L’intervista
13 Aprile Apr 2019 0600 13 aprile 2019

Antonella Bundu: “Il governo sta istituzionalizzando il razzismo. La sinistra? Metta l’essere umano al centro”

Parla la prima candidata sindaco di colore nella storia di Firenze: “Non basta dire cose di sinistra, bisogna anche fare cose di sinistra. Salvini? Ha ribaltato il senso di tutto quello che si faceva di positivo”

Antonella Bundu_ Linkiesta
Foto Graziano Staino

«Per me la sinistra vuol dire uguaglianza, vuol dire libertà, vuol dire l’opposto dell’egoismo». Antonella Bundu ha le idee chiare, e una passione politica travolgente. Quarantasette anni, nata a Firenze da padre originario della Sierra Leone e madre fiorentina, attivista per i diritti civili in Oxfam, la Bundu sarà la prima candidata sindaco nera nella storia della città toscana. Una gavetta tra le file politiche britanniche e un’idea della sinistra pura, a tratti utopistica, ma che torna alle origini.

La sua candidatura ha agitato non poco le acque, in una città a forti tinte dem e legata a doppio filo con la filosofia renziana. La Bundu infatti, contro ogni previsione, ha riunito intorno al suo nome un fronte molto ampio che vede schierati dalla sua parte Sinistra italiana, Rifondazione comunista, la lista civica Firenze città aperta, Diem25, Mdp articolo 1, Possibile e Potere al popolo. «I partiti che si sono messi insieme è chiaro che hanno le proprie sensibilità, ci sono differenze sottili, ma c’è anche un collante forte che le lega: l’uguaglianza e la libertà».

Antonella Bundu, da dove ha inizio il suo impegno culturale e politico?
Il mio impegno politico nasce a Liverpool, fine anni ’80, dove mi sono trasferita dopo aver finito gli studi in Sierra Leone. Andai ad abitare in un quartiere “caldo” della città, dove prima del mio arrivo c’erano stati ben nove giorni di rivolta, con case bruciate, molti feriti e alcuni morti. La Liverpool di fine anni ’80 era un città molto animata politicamente, quindi dovevi per forza prendere posizione. Lì ho cominciato, alternando con studio e lavoro, a partecipare attivamente, senza però far parte di nessun gruppo politico. In altre parole, mi consideravo un po’ un “cane sciolto”.

Lei ha detto: «Non basta dire cose di sinistra, bisogna anche fare cose di sinistra». Qual è il suo modello di sinistra?
Per me la sinistra vuol dire uguaglianza, vuol dire libertà, vuol dire l’opposto dell’egoismo. Gli ideali della sinistra possono essere incarnati in alcuni semplice spunti: dove, ad esempio, metti l’essere umano al centro di tutto, dove si fanno delle politiche non per mostrare superiorità, come possono fare partiti come la Lega, ma per porre i cittadini sullo stesso piano, rispettandone sempre le libertà.

Questo può essere un seme per far crescere una nuova sinistra…
La sinistra per ripartire deve avere più empatia. Usando l’esempio di Gino Strada: se si vuol spiegare cos’è la sofferenza, si deve ritagliare la faccia dei nostri figli da una fotografia e sostituirla al posto di uno dei bambino che si trova sui tanti barconi nel Mediterraneo. Ci manca questo, l’empatia, l’immedesimazione.

Pensa che il nuovo Pd di Nicola Zingaretti possa riuscire nell’impresa?
No, assolutamente. La prima cosa di cui ha parlato Zingaretti è stato della Tav. Non basta fare la sinistra a parole: il sindaco Dario Nardella, quando uscì il decreto Salvini, promise opposizione, così come altri sindaci in Italia, mentre rappresentanti come Leoluca Orlando o Luigi De Magistris attuò seriamente la disobbedienza civile, registrando i richiedenti asilo nella lista dei residenti per farli accedere ad alcuni diritti essenziali. Nardella, invece, cosa ha fatto? Ha detto la stessa cosa senza agire, anzi, poco tempo fa ha dimostrato di, come dire, andar dietro ai partiti come la Lega, sequestrando e bruciando la merce di alcuni venditori ambulanti. È inutile dire di essere di sinistra per poi scimmiottare la destra.

I cittadini adesso non hanno più timore di esternalizzare il loro razzismo

Che versione di Firenze vuole creare e che segnale vuole lanciare al Paese?
Una Firenze aperta al dialogo. Una Firenze che non ha paura, che non deve essere iper sorvegliata con videocamere e non deve infondere timori nei propri cittadini. Deve avere un respiro diverso, lottare contro questa diffidenza. Per esempio, parliamo tanto di Verona, ma la Regione Toscana ha erogato in tre anni nuovi fondi per le associazioni pro-vita. Quindi cerchiamo di fare altro, cerchiamo di aiutare le donne con le consultorie, con i centri di ascolto, e non togliendo i bonus agli asili nidi. Perché l’unico reato in aumento è quello di genere.

Una grande città di cultura come Firenze nasconde però anche un substrato di razzismo e odio, come dimostrano gli ultimi fatti che l’hanno coinvolta…
A me personalmente son capitati vari episodi, il più grave si è concluso con una condanna di tre mesi di reclusione (ovviamente che non ha scontato) per una signora che mi aveva offeso pesantemente. Per quanto riguarda il fatto increscioso che ha coinvolto un mio familiare pochi giorni fa, minacciato e insultato di fronte alla fermata del tram e ad altre persone, è successo in pieno giorno. Questo per dire che i cittadini adesso non hanno più timore di esternalizzare il loro razzismo.

Crede che il governo stia legittimando questo clima?
Sicuramente. Il governo sta istituzionalizzando il razzismo. Quando hai un vicepresidente del consiglio, sia con il suo passato che con il suo presente, che autorizza, che sdogana questi umori, io cittadino medio mi chiedo: «Se lo fa un membro autorevole del governo di un Paese democratico, perché non posso farlo anch’io?». Salvini ha ribaltato il senso di tutto quello che di positivo si faceva. Sta indicando il diverso come il capro espiatorio.

Le ultime elezioni regionali evidenziano un cambiamento di umore dell’Italia. Dove ha sbagliato la sinistra?
Lo sbaglio è stato quello di pensare di arginare l’ondata di destra andando sempre più a destra. Negli ultimi vent’anni abbiamo, anzi, hanno sperato in un voto utile, ma quest’ultimo è stato possibile notare che non funziona. Bisogna votare quello in cui si crede veramente. Come i partiti che si sono messi insieme a Firenze (Sinistra italiana, Rifondazione comunista, la lista civica Firenze città aperta, Diem25, Mdp articolo 1, Possibile e Potere al popolo ndr), è chiaro che ognuno ha le proprie sensibilità, ci sono differenze sottili, ma c’è anche un collante forte che è l’uguaglianza e la libertà. Questo esempio di Firenze, dovrebbe e potrebbe esser usato come laboratorio per poi riproporlo nel resto del Paese.

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