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5 Aprile Apr 2019 0600 05 aprile 2019

Altro che ecodiesel: a Valencia il pieno alla macchina si fa con le arance

Entro il 2030 la metà dei valencianos verserà nei serbatoi delle loro utilitarie una spremuta di bucce d'arancia. L'idea, che prevede l'estrazione di bioetanolo dagli scarti di lavorazione delle aziende, strizza l'occhio a tutti quei territori che producono agrumi. Compresa la nostra Sicilia

Arance_ Linkiesta
Pixabay

La terza città spagnola si tinge di verde. Ma anche di giallo e arancio per prendere la strada dell’ecosostenibilità. Entro il 2030 la metà dei valencianos verseranno nel serbatoio delle loro utilitarie una spremuta di bucce d’arancia, e non più di antichi, maleodoranti e inquinanti carbonfossili. L’idea di produrre bioetanolo dalla buccia delle arance, scartate dalla lavorazione industriale delle aziende di succhi di frutta e marmellate, ha un’antica storia che inizia nel 1989 con le ricerche di Karen Gorhmann, professore di biochimica e ricercatore presso l’Università della Florida.

Nel 2008 i suoi studi (e brevetti) sono arrivati sulla sponda mediterranea valenciana, territorio che produce, assieme all’Andalusia, il 65 per ento della produzione totale d’arance in Europa (segue l’Italia con il 25 percento e la Grecia col 10). E non solo: negli ultimi trent’anni, grazie al contributo della Ue, la sola Comunitat de Valencia ha costruito dieci siti per produrre energia solare ed eolica, tanto che attualmente, il 38 per cento dell’elettricità nella case dei valenziani è “green”. Più del contributo che viene dal nucleare, oggi precipitato al 15 percento, dopo la chiusura di una centrale nel 2013 e lo smantellamento entro il 2050 di altre due.

Così, con buona pace di petrolieri, taglieggiatori, sceicchi, padroni dell’oro nero e degli inutili garanti dei prezzi del barile che decidono se aprire o chiudere i rubinetti, gli spagnoli da Valencia lanciano un progetto ambizioso ed ecosostenibile: entro il 2030 si vuole ridurre della metà le emissioni di CO2 prodotte dalle automobili, grazie all’utilizzo, al posto della benzina e del diesel, di bioetanolo estratto dalla lavorazione delle bucce d’arancia. Negli ultimi cinque anni il processo di lavorazione si è affinato migliorando l’utilizzo di una risorsa agricola che non scarseggia mai: nel 2017, causa un autunno insolitamente secco, si perse il 22 percento della produzione d’arance, ma intervennero le vicine comunità di Andalusia e Catalogna, forzieri d’arance, a risolvere il problema con la loro ricca produzione.

È questa la nuova via, la fase finale di un progetto che ha già distribuito dieci milioni di litri di bioetanolo 100 percento da buccia d’arancia nei distributori della Comunità Valenciana negli ultimi dieci anni anni. I vantaggi per la salute, l’ambiente e l’economia sono enormi: parliamo di carburante a basso costo, tra i 10 e i 15 centesimi di euro a litro, altamente ecologico. Per produrre un litro di benzina le raffinerie impiegano quasi 100 litri d’acqua, mentre per un litro di bioetanolo bastano 70 cc. Inoltre, in termini di energia, una raffineria di bucce d’arancia, brucia lo 0,5 per cento d’energia rispetto a una raffineria petrolchimica. E con una produzione di 3,4 milioni di tonnellate su 240mila ettari e il 65% delle esportazioni totali dell’Ue, (dati 2018 ministero dell’Agricoltura e Politiche Forestali di Spagna, ndr), la Spagna utilizza circa un milione di tonnellate per la produzione di succhi e marmellate (dati Asozumos, Asociación Española de Fabricantes de Zumos, ndr).

A Valencia sono pronti a produrre tra i 75 e gli 80 litri di bioetanolo ecologico per ogni tonnellata di buccia e polpa d’arancia

Il Governo autonomo della città sta sfruttando al meglio il lavoro di ricerca del professor Gorhmann. «Ogni anno, oltre agli scarti della lavorazione delle arance, abbiamo un’eccedenza di frutti di diverse centinaia di tonnellate che stiamo trasformando dal 2008 in bioetanolo per uso carburante per automobili», spiega a Linkiesta Esteban González Pons, ex professore di Diritto Costituzionale alla UV Universitat de Valencia, già Consigliere di Governo per il Territorio e il Medio Ambiente e ora Portavoce del PP al Parlamento Europeo. «Abbiamo ultimato varie fasi di test con la Ford che si è dimostrata interessata ai risultati ottenuti nei laboratori della UPV Universitat Politècnica de València. Qui coesistono tutti i fattori necessari: tanto sole, tante arance e tanta innovazione tecnologica». L’iniziativa ha ricevuto anche la benedizione dell’ex vicepresidente statunitense Al Gore, da anni ambasciatore per sensibilizzare sull’effetto serra, che nel 2014 ha incontrato González Pons a Madrid.

La regione di Valencia ha destinato alla coltivazione di agrumi 100 mila ettari di terreno e dispone sul suo territorio di sei fabbriche di succo d’arancia che producono ogni anno 800 mila tonnellate di scarti: da questa quantità nel 2018 si sono prodotti sei milioni di litri di bioetanolo. Fino pochi anni fa, gli scarti della lavorazione delle arance erano destinati all’alimentazione degli animali, ma seguendo la tecnologia di Gorhmann, che è stata migliorata, il Governo è convinto di poter generare entro il 2030, 37 milioni di litri di bioetanolo che tra undici anni faranno circolare 700 mila automobili, tante quante ce ne sono attualmente in una città come Barcellona, e senza alcuna modifiche ai motori.

In pratica, a Valencia sono pronti a produrre tra i 75 e gli 80 litri di bioetanolo ecologico per ogni tonnellata di buccia e polpa d’arancia. Se tale tecnologia prendesse piede, il Brasile che lavora 15 milioni di tonnellate di arance ogni anno per la produzione di succhi e conserve (più degli Stati Uniti che si fermano a sei milioni) sarebbe il primo produttore mondiale di bioetanolo. E a sentire le ottimistiche cifre elencate dal Governo valenziano, a valutare i giovamenti per l’ambiente, come non pensare ad estendere il progetto ad altre zone del Mediterraneo che producono agrumi, come la nostra Sicilia, di cui non bisogna trascurare le potenzialità di sviluppo. Anche a quelle latitudini la benzina fatta con le bucce delle Tarocco sarebbe alquanto gradita.

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