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l’intervista
12 Aprile Apr 2019 0600 12 aprile 2019

Europee, Bonafè: “Se in Europa vincono i nazionalisti, addio politiche su ambiente e clima”

L’eurodeputata Pd non ha dubbi: “L’Europa ha creato un esoscheletro di protezione dell’ambiente unico, ed è centrale in termini di strategia e finanziamenti”. “Ma se alle elezioni dovessero vincere i nazionalisti, questo sistema sarebbe in pericolo. I partiti europeisti siano più ambiziosi”

Simona Bonafe_Linkiesta
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Chi pensa che la cessione di sovranità all’Unione Europea non sia servita a nulla, si sbaglia di grosso. Specie quando si parla di ambiente e clima. Basta ricordare che sotto l’articolo 191 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea “combattere il cambiamento climatico” è un obiettivo esplicito dell’Unione. Oppure l’articolo 3 che ricorda l’impegno alla protezione della qualità ambientale. Dal buco nell’ozono alla qualità acque, dal principio di precauzione alla classificazione “reach” degli elementi chimici, dall’economia circolare allo spreco alimentare l’Ue ha creato un esoscheletro di protezione dell’ambiente che nessun’altra area del pianeta possiede. Eppure con questa elezione lo scenario potrebbe cambiare, sostiene l’eurodeputata Pd Simona Bonafè, che ha appena pubblicato il libro “Senza è peggio. Perché l’Europa serve” (Rubbettino, 2019). C’è il rischio di una deriva nazionalista/sovranista. Che mette a rischio l’Unione, picconandola senza un progetto alternativo di nessun tipo.

Il titolo del suo libro è esplicito. Non possiamo vivere senza Europa.
Senza l'Europa il nostro Paese sarebbe isolato e dal destino economico e sociale incerto.

Anche sull’ambiente oggi saremmo indietro di vent’anni?
Ai cittadini interessa dare una risposta al tema dei cambiamenti climatici, perché è a rischio il nostro futuro. Interessa avere l’acqua dei mari puliti perché significa economia. I nazionalisti – non chiamiamoli sovranisti – credono che si possa fare da soli. Ma le questioni ambientali hanno bisogno di una risposta europea, e a volte nemmeno questa basta, servono risposte globali, come per il clima. Non è un caso che i giovani scesi in piazza per il clima abbiano chiesto ai politici di dare risposte su scala internazionale.

L’Europa sul clima ha fatto passi importanti.
Se prendiamo l’accordo di Parigi capiamo subito il peso e la leadership dell’Europa, che ha svolto un ruolo centrale per la firma del primo trattato globale sul cambiamento climatico. Ci sono invece forze antistoriche, come la Lega, che hanno votato contro la ratifica di questo accordo.

610 voti favore, solo 38 contrari di cui cinque della Lega, inclusi quello degli allora europarlamentari Salvini e Fontana.
Questo fa capire come queste forze sovraniste siano pericolosi negazionisti che possono mettere a repentaglio gli sforzi messi in campo fino ad ora. Fermare l’accordo sul clima avrebbe anche impatti economici: ci rallenterebbe nel vantaggio competitivo legato all’innovazione green. Ma anche su temi meno complessi, come la qualità delle acque dei mari. Ne parliamo poco nel nostro Paese. Eppure ci sono casi come il capodoglio spiaggiato a Porto Cervo, con l’intestino pieno di rifiuti di plastica, che ci danno la misura del problema. Vogliamo agire da soli? Comunque i rifiuti arriverebbero dagli altri Paesi confinanti. Uniti invece possiamo dare una risposta europea: infatti l’Ue ha già approvato una direttiva plastiche. E il suo peso ci permette di fare leva politica anche su altri stati non-Ue da dove arrivano i rifiuti.

Magari una carbon tax europea! Dobbiamo però creare le condizioni perché l'Europa metta in campo un piano di sviluppo per la transizione dei lavoratori dei settori più inquinanti. Questo deve essere un obiettivo del prossimo mandato

Tre politiche green che per lei sono state un successo dell’ultima legislatura?
La prima è il pacchetto Energia pulita ha alzato i target di produzione energetica da fonti rinnovabili e gli obiettivi di efficienza energetica (32,5%). Secondo il pacchetto Economia Circolare, di cui sono stata relatrice al Parlamento Ue e il Piano d’azione, che ha guardato oltre il mero tema dei rifiuti ma ha impostato la transizione verso un nuovo modello di sviluppo, che allenti la pressione sulle risorse del pianeta. Includo anche la direttiva sul divieto plastiche monouso, che il governo italiano deve recepire velocemente. Infine il lavoro fatto per limitare gli impatti ambientali del settore mobilità.

Cosa succederebbe se l’Italia uscisse dalla Ue, in termini ambientali?
Darebbe campo libero a tutti i soggetti che non vedono l’ora di liberarsi di tanti limiti imposti dalla Ue. Aumenterebbero le discariche abusive per cui già l’Italia è in procedura di infrazione, si ridurrebbero molto i controlli sui sistemi di depurazione, che nelle nostre città sono già inefficienti. Perderemmo una bussola. I limiti imposti dall'Unione europea hanno spinto a replicare processi virtuosi, realizzare le infrastrutture necessarie, ricevere risorse europee dedicate e metterci in regola e al passo con i Paesi più evoluti del continente, aiutando indirettamente l’economia.

Un sacco di soldi in meno per la ricerca, imprese, start up.
Life+, Horizon2020 e altri, sono finanziamenti erogati dalla Ue legati a progetti internazionali per la ricerca ed innovazione. Hanno sostenuto tante imprese ad essere più efficienti, ad emettere di meno, con un processo meritocratico scegliendo i progetti con impatto elevato. Sono strumenti insostituibili.

Si poteva però fare di più. Niente carbon tax e taglio ai sussidi fossili?
Magari una carbon tax europea! Si oppongono ancora i paesi che dipendono fortemente dal carbone. Inoltre non va sottovalutato che dismettere un impianto a carbone in alcune aree di Europa dovrebbe affrontare un forte problema occupazionale. Dobbiamo creare le condizioni perché l'Europa metta in campo un piano di sviluppo per la transizione dei lavoratori dei settori più inquinanti. Questo deve essere un obiettivo del prossimo mandato.

Il taglio ai sussidi alle fossili?
Bisognerà vedere il prossimo Parlamento europeo e come sarà composto. Queste sono le classiche politiche che se vincono i nazionalisti sarà difficile implementare.

Perché un ambientalista dovrebbe votare un partito della coalizione dei Socialisti e Democratici Europei?
Le questioni ambientali sono da affrontare in maniera unita. Noi abbiamo tenuto le posizioni più avanzate e più ambiziose nel portare avanti politiche ambientali. Io mi auguro che prevalga una linea di difesa dell’Europa – non dello status quo europeo. I partiti europeisti devono alzare il livello di ambizione. Dobbiamo essere più coraggiosi per la riforma Ue, e usare anche di più gli strumenti che mettono a disposizione i trattati. Per i cittadini e per l’ambiente europeo e mondiale.

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