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18 Aprile Apr 2019 0600 18 aprile 2019

La nostra Notre Dame fu il campanile di San Marco a Venezia, che crollò e fu ricostruito

Accadde nel 1902: allora si decise di rifarlo uguale a prima, nello stesso luogo e nella stessa forma. E ci si chiede: è meno originale adesso? E quando è davvero originale?

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da Youtube

A Parigi il 14 luglio vuol dire solo una cosa: presa della Bastiglia. A Venezia, invece, ricorda (per chi lo sa) un evento più doloroso: il crollo del campanile di San Marco. In questi giorni in cui si piangono giuste lacrime per l’incendio che ha devastato la cattedrale francese di Notre Dame, vale la pena ricordare che anche il monumento veneziano, che a prima vista potrebbe sembrare autentico lascito del passato, è il frutto di una ricostruzione minuziosa.

Non è, per capirsi, quello originale, anche se è stato rifatto “come era” e “dove era”. Resterebbe da indagare la questione: cosa è originale? Cosa non lo è? In questi tempi abituati all’ideale museale della massima conservazione – per custodire nel tempo la massima continuità della stessa esperienza, si suppone, e di conseguenza costruire un presunto canale comunicativo con il passato –potrebbe stupire constatare che quasi nessuno dei monumenti in circolazione sia nello stesso stato in cui lo conoscevano gli antichi. Il classico esempio delle statue greche colorate e fiammanti (a un occhio moderno sembrerebbero addirittura pacchiane) potrebbe bastare. Ma anche Notre Dame stessa era stata riveduta e corretta dall’architetto del XIX secolo Viollet-Le-Duc, che alcuni giudicano addirittura un genio (mentre altri, più filologicamente corretti, considerano un falsificatore da decostruire), e lo stesso si può dire per Cnosso, Pompei, lo stesso Partenone (non solo spogliato dei suoi fregi, ma anche incendiato, bombardato, fatto a pezzi: le sue pietre sono quelle di Pericle? E quali?).

Insomma, il tempo toglie, rovina. L’uomo riprende e ricostruisce. All’Occidente piace immaginare il vissuto, sognare le epoche del tempo partendo dai segni che lascia sulle cose, all’Oriente (vedansi i templi buddhisti, sotto costante cura) interessa il vivente. Ma la contraddizione è solo apparente: il monumento continua a esistere, con un significato sempre nuovo. Prima, per esempio, è solo una casa come tante altre, magari con inquilini famosi – ad esempio quella di Dante a Firenze – poi diventa un oggetto da isolare, venerare, custodire. Quello che dicono i monumenti lo decidiamo noi. Proprio come quando, nei primi anni del ’900, sotto il governo Giolitti, si è deciso di ricostruire il campanile di San Marco proprio come era prima. E questo bellissimo video lo racconta bene:

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