L’incendio di Parigi
16 Aprile Apr 2019 0714 16 aprile 2019

La nostra Notre-Dame si chiama Europa: non ricordiamocelo solamente quando brucia

Così come la cattedrale di Parigi, anche la nostra Unione Europea è il simbolo del nostro guardare avanti. E allo stesso modo è vittima dell’incuria, dell’inazione, dell’avarizia. Non aspettiamo le fiamme, per ricordarci quanto vale

Notre Dame Linkiesta
Fabien Barrau / AFP

Stava cadendo a pezzi, la cattedrale di Notre-Dame, vittima dell’incuria e di tagli alla spesa pubblica che colpiscono sempre la cultura per prima, ché tanto le pietre non scendono in piazza. Servivano 150 milioni per rimetterla in sesto, lo Stato francese non ne poteva (voleva?) stanziare più di 40. Fa sorridere, nella tragedia dell’incendio che l’ha semidistrutta - pare proprio a causa di un incendio divampato dalle impalcature del cantiere di restauro - pensare che già oggi il miliardario francese François Pinault di milioni ne abbia messi a disposizione 100, per la ricostruzione. E che il presidente francese Emmanuel Macron abbia annunciato che “Noi tutti insieme salveremo questa cattedrale, il progetto comincerà già domani”, che “ci sarà un annuncio nazionale, lanceremo un appello ai più grandi talenti” e che “ricostruiremo Notre Dame perché la nostra storia lo merita”.

Sarebbe facile puntare il dito, ma è la natura umana: è quando tutto va in fiamme che ci ricordiamo del valore delle cose. Che Notre-Dame, la vecchia, decadente cattedrale dai cui gargoyle piovevano calcinacci sulla testa dei turisti, è uno dei simboli della cristianità occidentale, addirittura dell’Europa. Che tra le sue mura si respira la Storia di Giovanna D’Arco, di Napoleone, e l’arte letteraria di Victor Hugo. Che vederla bruciare colpisce al cuore e tiene col fiato sospeso un intero continente, come se quell’architettura ardita fosse un pezzo di noi. Che non possiamo immaginarci senza. Che vale la pena di rischiare la vita, come hanno fatto 500 pompieri eroi, per salvarne almeno la struttura e le torri campanarie.

Dentro la cattedrale c’è l’idea di una costruzione fatta per durare, c’è la cura meticolosa per ogni singolo dettaglio, c’è una società che si mette in moto per lasciare in eredità al futuro la propria grandezza

È un pezzo di noi, in effetti. Perché non c’è niente come le Cattedrali che racconta la nostra civiltà, ciò di cui siamo stati capaci come comunità umana, quando pensiamo in grande. Viene in mente l’aneddoto raccontato da Pietro Nenni in parlamento nel 1959, ripreso da Enrico Letta a incipit di un suo libro di qualche anno fa: «Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s'informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: "Sto ammucchiando mattoni". L'altro esclama: "Innalzo una cattedrale!”. Dentro la cattedrale c’è l’idea di una costruzione fatta per durare, c’è la cura meticolosa per ogni singolo dettaglio, c’è una società che si mette in moto per lasciare in eredità al futuro la propria grandezza: nel cantiere medievale, raccontano i libri di Storia, lavorano assieme architetti, committenti, maestranze edili, trasportatori, taglialegna, fonditori di campane, pittori e vetrai. Tutti sono coinvolti, tutti sono protagonisti.

Forse - speriamo! - le fiamme di Notre-Dame avranno il potere di ricordarci chi siamo. Di scrollarci di dosso l’immagine del continente vecchio, stanco e decadente in di cui bruciano per incuria i simboli della grandezza passata. Di emanciparci dall’idea che non lasceremo nulla in eredità alle generazioni future, che non siamo più capaci di costruire cattedrali, forse nemmeno di conservarle.

Piaccia o no, la Cattedrale del nostro secolo, la nostra Notre-Dame, si chiama Unione Europea. È il nostro sacro esperimento, per dirla con le parole con cui Alexis de Toqueville battezzò gli Stati Uniti d’America, la nostra utopia reale, il nostro tentativo di mettere per sempre a tacere i cannoni in un Continente devastato da secoli di guerre, di far strame dei nazionalismi, delle discriminazioni, dei pogrom, per costruire un nuovo modello di società internazionale basata sul rispetto della persona, dei diritti umani, fondata prima di tutto sulle comuni radici culturali. Anche lei, la nostra cattedrale, sta cadendo a pezzi vittima dell’incuria. Anche lei, la nostra cattedrale, è vittima della nostra inazione, della nostra paralisi. Che Notre-Dame sia da monito: a volte gli incendi si possono prevenire. A volte non c’è bisogno di rischiare di perdere tutto per ricordarci il valore di ciò che abbiamo. Ricostruiamo l’Europa perché la nostra Storia lo merita: forse ha senso cominciare a dirlo sin da ora, senza aspettare le fiamme del 26 di maggio.

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