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8 Aprile Apr 2019 0600 08 aprile 2019

Dottorati finti e plagi: perché i politici mentono sui loro risultati accademici (e i peggiori sono gli ucraini)

Un bel titolo da scrivere in curriculum, il gusto di una carriera parallela alla politica, la voglia di sembrare intelligenti: i politici studiano, ma spesso copiano. E quando vengono scoperti reagiscono in mille modi diversi

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Immagine tratta dal sito del Cremlino

Ricordate il povero Karl Theodor zu Guttenberg, ex ministro della Difesa tedesco, indicato da tutti come successore naturale di Angela Merkel e poi, nel 2011, fatto fuori dalla politica perché – dicevano – aveva copiato ampi stralci della sua tesi di dottorato? Il malcapitato ha dovuto fuggire dalla Germania (dove invece rischia un processo penale) ed è approdato al Centre for Strategic and International Studies think tank. Tutto sommato, vista la buriana scatenata dalla denuncia, non gli è andata poi così male.

Ecco: il rapporto tra politica e studi universitari, che in Italia è pressoché inesistente, in altri Paesi è molto considerato. Al punto che alcuni, come il primo ministro rumeno Victor Ponta, per darsi un tono aveva copiato oltre la metà della sua tesi di dottorato del 2004 sulla Corte penale internazionale. Il problema è che, al momento del suo insediamento, nel 2012, la storia è saltata subito fuori. Lui ha negato, ha resistito e, alla fine, si è dimesso nel 2015 solo per altre questioni (evasione fiscale, tra le varie cose). A quel punto disse, in una mezza confessione, di voler riscrivere la tesi “seguendo gli standard più rigorosi della comunità scientifica”. Ma ormai era andata.

Nemmeno Vladimir Putin è stato esente dalle accuse di plagio. Il presidente russo, che ha/avrebbe scritto una tesi sulle “Risorse minerali e di materie prime e la strategia di sviluppo dell’economia russa”, in realtà avrebbe copiato almeno 16 pagine. Lo sostiene la Brookings Institution. Addirittura, nel 2008 le accuse sono peggiorate: Olga Litvinenko, figlia di Vladimir Litvinenko, rettore della Mining University di San Pietroburgo, quella frequentata da Putin, avrebbe sostenuto che il presidente russo avrebbe ingaggiato suo padre addirittura come ghost writer. E lui, in un’epoca pre-digitale, avrebbe riempito le pagine copiando e, alla lettera, incollando. Putin, di fronte a queste accuse, ha scrollato le spalle.

Ma quando si parla di politici copioni, è l’Ucraina la vera pietra dello scandalo. In quel Paese è considerato normale, per le persone che occupano i ranghi più alti dello Stato, avere almeno un dottorato. Tutti i cinque presidenti che si sono succeduti alla guida del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica ne avevano uno. Almeno in teoria. L’Ucraina è una vera e propria fucina, anzi una stamperia clandestina: non si contano le aziende che offrono, a pagamento, il servizio di scrittura tesi. E i presidenti, occupati in altre questioni (ad esempio la scalata al partito) ne hanno approfittato. Per questo motivo nessuno si è scomposto quando è stato dichiarato che Victor Yanukovich avrebbe barato per ottenere il dottorato. Del resto, anche nel suo documento di candidatura alla presidenza erano presenti numerosi errori. Lo stesso è successo anche ad Arseniy Yatsenyuk, ex primo ministro che avrebbe copiato tutta la sua tesi. Le voci sono girate, i giornali ne hanno scritto, lo scandalo è scoppiato.

E loro cosa hanno fatto? Niente. Forse, una sonora risata per poi continuare come se niente fosse. Con tanti saluti al povero barone zu Guttenberg.

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