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12 Aprile Apr 2019 0600 12 aprile 2019

Città di legno con case di legno: l’edilizia del futuro passa di qui e salverà l’ambiente

Il settore della bioedilizia è in crescita in un momento di stagnazione generale. Le ragioni? “È sostenibile, anti-sismico, costa poco e ha una funzione sociale importante”, spiega Marco Vidoni di Assolegno

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da Pixabay

Resiste alla crisi, lancia una nuova strada e ha tutte le carte per diventare un nuovo settore di espansione green e innovativo: è la bioedilizia, il settore delle case ed edifici con struttura in legno, un segmento di mercato “resiliente alla crisi edile” che punta all’eccellenza e che, secondo il Terzo Rapporto Case ed edifici in legno di Federlegno Arredo, comprende il 7% del totale delle nuove abitazioni (dati 2017), cioè 3.224 edifici per un valore di 700 milioni di euro.
Non male, anche perché il settore si è mantenuto (zero virgola più, zero virgola meno) in linea con i dati del Rapporto precedente, ma senza poter contare sul contributo decisivo di Expo. Tradotto: è in crescita.
La cosa non deve stupire. E il perché lo spiega bene Marco Vidoni, presidente di Assolegno, illustrando la natura green della bioedilizia: «Il legno è uno dei più antichi materiali da costruzione, proveniente da una risorsa rinnovabile come il bosco. La gestione poi dei nostri soprassuoli boschivi permette, attraverso la selvicoltura, un beneficio sociale in termini di difesa dal dissesto idrogeologico. In più funziona da presidio delle aree montane più marginali e, cosa non da poco, consente di produrre reddito dove la disponibilità di lavoro è minore».

Quali sono i vantaggi delle case in legno?
Un edificio realizzato attraverso un ossatura in legno è più leggero, risente meno del sisma e consente un risparmio energetico notevole. Non solo. Rispetto alla classica casa in cemento, il legno ha un impatto ambientale migliore perché gli edifici in legno consentono un basso impatto sul portafoglio, riducendo al minimo i consumi energetici dell’abitazione.

L’idea, però, è che il legno sia una casa “da montagna”.
È uno stereotipo che la costruzione in legno, ormai urbanizzata, sta abbandonando. Oggi le tecniche costruttive in legno possono garantire un completa armonizzazione con l’ambiente urbano che le circonda. L’ossatura portante si trova in pacchetti costruttivi “chiusi” che diventano elemento urbano che coniuga, al tempo stesso, alte prestazioni, velocità di costruito e costi certi di realizzazione. Questi ultimi sono calcolabili grazie a un processo di prefabbricazione in stabilimento che fornisce al committente un’edilizia sicura e in linea con le aspettative sempre più attente alla politiche ambientali e al contenimento dell’impronta di carbonio.

Quali zone conoscono la maggiore diffusione di case di legno?
Per quanto riguarda le imprese, la maggior concentrazione (il 24%) è nel Trentino Alto-Adige, seguito dalla Lombardia (22%) e dal Veneto (15%). Per quanto riguarda le abitazioni in bioedilizia, al primo posto c’è la Lombardia (con il 23% delle abitazioni), seguita da Veneto (19%), Trentino-Alto Adige (12%) ed Emilia-Romagna (11%). Questa distribuzione deriva sia dalla naturale disponibilità della materia prima legno in queste aree, sia da una vocazione culturale storica rivolta all’utilizzo delle tecniche costruttive in legno.

E le altre zone?
Queste tecniche, progressivamente, si stanno diffondendo anche in territori tradizionalmente meno legati all’utilizzo del legno come materiale a uso strutturale. È il frutto sia della mutata sensibilità del consumatore rispetto a queste tematiche sia della crescente volontà delle imprese di proporre questo tipo di costruzioni, con la conseguente necessità di migliorarsi e qualificarsi in questo settore.

In che modo Assolegno agisce per promuovere il corretto uso del legno?
Da sempre Assolegno, che fa capo a FederlegnoArredo, promuove il legno come materiale da costruzione. Ne evidenzia la sismo-resistenza, il risparmio energetico la sostenibilità, anche sul fronte della formazione tecnica. In più c’è la collaborazione attiva con tutti gli organi di competenza, nazionali ed europei: centri di ricerca (CNR Ivalsa, Ente Italiano di Formazione) Istituzioni (Consiglio superiore dei lavori pubblici, ministeri) mondo universitario (Politecnico di Milano, Università di Trento) per diffondere competenze sull’edilizia in legno. Quest’anno si segnalano iniziative con Arca, Casa Clima e altri enti leader nelle certificazioni.

Case sì, ma servono anche i soldi. Per far crescere il settore è previsto anche il coinvolgimento degli istituti di credito?
Nel 2015 abbiamo ideato il protocollo S.A.L.E. (Sistema Affidabilità Legno Edilizia): unico schema di certificazione privato, condiviso con gli stessi istituti di credito e assicurazioni, che permette ai committenti l’accesso a particolari linee di credito dedicate alla bioedilizia e a sconti per le polizze scoppio incendio (e non solo). Poi c’è S.A.L.E +, un’estensione del protocollo SALE anche per edifici che superano i tre piani. Con questi protocolli, che nascono in tutela e per la valorizzazione delle maestranze, i costruttori certificati hanno la possibilità di offrire ai propri clienti linee di mutuo dedicate alla bioedilizia e tassi con particolari scontistiche. All’industria spetta invece il compito di garantire un costruito di qualità in linea con gli adempimenti normativi e con le aspettative della committenza.

Cosa vi aspettate per il futuro del settore?
Oggi i cittadini chiedono innovazione ed efficienza: bisogna costruire e, quando occorre, ricostruire meglio. Lo sviluppo urbano deve essere sostenibile, a livello ambientale e sociale. In Italia quasi l’80 per cento del costruito ha più di 50-60 anni. È il tema del futuro. Se l’edilizia è in crisi, è evidente che i comparti che mostrano un segno positivo sono legati alla sostenibilità ambientale e all’edilizia verde. Dagli edifici dipende un terzo dei consumi di energia e delle emissioni. Sarebbero importantissimi incentivi specifici legati alla sostenibilità intrinseca del prodotto legno, e alla possibilità di attivare filiere corte di lavorazione della materia prima locale in grado di riattivare un percorso virtuoso di creazione di valore aggiunto sul territorio, soprattutto in aree montane depresse che hanno nella loro storia questa naturale vocazione.

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