Richard Gardner. «Di fatto il ddl Pillon nei tribunali italiani viene già applicato», ha denunciato – nel corso di un dibattito organizzato dalla Uil – Antonella Penati, madre di Federico, ucciso dal padre a soli otto anni, e fondatrice dell’“Associazione Federico nel cuore”. «Molti decreti dei nostri tribunali costituiscono la struttura portante del ddl Pillon», spiega. Nel 2013 una sentenza della Cassazione aveva stabilito in realtà che la sindrome da alienazione parentale non esiste e che quindi non potesse essere usata nelle perizie di psicologi e assistenti sociali (Ctu). Ma tre anni dopo, sempre la Cassazione ha decretato però che non è compito della Suprema Corte esprimersi riguardo la scientificità o meno di una teoria. E così «ancora oggi in molte università italiane, Roma, Torino, Milano, Catanzaro, si parla di Gardner e dell’alienazione parentale. E questa teoria poi viene applicata nelle Ctu sui minori dagli psicologi forensi», spiega Antonella Penati. Che in audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato ha parlato del ddl Pillon come un «crimine contro l’umanità per donne e bambini».

Di fatto il ddl Pillon nei tribunali italiani viene già applicato. Ancora oggi in molte università italiane si parla di Gardner e dell’alienazione parentale. E questa teoria poi viene applicata nelle Ctu sui minori dagli psicologi forensi

Non solo la Pas non è mai stata dimostrata, ma la stessa sentenza della Cassazione del 2013 ricordava che Gardner, nonostante si presentasse come professore di psichiatria infantile della Columbia University, in realtà era solo un “volontario non retribuito”. Senza dimenticare le teorie oltre ogni limite sulla pedofilia che Gardner ha ribadito nero su bianco nei suoi testi, lavorando anche come consulente di parte nei tribunali in difesa di genitori accusati di pedofilia e di abusi sui figli.

Maria Serenella Pignotti, che da 25 anni lavora come medico legale e pediatra neonatologo all’Ospedale Meyer di Firenze e che viene spesso chiamata a elaborare consulenze tecniche su mamme e bambini, nel libro I nostri bambini meritano di più riporta alcune teorie di Gardner. Qualche esempio: “La pedofilia è stata considerata la norma dalla stragrande maggioranza degli individui nel mondo”. E ancora: “È una pratica diffusa e accettata da miliardi di persone”. Come spiega Pignotti, nello sviluppo della ideologia della Pas, è fondamentale la presunzione di falsità delle denunce di abuso sessuale, che invece – in uno studio americano di quegli anni – si sono rivelate false in meno del 2% dei casi. Cioè nella stessa percentuale di tutte le altre accuse di reato.

Nei suoi libri, Gardner dipinge la violenza maschile come benefica per la specie umana. E se l’abuso sessuale sui figli è definito come «comportamento naturale finalizzato alla sopravvivenza», non può essere ritenuto quindi come ragione per il rifiuto verso il padre, mentre gli sforzi delle madri per difende i figli dall’abuso e dal maltrattamento paterno non sono altro che un comportamento ingiustificato. Per cui, se un bambino rifiuta il padre, la responsabilità è della madre che deve avergli praticato un “lavaggio del cervello” perché «i bambini non nascono con i geni che li programmano a rigettare i padri. Questo odio è indotto dall’ambiente. E la persona più indicata per indurre questa alienazione è la madre».

Queste, in sintesi, le teorie di Gardner. Che, dopo oltre trent’anni, ora costituiscono la base della riforma dell’affido condiviso proposta da Pillon. Il senatore, sostenuto da molte associazioni di padri separati, è da sempre uno degli organizzatori del Family Day e portavoce delle principali battaglie dell’integralismo cattolico. Con i compagni di partito leghisti Giancarlo Giorgetti e Lorenzo Fontana, quello che poi sarebbe diventato ministro della Famiglia, nel maggio scorso ha partecipato alla “Marcia per la vita” di Roma per l’abrogazione della legge 194 sull’aborto. Ma la Lega già nel suo programma aveva posto queste questioni (si parla di “assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori”). Presentando subito dopo il voto (il 26 marzo, prima della formazione del governo) una proposta di legge quadro “sulla famiglia e la tutela della vita nascente” che aveva come prima firmataria la deputata Barbara Saltamartini, seguita da Fedriga e Giorgetti, e che conteneva già alcuni elementi del ddl Pillon. E nel contratto di governo, firmato e sottoscritto da Lega e Cinque Stelle insieme, la questione dell’“alienazione parentale” di Gardner torna a pagina 24. Non a caso, Pillon è sì il primo firmatario del disegno di legge, ma non è solo: accanto al suo nome ce ne sono altri otto, tra senatori della Lega e dei Cinque Stelle. Di cui tre donne, salvo il ritiro recente (5 marzo) del nome da parte della senatrice Piarulli.

Nel contratto di governo, firmato e sottoscritto da Lega e Cinque Stelle, la questione dell’“alienazione parentale” di Gardner torna a pagina 24. E in Commissione Giustizia del Senato al ddl Pillon ne sono associati altri tre in linea, presentati da FI

Senza dimenticare, poi, che in commissione Giustizia del Senato al ddl Pillon (735) ne sono associati altri tre: il 45, il 118 e il 768. Tutti più o meno in linea, e che ora dovranno essere unificati. Nel primo, firmato dai forzisti Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone, tra le altre cose si prevede la sospensione della potestà genitoriale «in caso di calunnia da parte di un genitore o di un soggetto esercente la stessa a danno dell’altro».

Modificando poi l’articolo 572 del codice penale, quello che punisce la violenza domestica, prevedendo che i maltrattamenti debbano essere sistematici e rivolti «nei confronti di una persona della famiglia o di un minore» e dando inoltre la possibilità al genitore che viene condannato per maltrattamenti di sostituire, nei casi meno gravi, la condanna alla detenzione con i lavori di pubblica utilità. Il ddl 118, presentato dal solo De Poli, introduce – come il Pillon – la mediazione obbligatoria, a pagamento, finalizzata alla riconciliazione dei coniugi (cosa che può rappresentare una rinuncia alla separazione da parte delle donne, che in molti casi guadagnano meno dei mariti). E il 768, che ha come prima firmataria Maria Alessandra Gallone, sempre Forza Italia, impone tempi di permanenza paritari dei figli presso ciascun genitore, mantenimento diretto e mediazione obbligatoria, proprio come il ddl Pillon. In più prevede che il giudice possa escludere l'affidamento del figlio a uno dei due genitori in presenza di violenze e maltrattamenti oppure in caso di «manipolazioni dei figli volte al rifiuto o all’allontanamento dell’altro genitore e le denunce comprovatamente e consapevolmente false mosse al medesimo scopo», con la possibilità di «trattamento sanitario finalizzato al recupero dei diritti relazionali del minore». Facendo riferimento, quindi, ancora una volta, alla teoria dell’alienazione parentale. Quella di Gardner, lo stesso che giustificava la pedofilia.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook