L’appello

Sei proposte in sei settimane: il nostro appello ai candidati per un’Europa ancora più verde

Dalle plastiche al consumo di suolo, dallo spreco alimentare ai rifiuti, sino ad arrivare al cambiamento climatico: l’ultima legislatura europea ha lasciato sei progetti a metà. Che dite, candidati? Vi impegnate a portarli a compimenti nei prossimi cinque anni?

12 aprile 2019

Se siete alla ricerca di un motivo per essere europeisti, la tutela dell’ambiente è probabilmente un buon argomento. Niente di perfetto, lo sappiamo bene: ma il contributo dell’Unione Europea è stato determinante per imporre agli stati sovrani numerose scelte che difficilmente sarebbero riusciti a portare avanti da soli, dai fondi per la riforestazione e la tutela del paesaggio sino alla guerra alle plastiche. In questi ultimi cinque anni, poi, i progetti si sono moltiplicati e pure le ambizioni, in parallelo con la consapevolezza che un continente dipendente dall’energia e dalle materie prime altrui può giocare un ruolo nello scenario geo-economico prossimo venturo solo come avamposto sulla frontiera della sostenibilità ambientale. Soprattutto se dall’altra parte del tavolo ci sono Donald Trump, Xi Jinping, Vladimir Putin e Jair Bolsonaro, non certo i migliori amici del verde.

Tutto questo spiega per cui mai come in questi ultimi cinque anni il parlamento europeo si sia occupato tanto di ambiente, e come mai l’Europa sia riuscita ad avere (quasi) una voce sola quando si trattava di richiamare il mondo al rispetto degli accordi sul clima di Kyoto. Tutto questo, al pari, richiede che questo impegno non vada dissipato, ma al contrario rafforzato, dai parlamentari entranti, quelli che saranno eletti il prossimo 26 maggio.

Non siamo alla ricerca di sponde politiche, né vogliamo suggerirvi come votare. Riteniamo al contrario che una coerente agenda politica possa essere portata efficacemente avanti da tutte le forze presenti nel Parlamento Europeo. Nemmeno, vogliamo permetterci di dettarla, quell’agenda. Perché non ne abbiamo i titoli, e perché pensiamo che ci siano già molteplici gruppi d’interesse con le loro proposte che prenderanno forma negli anni a venire. Molto più modestamente, ma non senza l’ambizioni, abbiamo provato a spulciare tra quel che c’era già e per qualche ragione non ha avuto la fortuna di direttive come quella sull’abbandono in cinque anni della plastica monouso. Ne abbiamo trovate sei, per la precisione, e ve le racconteremo con dovizia di dettagli nei sei venerdì verdi che rimangono da oggi alle elezioni europee. Quel che chiediamo a ciascun candidato è farsi carico di ciascuna di esse, promettendoci di fare il possibile affinché ognuna di esse, nei prossimi cinque anni, completi il suo percorso.

La prima proposta è quella sullo spreco alimentare, un tema fondamentale in un continente che produce meno cibo di quello che consuma e nel quale le disuguaglianze sociali crescono di anno in anno. Nella scorsa legislatura europea, all’interno del pacchetto sull’economia circolare, sono già state inserite, per la prima volta, misure obbligatorie di prevenzione. Più precisamente, dice il Parlamento, la Commissione Europea dovrà valutare entro il 2023 la possibilità di ridurre del 50% lo spreco alimentare entro il 2030. A mancare tuttavia è la definizione armonizzata del problema e una metodologia di calcolo dello spreco. In assenza di esso, nessuna politica può essere portata a termine. Ai candidati chiediamo di farsi carico della definizione di tale metodologia, affinché questo ottimo proposito non rimanga sulla carta.

La seconda proposta riguarda i rifiuti industriali e commerciali, che sono la stragrande maggioranza di tutti i rifiuti prodotti nell’Unione Europea. A differenza dei rifiuti urbani, soggetti da anni a ambiziosissimi obiettivi di riciclo e riuso, per i rifiuti commerciali e industriali non c’è ancora nulla, col risultato che molti tra loro finiscono ancora nelle discariche. Il Parlamento Europeo si è occupato di loro, nell’ultima legislatura, e, nell’ambito delle sue prerogative, ha ottenuto che la Commissione Europea valuti, entro il 2024, la possibilità di definire degli obiettivi di riciclaggio per questo tipo di rifiuti. Ai candidati chiediamo di far pressione sulla Commissione affinché tale richiesta sia esaudita, e tale impegno sia mantenuto.

La terza proposta riguarda le batterie ed è molto importante, soprattutto se le automobili elettriche, nei prossimi anni, dovessero davvero prendere piede. L’attuale Direttiva europea sui rifiuti da batteria, infatti, non copre né quelle a uso industriale, né quelle utilizzate per immagazzinare energia, né per l’appunto quelle per muovere le automobili elettriche. Nella prossima legislatura la Commissione dovrebbe presentare una revisione. Quel che chiediamo ai candidati, una volta eletti, è che questa nuova direttiva includa anche queste tipologie di batterie. nornmandone lo smaltimento nel modo più eco-sostenibile e rigoroso possibile.

Ai candidati chiediamo di supportare queste nostre proposte. A ogni candidato che si impegnerà formalmente con noi daremo il nostro sostegno.L’obiettivo, da qui al 26 maggio, è convincerli tutti, e impegnarli tutti

La quarta proposta è relativa alle microplastiche, un problema di cui abbiamo acquisito piena consapevolezza solo negli ultimi anni. Su quelle prodotte dall’uso dei prodotti - pensiamo ai pneumatici delle automobili - c’è ancora molta strada da fare. Ma durante l’ultima legislatura europea è stato dato mandato all’ECHA (agenzia europea della chimica) di intervenire per vietare le microplastiche aggiunte intenzionalmente nei cosmetici. Ai candidati al parlamento europeo chiediamo di fare di questo mandato una direttiva comunitaria che diventi legge in tutti i Paesi europei.

La quinta proposta riguarda il suolo. Da molti anni si parla della necessità di avere uno strumento legislativo europeo per proteggere il suolo dal suo eccessivo consumo. Gli Stati membri sono sempre stati contrari poiché intendo il suolo parte della pianificazione territoriale e dunque di competenza nazionale. Legambiente e altre organizzazioni non governative europee hanno lanciato una petizione europea per arrivare ad una direttiva comunitaria. Ai candidati chiediamo di supportare questa petizione: se davvero siamo europei, lo siamo anche nel definire quanto tutelare il nostro territorio.

La sesta e ultima proposta riguarda il clima. Entro la fine del 2019, come definito nell’accordo di Parigi, l’Unione Europea dovrà definire la propria strategia di decarbonizzazione entro il 2050 per raggiungere uno scenario di “zero net emission”. Lo studio dell’IPCC pubblicato lo scorso ottobre ha messo in evidenza come per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sia necessario anticipare il cammino verso la completa decarbonizzazione. Per questo motivo all’interno del dibattito sulla strategia a lungo termine si sta riflettendo sulla possibilità di aumentare l’impegno di riduzione di CO2 della UE al 2030, elevandolo dall’attuale 40% ad un 50/55%. Nei fatti, è quel che chiedono Greta e tutte le persone che hanno manifestato nelle piazze venerdì 15 maggio.

Ai candidati, chiediamo di schierarsi con loro, e di supportare queste nostre proposte. A ogni candidato che si impegnerà formalmente con noi - piantando un albero per suggellare il patto e inviando una mail di adesione a redazione@linkiesta.it - daremo il nostro sostegno. A voi, lettori, chiediamo di darci una mano nel farvi promotori, con i candidati che conoscete e che siete intenzionati a votare, su tutte queste tematiche. L’obiettivo, da qui al 26 maggio, è convincerli tutti, e impegnarli tutti. Che dite, ce la facciamo?