18 Aprile Apr 2019 0600 18 aprile 2019

Reddito di cittadinanza, parte la selezione dei navigator. Ma il lavoro può aspettare

Dal 18 aprile è online il bando per la selezione dei 3mila navigator, declassati ad assistenti tecnici. Ma la macchina delle politiche attive, compresa la piattaforma informatica, è a terra. Mentre le Regioni pronte a convocare i percettori non ricevono ancora le liste

Mimmo Parisi Linkiesta

Le Postepay cariche e i navigator sono sulla rampa di lancio. I primi sms ed email sono arrivati ai beneficiari. Ma quello che manca del tutto, ancora, al reddito di cittadinanza è il lavoro. E la macchina delle politiche attive, compresa la piattaforma informatica per trovarne un’occupazione a chi riceverà il sussidio già nei prossimi giorni, è ancora a terra.

Andiamo per ordine. Il bando per i navigator, dopo l’intesa definitiva Stato-Regioni, sarà pubblicato sul sito di Anpal dal 18 aprile (qui), avviando così l’attesa selezione delle 3mila figure con contratti biennali di collaborazione che dovranno aiutare a trovare un lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza. Ma i navigator, come li aveva immaginati il neo presidente di Anpal, l’italoamericano Mimmo Parisi, non esistono più. Dimezzati da 6mila a 3mila e declassati ad “assistenti tecnici”. Così come non si hanno notizie della piattaforma informatica e dell’applicazione, che dovrebbero incrociare i dati di domanda e offerta per fornire le famose tre proposte “congrue” di lavoro a chi percepisce il reddito.

Nell’accordo ratificato con le Regioni, resta ben poco dell’idea iniziale del guru del Mississippi voluto da Luigi Di Maio. Il famoso “case management” di cui Parisi continua a parlare, ossia la gestione personalizzata del beneficiario in appoggio a un software di incrocio dei dati, è stato depennato qua e là nel testo dai tecnici delle Regioni. Viene nominato solo nella presentazione iniziale dell’intesa, sostituito poi dalla più italiana e tradizionale presa in carico. Mentre i navigator, da procacciatori di lavoro dotati di tablet e app, si sono trasformati in figure di supporto e assistenza tecnica agli operatori dei centri dell’impiego, mettendo in evidenza per giunta (in grassetto) che “non sono in alcun modo da intendersi in sostituzione delle funzioni dei cpi”. Le Regioni, a loro volta, avvieranno le assunzioni di oltre 5mila operatori e altri 6mila dal 2021 all’interno del piano di potenziamento dei centri per l’impiego.

E in ogni caso, prima che i navigator vengano messi sul campo, Anpal dovrà a sua volta sottoscrivere una convenzione con ciascuna regione. Non prima di averli formati, visto che oltre alla laurea magistrale non è richiesta alcuna esperienza pregressa: sono previste lezioni frontali, collaborative e formazione on the job (per il 60%). Il percorso quindi è ancora lungo. Il quizzone scritto di cento domande dovrebbe tenersi tra aprile e luglio. Ma non c’è una data certa. Anche perché il bando per scegliere la location del test è ancora aperto.

Prima che i navigator vengano messi sul campo, Anpal dovrà a sua volta sottoscrivere una convenzione con ciascuna regione

Né si ha notizia di alcun bando di gara – come promesso da Di Maio in una intervista a Report per scegliere il software e la piattaforma informatica che facciano funzionare la seconda gamba del reddito di cittadinanza, quella della collocazione lavorativa dei beneficiari. Non una cosa di poco conto, a meno che non si voglia intendere il reddito come mero strumento assistenziale. Il famoso “modello Mississippi” da importare in Italia ruotava però tutto attorno all’utilizzo di un algoritmo, sul modello della app “Mississippi Works” sviluppata da Parisi oltreoceano, che, processando i dati, possa poi “sputare fuori” offerte di lavoro e percorsi formativi profilati sugli utenti.

La questione, non a caso, aveva fatto sollevare più di un dubbio su un potenziale conflitto di interessi per Parisi nel caso di un’acquisto diretto della sua stessa app. E Linkiesta aveva anche anticipato come in una bozza del decreto “sblocca cantieri” fosse comparsa una norma che tendeva a oliare il meccanismo per Anpal, avvalendosi di società in house del ministero del Lavoro, compresa Invitalia, per procedere alla aggiudicazione diretta. Nell’ultima bozza del decreto in circolazione, ora, quelle tre righe sono state cancellate. Così come le Regioni hanno preteso la cancellazione della dicitura “case management” nel testo di accordo sui navigator, temendo che potesse aprire la strada all’uso del software di Parisi. Ma non è escluso, dicono, che l’anglicismo possa rientrare “dalla finestra” nel bando di selezione dei navigator.

L’attuale piattaforma Anpal e il sistema informativo del lavoro in questi anni hanno raccolto sì molti dati, ma queste informazioni non sono elaborate all’interno di uno stesso database. E al momento non c’è nulla in Italia che si avvicini al funzionamento di Mississippi Works

In ogni caso, sugli strumenti informatici di matching e su come Anpal li sceglierà non si sa nulla. Il 16 aprile, nell’incontro tecnico con le Regioni, non è stata data alcuna risposta sul software che verrà usato. L’attuale piattaforma Anpal e il sistema informativo delle regioni in questi anni hanno raccolto sì molti dati, ma queste informazioni non sono elaborate all’interno di uno stesso database. E al momento non c’è nulla in Italia che si avvicini al funzionamento di Mississippi Works.

Come faranno i centri per l’impiego a far incontrare imprese in cerca di dipendenti e beneficiari del reddito di cittadinanza in cerca di occupazione? La legge sul reddito di cittadinanza prevede che entro 30 giorni dall’erogazione delle prime somme bisognerebbe far partire o i patti per l’inclusione con i servizi comunali, o i patti per il lavoro, con le tre offerte “congrue” ai beneficiari e gli incentivi ai datori di lavoro che assumono chi riceve il sussidio (l’idea sarebbe quindi anche quella di incentivare le aziende, che spesso assumono seguendo percorsi diversi dai quelli dei cpi, a rendere pubbliche le proprie vacancy, in modo da ricevere in cambio gli sgravi fiscali). Su questo fronte, però, è nebbia fitta. «La piattaforma informatica non esiste, non ne sappiamo niente. Ma senza si ferma tutto», ha detto nei giorni scorsi Cristina Grieco, coordinatrice della commissione Lavoro in Conferenza Stato-Regioni. Anche perché, per far funzionare davvero la macchina, nel grande cervellone dovrebbero convergere poi anche i dati delle agenzie per il lavoro.

Le Regioni che hanno chiesto i dati dei beneficiari, in modo da poter mettere in moto la ricerca di eventuali offerte di lavoro profilate, si sono viste rispondere dall’Inps che le informazioni dovrà trasmetterle l’Anpal. Dall’Anpal di Mimmo Parisi, però, non è arrivata ancora alcuna comunicazione

Ad oggi, quello che si sa, è che su 806mila richieste pervenute tra reddito di cittadinanza e quota cento, l’Inps ne ha “lavorate” 681mila, respingendone il 26%. E il commissario dell’Inps Pasquale Tridico in una intervista al Corriere della sera ha spiegato che il 75% delle domande sarà accettato con un assegno medio di 520 euro a famiglia. Dal 16 aprile, alcuni di quelli che avevano fatto richiesta del reddito hanno già ricevuto gli sms di accettazione e sui social sono in tanti quelli che polemizzano per aver ricevuto una somma inferiore alle aspettative.

Ma le Regioni già pronte a convocare i beneficiari, in modo da poter mettere in moto la ricerca di eventuali offerte di lavoro profilate, non riescono a ottenere le liste. Dall’Inps rispondono che le informazioni dovrà trasmetterle l’Anpal. Dall’Anpal di Mimmo Parisi, però, non è arrivata ancora alcuna comunicazione. Le erogazioni dei primi assegni, intanto, partiranno a breve – giusto in tempo le elezioni europee. Il lavoro, invece, può aspettare.

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