Parola di economista
10 Aprile Apr 2019 0600 10 aprile 2019

“La Flat Tax? Spingerà al lavoro nero e alla disoccupazione femminile”

L'economista Massimo Baldini autore del libro "Parti uguali tra disuguali?” (Il Mulino) analizza la proposta del governo: "Per rimanere sotto la soglia dei cinquantamila euro per reddito familiare molti potrebbero evadere. E l'Irpef è già bassa, ormai il 75% dei contribuenti paga meno del 15%"

Matteo Salvini_Linkiesta
Foto tratta dal profilo Facebook di Matteo Salvini

Sono i due monosillabi più diffusi della politica italiana: flat tax. Parola inglese, incomprensione italiana. L'idea di una tassa unica sul reddito della persona è da anni sulla bocca di molti politici ma nessuno l’ha ancora pienamente realizzata. Silvio Berlusconi promise la prima volta nel 1994 un’aliquota unica al 33%. Dopo 24 anni, di cui dieci al governo, Berlusconi non l’ha realizzata ma nell’ultima campagna elettorale ha promesso di nuovo un’aliquota unica, questa volta al 23%. La Lega ha lanciato un’idea ancor più rivoluzionaria: abbassare la soglia al 15% del reddito totale della famiglia. E nel contratto di governo c’è una quasi flat tax con due aliquote tra il 15% e il 20%. Dopo averla applicata alle partite Iva che fatturano fino a 65mila euro l'anno, Matteo Salvini ha proposto di estenderla alle famiglie che guadagnano meno di 50 mila euro, legando questa riforma alla sopravvivenza del governo. L’alleato Luigi Di Maio non è così convinto e il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inserito l’indicazione delle due aliquote del contratto senza riferimenti precisi nel Def, il documento di economia e finanza, ovvero l’anteprima della legge di bilancio. La flat tax risolverà i problemi del fisco italiano? Ed è davvero così diversa dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) che oggi paghiamo sui nostri redditi? Lo abbiamo chiesto a Massimo Baldini professore di Scienza delle finanze all’Università di Modena e Reggio Emilia, autore con l’economista Leonzio Rizzo del libro “Flat Tax - Parti uguali tra disuguali?” (Il Mulino), pubblicato lo scorso 28 marzo.

Baldini ci chiarisca le idee: cos'è la flat tax?
La flat tax è una tassa piatta, ma può voler dire tante cose. Il caso più estremo è quello della poll tax, introdotta dalla premier inglese Margaret Thatcher nel 1990 per finanziare gli enti locali. Impose un’imposta uguale per ogni elettore inglese, quindi al povero veniva prelevata la stessa quantità di denaro del ricco. Ecco, in quel caso la flat tax fu presa troppo alla lettera. Nessuno pensa ovviamente in Italia a un’imposta del genere. Più che flat tax i nostri politici dovrebbero dire flat rate tax, cioè imposta ad aliquota piatta, un’unica aliquota. Molto diverso dal sistema dell’Irpef.

E come funziona oggi l’Irpef?
È un’imposta sul reddito personale della persona fisica che prevede cinque aliquote crescenti a scaglioni più alti di reddito. Ovvero più il reddito personale è alto, più l’imposta incide. Mentre tutte le varie proposte di flat tax presentate ultimamente in Italia sono progressive per deduzione cioè si riduce il reddito prima dell’applicazione dell’aliquota.

Facciamo un esempio concreto per i non esperti di fisco.
Pensate al vostro reddito. Prima di applicare l'aliquota il governo decide per legge di togliere una cifra fissa, ad esempio 10 mila euro, per esentare chi è più povero dal pagamento. Quindi l'aliquota si applica solo alla differenza tra il vostro reddito e i 10 mila. Se la differenza tra il reddito e i 10 mila euro è negativa allora non si paga nulla. Mentre per gli altri aumenta all’aumentare del reddito.

Ma così è un’imposta come le altre. Cos’ha di flat tax?
Perché grazie alla deduzione iniziale di 10 mila euro, anche se il reddito cresce l’aliquota reale non è veramente del 15% ma molto meno. E pesa poco sui redditi meno bassi. Solo chi è molto ricco paga effettivamente quella quota.

Ed è così anche la flat tax da Lega e 5 stelle?
Bisognerebbe capire quale. C’è una grande differenza tra le proposte della campagna elettorale e quanto si è detto negli ultimi giorni. Nel contratto di governo, e nel Def approvato ieri sera, si parla in modo generico di due aliquote al 15% e al 20%, ma non si è ancora accennato alla vera riforma epocale che bisognerebbe fare per attuarla.

Quale?
Le aliquote non si applicherebbero al reddito dell’individuo come l’Irpef di oggi. La base imponibile sarebbe il nucleo familiare, ovvero la somma dei redditi dei vari componenti della famiglia. Si è parlato di deduzioni di tremila euro all’anno per ogni familiare fino ai 35 mila euro. Oltre i 35mila sarebbero 3mila euro di deduzione per ogni componente a carico. E non ci sarebbe alcuna deduzione oltre i 50 mila di reddito. Ma nulla è stato scritto nero su bianco. Anche perché non si può fare fa da un giorno all’altro questa riforma. Nessun Paese occidentale negli ultimi cinquant'anni è passato dalla tassazione dell'individuo a quello della famiglia.

Il governo dovrebbe riflettere meglio sulla flat tax. Per dire il Parlamento istituì nel 1962 una commissione di studio con i migliori esperti dell’epoca che lavorarono dieci anni per ideare l’irpef. Un abisso rispetto alle dichiarazioni estemporanee degli ultimi mesi e qualche accenno nel Def.

Massimo Baldini

Con le deduzioni però il governo prevede di semplificare il fisco, eliminando tutte le detrazioni dell’Irpef che esistono oggi.
Sì, tutte cancellate. Ma qui si creerebbe un problema per alcune famiglie con reddito basso. Perché la persona che oggi riesce a non pagare l’Irpef perché cumula la detrazione per i familiari a carico, le spese mediche, il mutuo sulla casa e l'assicurazione, con la flat tax si troverebbe a pagare di più. Tremila euro all’anno di deduzione non bastano a bilanciare i costi.

Però come ha detto lei ancora nulla è stato scritto.
Sì ma questi possibili problemi dovrebbero far riflettere il Governo. Per dire, il Parlamento istituì nel 1962 una commissione di studio con i migliori esperti dell’epoca che lavorarono dieci anni per ideare l’irpef. Un abisso rispetto alle dichiarazioni estemporanee degli ultimi mesi e qualche accenno nel Def. Ma dubito che faranno questa versione della flat tax perché ci costerebbe 50 miliardi all’anno.

E quanto costerebbe la flat tax al 15% sui redditi familiari sotto i cinquantamila euro proposta da Salvini pochi giorni fa?
Tra i dodici e i quattordici miliardi all’anno. Ma rischia di avvantaggiare solo le famiglie monoreddito che pagano molto di Irpef e con la flat tax guadagnerebbero quattro o cinque mila euro all’anno. Non poco. Ma una famiglia dove entrambi i coniugi guadagnano ventimila euro all’anno pagherebbero di più con la flat tax.

Perché?
Perché Il 75% dei contribuenti paga meno del 15 per cento di Irpef. Vuoi per le condizioni più precarie del lavoro, vuoi per un'attenzione particolare del fisco e la possibilità di detrarre molte cose, nei paesi occidentali l'Irpef costa sempre meno e in Italia ancor di più grazie al bonus degli 80 euro voluto dal governo Renzi.

Per rilanciare l'economia bisogna abbassare molto le aliquote su chi guadagna tra i trenta e i cinquantamila euro: la classe media, riducendo progressivamente le aliquote anche solo di un punto all'anno per cinque anni. A fine legislatura il governo non avrebbe scassato i conti pubblici, la gente avrebbe più fiducia perché non si aspetta la troika e non ci sarebbe bisogno di fare la guerra con l'Europa

Massimo Baldini

Con la flat tax converrebbe avere solo una persona in famiglia con lo stipendio.
Esatto, questo è il rischio. L’Italia è uno dei Paesi europei con il minor tasso di occupazione femminile. Questo riforma scoraggerebbe ancora di più le donne, soprattutto del centro e sud Italia a trovare lavoro. Senza contare il problema per le famiglie bireddito che non potrebbero più detrarre. Ed è vero che portano due stipendi a casa, ma di solito se entrambi i coniugi lavorano vuol dire che hanno più spese, magari due automobili e nessuno a casa che può tenere i bambini. Ma la flat tax creerebbe un altro problema

Quale?
Incentivare il lavoro nero. Perché con questo sistema una famiglia che guadagna 52-53 mila euro all'anno paga molto di più rispetto a chi sta sotto la soglia e dopo il pagamento dell'imposta si ritroverà molto più povera. Per questo molte persone per evitare di superare i cinquantamila euro annuali per nucleo familiare potrebbero chiedere di essere pagate in nero. Oppure proprio uno dei due coniugi potrebbe lavorare evadendo il fisco. Se la faranno veramente spero sia transitoria e magari dopo il 2020 sposteranno la soglia a ottantamila o centomila euro all'anno. Ma se sarà come è stata annunciata si continuerà a spingere le persone a rimanere piccoli.

Detta così, non bisognerebbe fare la flat tax.
Infatti. Perché bisogna impiccarsi all'aliquota unica quando con due aliquote, invece, il governo sarebbe più libero di bilanciare equità ed efficienza. È necessario però che le due aliquote siano distanti, non come quelle previste dal contratto di governo al 15% e 20%. Se ci pensate già oggi la situazione prevede due scaglioni.

In realtà sono cinque
Sì ma due sono basse al 23% e 27% e poi c'è un salto di 11 punti fino alle soglie di 38% 41% e 43% molto vicine tra loro. Quindi l'Irpef è formalmente a cinque scaglioni ma di fatto è come se ci fosse una quadi flat a due aliquote due aliquote marginali molto distanti tra loro: una più o meno al 30% e una tra il 40 e 45%. Pur con tanti difetti il nostro fisco riesce a differenziare di molto il prelievo fra ricchi e poveri con una sola aliquota si fa molto più fatica

Però la pressione fiscale in Italia rimane tra le più alte in Europa. Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
Per rilanciare l'economia bisogna abbassare molto le aliquote su chi guadagna tra i trenta e i cinquantamila euro: la classe media. E questo si può fare anche senza passare all'aliquota flat. Bisogna ampliare la base imponibile e ridurre progressivamente le aliquote anche solo di un punto all'anno per cinque anni. A fine legislatura il governo non avrebbe scassato i conti pubblici, la gente avrebbe più fiducia perché non si aspetta la troika e non ci sarebbe bisogno di fare la guerra con l'Europa.

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