2 Aprile Apr 2019 0652 02 aprile 2019

Quota 100 è un flop clamoroso (ed è stato Salvini a dirlo, non l’Ocse)

No, mandare in pensione gli anziani prima del previsto non aumenta l’occupazione giovanile. E a dirlo non sono le opposizioni cattive, ma i numeri del ministro dell’interno. Che da soli, raccontano tutto di un provvedimento iniquo, inutile e costoso

Salvini Quota100 Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Non c’è niente da fare: il peggior nemico di questo governo è la cara, vecchia, fredda matematica. Basta qualche numerello, alla fine, per inchiodare Salvini e Di Maio al loro velleitarismo, alla loro superficialità, alle loro false promesse. E il bello è che non c’è nemmeno bisogno dell’Ocse o di chissà quale centro studi. Ci pensano loro stessi, e il loro rapporto complicato con l’aritmetica, a smentirsi da soli.

Prendiamo Quota 100, salutata come l’abolizione della Legge Fornero, e in realtà traduzione in gialloverdese di “pensione anticipata con penalizzazione per chi ha 62 anni di età, ma solo per i prossimi tre anni”. Un furto generazione con scasso, l’ennesimo, forse il più smaccato: 9 miliardi di euro all’anno caricati sulle spalle dei figli per mandare in pensione genitori e smantellare ancora un po’ il sistema che (non) pagherà le pensioni ai giovani. Buon ultimo l’Ocse, giusto ieri, secondo cui “l'abbassamento dell'età pensionabile rallenterà la crescita e, se non applicata in modo equo, aumenterà diseguaglianza intergenerazionale e debito pubblico”.

In un Paese normale, quel che dice l’Ocse sarebbe catalogato sotto la voce “ovvietà”. Nell’Italia del 2019 a essere egemone è la narrazione diametralmente opposta, quella di una misura che libera spazio ai giovani, consentendo loro di occupare i posti lasciati liberi dai pensionati: «Quota 100 darà un lavoro sicuro a più di 100mila giovani italiani e ne sono orgoglioso. Questo significa costruire il futuro, questa sarà vera crescita sociale ed economica», ha infatti replicato a stretto giro Matteo Salvini. E in fondo, come dicevamo, bastano queste due righe a smontare il provvedimento, a dimostrare numeri alla mano che si tratta di una sòla clamorosa.

Quota 100, nel 2019 ha un costo di 4,5 miliardi circa. Quei 100mila presunti posti di lavoro in più, fossero veri, ci costerebbero 45mila euro l’uno. Una cifra che distrugge il record negativo di Matteo Renzi, che con la decontribuzione alle nuove assunzioni si stima abbia speso circa 25mila euro per ogni posto di lavoro creato

Primo: quei 100mila posti di lavoro sono scritti sulla sabbia. Il dato è infatti figlio di una stima dei consulenti del lavoro che hanno, del tutto arbitrariamente, applicato un tasso di sostituzione del 37% alle 314mila uscite previste per l’anno in corso. In realtà, non sappiamo come si comporteranno le imprese. La crescita zero di certo non fa ben sperare. Ma nemmeno la letteratura economica viene in aiuto di Salvini e Di Maio: “La riduzione dell’età pensionabile e la conseguente uscita anticipata degli anziani dal mercato del lavoro non necessariamente comportano un aumento dell’occupazione dei giovani. Le stime parlano di una sostituzione o inesistente o molto bassa“, aveva detto al Sole24Ore Paola Profeta, professore associato di Scienza delle Finanze all’università Bocconi di Milano, giusto qualche mese fa. A darle ragione, ancora una volta, i freddi numeri: i Paesi in cui gli anziani lavorano di più, Svezia, Germania e Danimarca, sono quelli che registrano anche i tassi più bassi di disoccupazione giovanile.

Secondo: anche se fossero veri, quei 100mila occupati sono la prova di un fallimento clamoroso. Non era stato Di Maio, a Mattino Cinque, il 15 ottobre dello scorso anno, a raccontare che per ogni pensionato in più ci sarebbero stati tre giovani neo assunti? Così fosse stato, i giovani occupati in più sarebbero stati 900mila, non 100mila. All’appello, insomma, mancano circa 800mila posti di lavoro. Scomparsi dalle cronache, e dalle bocche dei leader, nel giro di cinque mesi.

Terzo: pochi o tanti, veri o presunti che siano, parlare di 100mila nuovi occupati è comunque sbagliato. Perché da giugno a oggi, ce lo raccontano i dati Istat appena pubblicati, abbiamo perso 200mila posti di lavoro. Fossero vere le stime di Salvini, parleremmo comunque di 100mila posti di lavoro in meno rispetto al momento del giuramento. Peraltro, in questi mesi, ad aumentare è stata soprattutto la disoccupazione giovanile, che in nove mesi è crescita dal 32% al 32,8%, e pure l’occupazione stabile e a tempo indeterminato, 44mila dipendenti in meno solo nell’ultimo mese. Hai voglia a fare Quota 100, se non fai nulla per aiutare la crescita dell’economia e la competitività delle imprese.

Quarto: non dimentichiamoci mai che Quota 100, per il 2019 ha un costo di 4,5 miliardi circa. Quei 100mila presunti posti di lavoro in più, fossero veri, ci costerebbero 45mila euro l’uno. Lo ripetiamo: abbiamo speso 45mila euro per ogni posto di lavoro creato. Una cifra che distrugge il record negativo di Matteo Renzi, che con la decontribuzione alle nuove assunzioni si stima abbia speso circa 25mila euro per ogni posto di lavoro creato. Per la cronaca: quei 45mila euro a testa sono soldi presi a debito, tolti ai giovani stessi che dovranno farsene carico. Però Salvini ne va orgoglioso, perché questa è vera crescita sociale ed economica. Contento lui, contenti voi, contenti tutti. O no?

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook