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5 Aprile Apr 2019 0600 05 aprile 2019

Decreto crescita? Sì, del cemento e del consumo di suolo

Aumento delle volumetrie di costruzione, deroghe alle regole di riqualificazione urbana, beni demaniali in vendita. Altro che cambiamento, il governo gialloverde va avanti come i suoi predecessori, se non peggio: per crescere, il suolo va massacrato

Cemento Decreto Crescita Linkiesta
JOSEPH EID / AFP

Ma cos’è questo famoso Decreto Crescita che ci consentirà di superare le previsioni più nere in campo economico? Sembra che dopo aver abolito la povertà per decreto la maggioranza si appresti ora a far crescere gli indici economici con lo stesso magico strumento. Le bozze circolate e il testo al vaglio del Consiglio dei Ministri conterrebbero anche alcune deroghe, anche temporanee, per gli interventi edilizi nella riqualificazione urbana a partire da quelle riguardanti distanze, densità e semplificazioni nella edilizia privata. Cambia tutto per non cambiare nulla quindi, alla fine si crescerebbe grazie alle deroghe e in barba alle regole.

Niente di nuovo sotto il sole visto che a farne le spese sarebbe ancora l’ambiente, questa volta nella sua componente più fragile ovvero il suolo. Una risorsa anzi un bene comune, il suolo, che viene consumata ad un ritmo di 2 metri quadrati al secondo e che non ha ancora una normativa a sua tutela.

La relazione illustrativa del Decreto Crescita spiega che l’obiettivo sarebbe favorire la riqualificazione urbana dei centri storici e delle zone già edificate, in particolare gli interventi di demolizione e ristrutturazione degli edifici preesistenti. Fin qui tutto bene se non fosse che è previsto anche un aumento della volumetria se consentito dagli strumenti urbanistici. Vi ricordate il Piano Casa del Governo Berlusconi? Evidentemente la Lega lo ricorda molto bene e cerca di portare a sistema il suo definitivo ed incontrollato utilizzo. Cosa peraltro che aveva già sperimentato nel Decreto Genova per la ricostruzione post terremoto nel Centro Italia (si lo so Genova non è in Centro Italia ma tant’è!). Staremo a vedere ma il rischio che dietro la giusta ambizione di rigenerare e riqualificare arrivi anche un bel po' di nuovo cemento è davvero concreto.

Vi ricordate il Piano Casa del Governo Berlusconi? Evidentemente la Lega lo ricorda molto bene e cerca di portare a sistema il suo definitivo ed incontrollato utilizzo

Un’altra novità riguarderebbe poi i lavori di edilizia privata sui beni culturali che, per gli anni 2019/2020 potranno essere realizzati con il silenzio assenso della Soprintendenza: nel caso in cui l’autorizzazione non venga rilasciata entro 90 giorni dalla ricezione della richiesta, il via libera si intenderà acquisito. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004) fissa invece in 120 giorni il termine concesso alla Soprintendenza per rilasciare l’autorizzazione mentre il Codice dei beni culturali e del paesaggio oggi non prevede il silenzio assenso. Il Governo però, cercando forse di prevenire i timori dei “soliti scettici”, prevede anche che per garantire la “tutela dell’interesse pubblico sensibile” (categoria normativa ancora sconosciuta, immaginiamo verrà introdotta per decreto!) il Ministero dei Beni culturali possa intervenire attraverso la richiesta di sospensione del termine conclusivo dei procedimenti che però deve dipendere da richieste di chiarimento o elementi integrativi per il giudizio o dalla necessità di procedere ad accertamenti tecnici. Rendiamoci conto di che guazzabuglio ne verrebbe fuori. E chissà quante pratiche potrebbero scivolare verso il basso della pila così da far passare i fatidici 90 giorni.

Ma se l’obiettivo era garantire tempi rapidi non sarebbe stato meglio prevedere più personale, più mezzi, più risorse? Non si potrebbero rafforzare le soprintendenze uniche territoriali per garantire efficacia ed efficenza? Dulcis in fundo in nome della valorizzazione edilizia sono previsti anche premi volumetrici con il trasferimento di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi dieci anni, provvedano alla loro demolizione e ricostruzione, anche con variazione della volumetria, ove le norme urbanistiche lo consentano (sempre il famoso Piano Casa di berlusconiana genesi di cui sopra), e alla loro alienazione. Ogni regione farà da sé, un assaggio dell’autonomia differenziata in campo urbanistico! C’è di più: un filo rosso (anzi grigio cemento) sembra legare la norma sulla crescita con un’altra operazione portata avanti dall’agenzia del demanio che sta predisponendo una lista di beni da mettere in vendita tra cui 400 beni di alto valore. È inutile dire che se in fila mettiamo anche le notizie che stanno uscendo sul cosiddetto Decreto Sblocca Cantieri, viene fuori una bella deregulation per i nostri centri storici di cui francamente non se ne sentiva il bisogno e che molto difficilmente si trasformerà in crescita!

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