Il nuovo conflitto
15 Aprile Apr 2019 0600 15 aprile 2019

Pubblico contro privato: ecco il più grande conflitto del futuro (di cui nessuno parla)

Quattro le grandi minacce nell’orizzonte del domani: tecnologia, cambiamento climatico, l'evoluzione dello Stato-nazione e la guerra tra privato e pubblico. Il rimedio? A livello internazionale, e in primis in Italia, occorre ripensare al ruolo dello Stato

Stanco Lavoro lego

Non ci sono solo opportunità ma anche minacce nell’orizzonte del domani. Analizziamo un poker di sfighe da tenere d’occhio nel prossimo futuro. Nessuna di queste è realmente all’ordine del giorno nelle priorità dei governanti mondiali, perché troppo grosse da affrontare, per cui è più facile nascondere la testa sotto la sabbia. Ma è proprio per questo che vale la pena di parlarne adesso, per essere coscienti dei possibili disastri di domani. Andiamo in ordine di notorietà.

Un cambiamento che può fare danni grossi è quello tecnologico. Perché? Da un lato, lo sappiamo, l’innovazione tecnologica porta valore aggiunto ma dall’altro lato tendiamo troppo spesso a dimenticare la conseguente perdita di posti di lavoro causata da automazione e intelligenza artificiale. Quindi bisogna fare attenzione che la bilancia dell’evoluzione espansiva dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro non apra scenari terrificanti compresi per ora soltanto dai film di fantascienza di Hollywood.

Un altro cambiamento altamente pericoloso è quello climatico, anche perché la maggior parte della popolazione mondiale – ironia della sorte, soprattutto quella che più inquina – non ha assolutamente idea di quanto questo problema sia tragicamente dinamico. E non può bastare nessun imprenditore illuminato (alla Elon Musk per intenderci), con fantasmagoriche soluzioni solari e con Marte come pianeta alternativo di riserva, per contrastare tale deriva potenzialmente catastrofica.

Il terzo cambiamento negativo è la fine del concetto di «Stato-nazione». Eh? direte voi. Spieghiamoci: enormi interessi corporativi hanno messo in campo burattini politici per minare le democrazie costituzionali d’Occidente. Come? Basta un esempio: mandando in rovina il settore pubblico e consentendo l’evasione fiscale di massa; con un risultato già evidente, l’istituzionalizzazione della corruzione su scala globale.

La situazione, già oggettivamente catastrofica, è peggiorata dal paradosso che ingenti investimenti vengono sprecati malamente

Per contrastare questo apocalittico tris d’assi servirebbe un coordinamento globale fra governi, politiche ed economie, ma gli organi istituzionali, a ogni latitudine e ogni livello, sono ormai troppo sottofinanziati sia in termini di risorse economiche che umane. Difatti nei bilanci delle amministrazioni pubbliche mancano all’appello massicci investimenti di capitale nella ricerca e i migliori professionisti presenti nel mondo del lavoro – che servirebbero come il pane su queste difficili tematiche – sono impegnati altrove.

La situazione, già oggettivamente catastrofica, è peggiorata dal paradosso che ingenti investimenti vengono sprecati malamente. Tanto per dire, quanti miliardi di dollari sono stati spesi in Medio Oriente per combattere il terrorismo senza alcun risultato apprezzabile? Se quegli stessi soldi fossero stati investiti sul nuovo progetto Manhattan 2.0, un’alleanza mondiale scientifico-tecnologica auspicata dagli scienziati per trovare soluzioni al problema dell’energia e le ricadute sul clima; se i droni fossero stati utilizzati per monitorare gli impianti di generazione termica e i pozzi di petrolio, ecco che i problemi climatici sarebbero stati più comprensibili all’opinione pubblica e quindi resi più gestibili.

L’aspetto più tragico di questo pericolosissimo tris di problemi planetari è che si incastrano in un quadro così riassumibile: la società diventa ogni giorno più complessa e interconnessa nelle sue cause – politicamente, eticamente, religiosamente e tecnologicamente – tale da richiedere gradi di sofisticazione molto elevati per essere gestita. Al contrario le organizzazioni pubbliche non hanno fondi sufficienti per evolvere e ammodernare personale e strutture, per cui assistiamo a una crescente sofisticazione della società civile di fronte ad apparati pubblici che sono sempre meno all’altezza. Perché oggi in tutto il mondo – o quasi (più avanti vedremo l’unica eccezione) – essere assunti nel settore pubblico significa guadagnare meno soldi. Inevitabilmente i migliori preferiscono lavorare nel settore privato, dove gli stipendi sono più alti.

In questo modo si genera un drammatico meccanismo a danno del bene pubblico. Ossia un odioso "vassallaggio"

Quindi eccoci alla quarta sfiga epocale di cui non parla nessuno: la guerra tra pubblico e privato. Grazie a strutture legali decisamente più sofisticate, preparate e importanti rispetto a quelle dei loro opponenti pubblici, molti imputati eccellenti, soprattutto per crimini finanziari, riescono a farla franca. Difatti a Wall Street gli avvocati della SEC (la Consob USA), quelli della Federal Reserve (la banca centrale americana) e della Federal Deposit Insurance Corp (che vigila sull’assicurazione dei depositi), nulla possono contro i preparatissimi colleghi privati super pagati dell’industria finanziaria.

Anche perché un organo di controllo come la SEC in tutto avrà sì e no cinque avvocati mentre una «qualsiasi» Goldman Sachs ne conterà anche venticinque (peraltro molto ben preparati). Sono infatti queste disparità che permettono ai big del web e altri colossi di restare impuniti. Pensiamo alla Apple che ha osato impedire la decodificazione dei messaggi dei propri utenti – nel caso dell’indagine sull’iPhone del killer del centro disabili di San Bernardino nel 2015 – opponendo una imponente barriera sia legale sia tecnologica alla ricerca della verità da parte delle autorità federali (che contano su professionisti mediocri e sottopagati) in favore della sicurezza dei propri telefoni e del relativo business globale.

Il divario è pressoché incolmabile perché lo stipendio annuo massimo nel settore pubblico USA è di 170mila dollari mentre nel privato il ruolo analogo può valere milioni di dollari: inutile dire dove scelgano di andare a lavorare le migliori figure professionali. E gli esempi sono tristemente emblematici, come nel caso di Timothy Geithner, 75esimo segretario del Tesoro degli Stati Uniti, uomo dalle mille risorse, cresciuto all’interno dell’apparato pubblico americano e che a 50 anni, monetizzando la sua grandissima preparazione, ha scelto la presidenza della Warburg Pincus, una società di private equity di Wall Street.

E badate bene che in questo modo si genera un drammatico meccanismo a danno del bene pubblico. Ossia un odioso «vassallaggio». Nel senso che la massima ambizione di un giovane che entra nel settore pubblico è quella di farsi un bagaglio di conoscenza da spendere dopo due o tre anni dall’altra parte della barricata, nel privato, facendo bene attenzione a non farsi detestare dalla controparte perché in futuro, nella migliore delle ipotesi, sarà il suo datore di lavoro.
La sintesi terribile di questo principio è che oggi il bene pubblico è subordinato agli interessi privati. O forse peggio: è suo ostaggio, in una scala che scende nell’abisso dell’ipocrisia fino all’inferno della corruzione.

E a livello internazionale – e ovviamente in Italia ancora di più – andrebbe perciò ripensato il ruolo dello Stato, che dovrebbe essere di nuovo rappresentato dalle élite nazionali nelle sue funzioni fondamentali

Se questa è la situazione che si registra Oltreoceano, in Italia siamo messi così: al Tribunale di Milano l’inventario dei corpi di reato è tenuto ancora su un registro scritto a mano. Come possiamo pensare di ridurre e rendere più efficiente una spesa pubblica, e ammodernarne l’apparato, senza fare enormi investimenti in information technology? Come possiamo pensare a un miglioramento dell’amministrazione statale quando siamo ancora dinanzi a procedure ottocentesche mentre il mondo corre velocissimo?

Un’eccezione conferma la regola: Singapore, uno dei Paesi più ricchi al mondo. Qui il settore pubblico – un caso evidente di grande benessere prodotto con la buona gestione della «res publica» – è migliore, più efficiente e all’avanguardia di quello privato. Com’è possibile? Semplice, perché un suo ministro, in funzione delle responsabilità che si assume, arriva a guadagnare due milioni di dollari l’anno: così i più bravi non scelgono il privato. E difatti, generalmente, a livello internazionale, di Singapore conosciamo l’efficienza statale e nemmeno una sua azienda privata, a parte la Singapore Airlines (che comunque appartiene allo Stato).

Purtroppo quello di Singapore è un caso inimitabile, se non altro per le sue ridotte dimensioni. E a livello internazionale – e ovviamente in Italia ancora di più – andrebbe perciò ripensato il ruolo dello Stato, che dovrebbe essere di nuovo rappresentato dalle élite nazionali nelle sue funzioni fondamentali. Ma le tendenze remunerative in atto non lo consentono.

E se gli interessi di poche occulte élite prevarranno su quelli della collettività senza il benché minimo freno da parte del potere pubblico, allora lo scenario immaginato ne Il mondo nuovo di Aldous Huxley, scritto nel 1932, rischia di essere più attuale che mai: «La dittatura perfetta avrà sembianza di democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno mai di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù».

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