recessione
2 Aprile Apr 2019 0600 02 aprile 2019

Crolla la crescita economica? Sì, ma la manifattura tiene a galla l’Italia

Malgrado il calo degli ordinativi e la contrazione delle esportazioni il settore manifatturiero italiano nel 2018 ha contribuito per il 3% alla crescita del PIL nazionale

Economia Statistiche_ Linkiesta
Pixabay

Il Rapporto sulla Competitività dei settori produttivi pubblicato dall’ISTAT nei giorni scorsi parla molto chiaramente: il peggioramento del quadro economico internazionale e l’aumento dell’incertezza, causata dall’evoluzione della politica commerciale degli USA, dalla Brexit e dal rallentamento dell’economia cinese, hanno determinato una progressiva perdita di dinamismo dell’attività economica dell’area euro. In particolare, è nel secondo semestre del 2018 che i Paesi UE hanno assistito ad un accentuato rallentamento dell’attività economica. L’Italia, dal canto suo, si colloca a pieno titolo in questo trend avendo patito una decelerazione della propria crescita economica, passando – nel secondo semestre – dal +1,6% del 2017 al +0,9% del 2018, complici le variazioni negative del PIL su base congiunturale.

Tuttavia, in questo quadro nebuloso sulla situazione politica ed economica nostrana, il comparto elettrico ed elettronico, rappresentato a livello confindustriale da ANIE, anche per il 2018 ha mostrato di essere un volano di crescita per il Sistema Paese. I dati resi noti di recente dalla federazione confindustriale dimostrano come nel corso del 2018 le imprese elettriche ed elettrotecniche associate abbiano contribuito alla crescita del PIL per il 3%. È proprio dall’Elettronica ed Elettrotecnica che, infatti, trae origine il 6% del fatturato aggregato del manifatturiero nazionale e il 7% delle esportazioni. Mentre nel primo semestre 2018, però, si è registrata una crescita sostenuta del fatturato totale del comparto, nel secondo semestre vi è stata una brusca inversione di tendenza.

Guardando ai dati congiunturali semestrali relativi al fatturato totale, ad una crescita del 6% tra il primo semestre 2018 e il secondo 2017, nel corso del secondo semestre 2018 è seguito un sensibile calo del 3,2%. L’andamento negativo si è ripercosso anche in termini di esportazioni con un significativo calo del 4% tra il secondo e il primo semestre 2018 (rispetto invece ad una crescita del 3,7% tra i due precedenti semestri). Sul fronte interno, si evidenziano gli effetti dovuti al rallentamento degli investimenti con una diminuzione del 2,6% tra il secondo e il primo semestre 2018 (rispetto ad una crescita dell’8% tra i due precedenti semestri).

In riferimento al fatturato aggregato relativo ai singoli mercati di ANIE Confindustria, analizzando l’andamento tra il secondo semestre 2018 e il primo, l’Industria ha perso il 3,2% (mentre il primo semestre 2018 aveva registrato +9,7% rispetto al secondo semestre 2017), l’Energia ha segnato un -6,4% (contro il +8,2% del primo semestre 2018 rispetto al secondo semestre 2017), il Building ha perso il 2,8% (nel primo semestre 2018 aveva registrato un +4,7% rispetto al secondo semestre 2017). Fa eccezione il mondo dei Trasporti e Infrastrutture, unico settore a registrare una performance in crescita del 2,9%, dove ad incidere positivamente, però, sono gli effetti legati al disallineamento temporale nella contabilizzazione delle commesse.

Le politiche del Governo messe in atto fino ad oggi non sono ancora sufficientemente concentrate sull’Industria e atte a sostenere una reale spinta alla ripresa economica

Giuliano Busetto

Per quanto riguarda l’export, i settori di ANIE nel corso dell’intero 2018 hanno registrato ugualmente una crescita del 2,5% (dato preconsuntivo su base annua) beneficiando del positivo contributo della domanda in Europa (+5,5%), Africa (+5,0%) e Asia Pacifico (+8,4%). Verso l’America, invece, l’export è calato – rispetto all’anno precedente – del 3,4%. La frenata sul fronte delle esportazioni è riconducibile a uno scenario internazionale reso più critico dal neo-protezionismo, dalle tensioni finanziarie e monetarie.

Infine, per quanto riguarda gli ordinativi, a una crescita congiunturale del 10,5% nel corso del primo semestre 2018 (rispetto al primo semestre del 2017), è seguita una netta frenata nel corso del secondo semestre dello scorso anno (+0,1% rispetto al secondo semestre 2017). Proprio per questo Giuliano Busetto, Presidente di ANIE Confindustria, torna a chiedere al governo misure urgenti che supportino gli investimenti privati, pubblici e che incentivino la spesa delle famiglie. «l trend della seconda metà dell’anno 2018, il dato sugli ordinativi, il rallentamento registrato sui mercati esteri di sbocco delle tecnologie di ANIE e un più ampio contesto mondiale caratterizzato dalle tensioni in diversi Paesi e dalla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, destano preoccupazioni sulla ripresa del mercato interno ed esterno», sostiene Busetto.

Già nel corso della presentazione della Relazione Annuale di ANIE del 2018, Giuliano Busetto aveva chiesto alle forze politiche, allora appena insediate, di dare continuità al piano Impresa 4.0 per proseguire il cammino virtuoso intrapreso dalle imprese manifatturiere italiane e di effettuare investimenti a livello infrastrutturale per venire incontro alle esigenze di cittadini e imprese. A quasi un anno di distanza, il monito del presidente ANIE al Governo gialloverde si fa ancora più forte. «Le politiche del Governo messe in atto fino ad oggi non sono ancora sufficientemente concentrate sull’Industria e atte a sostenere una reale spinta alla ripresa economica, che può avvenire soltanto attraverso un efficace sostegno agli investimenti privati nel manifatturiero ed agli investimenti pubblici nelle infrastrutture. Chiediamo, quindi, al Governo misure urgenti che supportino gli investimenti privati (garantendo continuità al piano di investimenti in digitalizzazione come base per la competitività e l’innovazione tecnologica delle imprese italiane), che incentivino la spesa delle famiglie (nei meccanismi per attività di ristrutturazione ai fini della riqualificazione energetica degli immobili, loro sicurezza e sostenibilità ambientale), che sblocchino gli investimenti pubblici per la realizzazione di opere pubbliche, infrastrutture, trasporti ferroviari, fondamentali per il rilancio del Sistema Paese», spiega Busetto.

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