17 Aprile Apr 2019 0600 17 aprile 2019

Italo Rota: “Ricostruire Notre-Dame? La faranno tale e quale, per salvare la cartolina”

Parla il celebre architetto italiano, che della catterale parigina ha curato l’illuminazione esterna: “Notre-Dame è un luogo di persistenza umana come pochi al mondo, il rischio è che sia trasformato in un feticcio turistico, in un panorama da cartolina. Le nuove cattedrali? Le città sostenibili”

Notre Dame Incendio Linkiests
Bertrand GUAY / AFP

«Notre-Dame? È un luogo di convergenza e di persistenza umana come ce n’è pochi al mondo ed è molto complesso parlarne». Italo Rota non è tipo da discorsi banali. Architetto italiano di fama mondiale, Rota ha vissuto e lavorato a lungo nella capitale francese, curando anche l’allestimento interno del Museé d’Orsay con Gae Aulenti e l’illuminazione esterna notturna della cattedrale parigina, «un progetto di luci impressioniste, col rosone illuminato dall’interno». Non solo: Rota è anche il progettista di numerosi edifici religiosi in varie parti del mondo, tra cui la (futuribile?) grande moschea di Milano, un edificio trasparente e aperto, per abbattere i muri e le ignoranze reciproche: «Bisogna superare le simbologie - spiega Rota a Linkiesta -. Un credente del ventunesimo secolo credo possa arrivare a capire che la cattedrale è dentro di sé, che non serve la maestosità delle architetture medievali che rendano simbolica la preghiera».

Italo Rota, cos’è Notre-Dame?
È al centro di Parigi, si può dire che tutte le strade portano a Notre-Dame. Sotto c’è un tempio romano, sotto ancora probabilmente ce n’è uno gallico. E non è un caso che la rivoluzione francese si accanì soprattutto con Notre-Dame. Di più: è un luogo, oggi, che mette assieme il senso del sacro, le radici culturali di una collettività e la sua attuale funzione economica.

Cos'è bruciato ieri a Parigi?
È bruciata una meravigliosa cattedrale che un tempo era un luogo di culto collettivo, mentre oggi il senso del sacro è soprattuto individuale. Un luogo che poi è diventato il centro di grandi accadimenti politici, dall’incoronazione di Napoleone ai funerali di Stato del presidente François Mitterand, che hanno dato alla cattedrale un forte valore laico.

Oggi?
Oggi ha anche un importantissimo valore economico. Il turismo è la prima industria di Parigi e Notre-Dame era il primo prodotto di quell’industria. È il paradosso delle città d'arte: guadagni soldi, ma perdi l’anima delle cose.

Qual’era l’anima di Notre-Dame?
Notre-Dame era una cattedrale. Le cattedrali sono la prima grande espressione dell’architettura moderna: penso alla cattedrale di vetro di Bruno Taut, che sceglie non a caso la parola cattedrale per il suo padiglione. Il suo è un edificio si situa nella genia delle cattedrali gotiche, le cattadrali per antonomasia, quelle che esprimono la volontà umana di ascendere al cielo. I figli diretti delle cattedrali gotiche sono i grattacieli, perche esprimono lo stesso desiderio. Sono edifici che sfidano la natura, che dialogano costantemente con essa.

Il turismo è la prima industria di Parigi e Notre-Dame era il primo prodotto di quell’industria. È il paradosso delle città d'arte: guadagni soldi, ma perdi l’anima delle cose

Secondo lei, che strada verrà battuta per ricostruire Notre-Dame? Si riprodurrà tale e quale era prima, o si lasceranno tracce dell’incendio, attraverso interventi che alterino la struttura fino a come era ieri?
Parlare di tale e quale per Notre-Dame non ha senso. Il tetto era antico, ma la guglia era stata aggiunta all’inizio dell’era moderna nel 1860. Stabiliva un landmark contemporaneo in un contesto antico. Non solo: gli archi esterni della Cattedrale sono in calcestruzzo. È stata molto rimodernata, nel corso degli anni.

Quindi?
Quindi credo che se ne discuterà, ma verra ricostruita tale e quale, anche perché sono state conservate le statue che erano state tolte il giorno prima. Logica vuole stiano al loro posto. E anche la cronaca: tutte gli edifici che sono incendiati negli ultimi trent’anni sono stati ricostruiti tali e quali. Magari faranno alcuni aggiustamenti di struttura, ma l’aspetto finale sarà costante. L’immagine da lontano sarà quella. La cartolina sarà salva.

Lo dice con un po’ di rimpianto?
Così vuole il nostro tempo. Non è una priorità impegnarsi in un dibattito complesso sul ruolo di questi edifici. Ora non so se si farà più, ma mi pare dovesse partire un progetto di ripavimentazione trasparente davanti alla Cattedrale, per far emergere tutte le rovine della città romana. Avrebbe aggiunto un’attrattiva turistica alla città, ma avrebbe tolto la piazza di fronte a Notre-Dame. Sarebbe diventato un luogo contemporaneo, nel nome del turismo. Anzi, la dico meglio: l’intera area diventerebbe un oggetto, non più un luogo.

Come dovrebbe essere una cattedrale contemporanea, secondo lei?
Io penso che un luogo in cui rendere simbolica la preghiera non serva più: oggi l’importanza della simbologia si riduce e lascia spazio all’agire quotidiano e individuale. Pensiamo all’ambiente, alla salvezza del pianeta: oggi io penso che la vera sfida dell’architettura e dell’urbanistica sia capire come le metropoli e le megalopoli come anche Parigi possano non compromettere ulteriormente la bellezza del pianeta. È questo il vero progetto simbolico del nostro tempo, le nostre nuove Cattedrali sono nell’agire quotidiano. È il mondo che ce lo impone.

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