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17 Aprile Apr 2019 0600 17 aprile 2019

L’incendio a Notre-Dame è un segno: la sua resurrezione non sia una gara tra mecenati

Le fiamme che hanno avvolto la cattedrale di Parigi sono una ferita profonda, e il fatto che la tragedia sia avvenuta nei giorni della Pasqua non deve lasciarci indifferenti. Ciò che è sacro arde, ma Dio è anche nell'acqua che ha spento il danno fatto dall'uomo: ora questo luogo sia amato e bendato

Notre Dame_Linkiesta
FRANCOIS GUILLOT / AFP

Niente è insignificante e nostro compito è leggere i segni. Il fuoco che erompe da Notre-Dame, come una seconda cattedrale, rossa, marmorea, esattamente indimenticabile.

Come se Nostra Signora stesse partorendo, un feto rosso, d’inattesa violenza. Se ci fosse Voltaire, ironizzerebbe sulla scarsa considerazione che Dio ha verso i templi che erigono per lui gli uomini, e forse complicherebbe i fatti dimostrando che nel mondo tutto è caso, caos, male. Un po’ come aveva fatto a proposito del fatidico terremoto di Lisbona del 1775, pittando un poema fitto di domande epocali: “Ai lamenti smorzati di voci moribonde,/ alla vista pietosa di ceneri fumanti,/ direte: è questo l’effetto delle leggi eterne/ che a un Dio libero e buono non lasciano la scelta?/ Direte, vedendo questi mucchi di vittime:/ fu questo il prezzo che Dio fece pagar pei lor peccati?/ Quali peccati? Qual colpa han commesso questi infanti/ schiacciati e insanguinati sul materno seno?”. Domande, per altro, intorno alla questione del male che convive incestuosamente con il Bene, già dette, con estremo urlo, da Giobbe, nel cuore arso della Bibbia.

I segni non sono mai chiari – altrimenti non sarebbero segni ma didascalie, messaggi pubblicitari. Chi vede in Notre-Dame il ‘cuore dell’Europa’ che brucia, un monito, quindi, all’attenzione, all’attesa politica, credo che sbagli come chi si limita a parlare di un incidente pazzesco quanto casuale. Nella liturgia di ieri, ad esempio, si è letto il brano di Giovanni che racconta l’unzione dei piedi di Gesù (Gv 12, 1-11). “Maria prese trecento grammi di profumo di puro nardo, molto prezioso, cosparse i piedi di Gesù poi li asciugò con i suoi capelli”. La vera basilica sono i piedi di Gesù, che una settimana dopo saranno bucati dai chiodi (navate ventose nella carne): i piedi sono la cattedrale e i capelli le fiamme. Quando Giuda, guardando la scena, fa agire la ragione (“Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”), e ha ragione, segnalando lo spreco, secondo l’etica umana, Gesù gli risponde “Lasciala fare, perché lo conservi per la mia sepoltura. I poveri li avete sempre con voi, a me non mi avete sempre”. La povertà è lo stato comune, una emergenza quotidiana, nostra – tutto va dato per l’eccezione. La cattedrale brucia, implode, ma Dio c’è – quello è un segno di Dio o un segno per l’uomo?

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