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19 Aprile Apr 2019 0902 19 aprile 2019

Rinnovabili, mobilità e non solo: tutto quello che l’Italia deve ancora fare per l’ambiente

Trasformare il sistema energetico. Ridurre le emissioni di gas serra. Fermare la febbre del Pianeta. Risanare un clima ormai impazzito. Oggi i ragazzi dei Fridays for Future manifestano ancora a Roma con la presenza di Greta. Hanno tutte le ragioni: la nostra politica deve avere più coraggio

Fridays For Future Roma_Linkiesta
Andreas SOLARO / AFP

Trasformare il sistema energetico. Ridurre le emissioni di gas serra. Fermare la febbre del Pianeta. Risanare un clima ormai impazzito. Saranno queste in sintesi le richieste che oggi emergeranno dai cartelli esposti a Piazza del Popolo dai ragazzi di Fridays for future Roma durante la manifestazione organizzata con la presenza straordinaria di Greta. Hanno tutte le ragioni del mondo.

Dopo il grande successo del primo Sciopero mondiale sul clima dello scorso 15 marzo, che ha visto organizzare in Italia il maggior numero di eventi a livello planetario (230 su un totale di circa duemila scioperi), oggi i ragazzi scendono di nuovo in piazza a Roma per chiedere una svolta al nostro Paese. Ne abbiamo un gran bisogno.

Negli ultimi 15 anni l’Italia ha finalmente iniziato a modificare il suo sistema energetico ma in maniera non ancora adeguata alla sfida dei cambiamenti climatici. Oggi produciamo un chilowattora elettrico su tre da fonti rinnovabili grazie alla diffusione dei pannelli fotovoltaici sui tetti, delle pale eoliche sui crinali delle montagne, delle centrali idroelettriche e degli impianti a biomasse e a biogas. Ma continuano ad esserci centrali a carbone come a Brindisi, Civitavecchia, La Spezia e Monfalcone da chiudere entro il 2025 o impianti termoelettrici che bruciano gas fossile.

Serve che il governo nazionale spinga le istituzioni locali, le imprese private e le società pubbliche a imboccare la strada giusta. Abbiamo necessità di far ripartire gli incentivi alle fonti rinnovabili e di approvare un Piano energia e clima entro la fine dell’anno più ambizioso di quello che abbiamo inviato a Bruxelles

Si stanno diffondendo le tecnologie per ridurre i consumi negli edifici in cui viviamo e lavoriamo ma abbiamo ancora troppi palazzi colabrodo sotto il punto di vista energetico. Le attività produttive nel nostro Paese continuano a consumare troppi combustibili fossili anche quando l’alternativa è a portata di mano (si pensi ad esempio al mondo dell’agroalimentare che potrebbe sfruttare meglio il sole e il vento che lambiscono i terreni agricoli per produrre elettricità oppure gli scarti agricoli e i reflui zootecnici per produrre biometano). Siamo, invece, in forte ritardo nel settore dei trasporti dove la mobilità elettrica fatica ad decollare per lo strabismo del settore automobilistico nazionale, e le merci continuano a viaggiare soprattutto su Tir inquinanti invece che su ferro, perché la politica non ha il coraggio di affrontare la lobby dell’autotrasporto.

Le alternative però sono già disponibili e questo i ragazzi, che oggi riempiranno la piazza romana tra il Pincio e il Tevere, lo sanno bene. Serve che il governo nazionale spinga le istituzioni locali, le imprese private e le società pubbliche a imboccare la strada giusta. Abbiamo necessità di far ripartire gli incentivi alle fonti rinnovabili (nel Paese che foraggia le fonti fossili con quasi 19 miliardi di euro all’anno di sussidi ambientalmente dannosi), di approvare un Piano energia e clima entro la fine dell’anno più ambizioso di quello che abbiamo inviato a Bruxelles, di far pagare chi inquina il clima con le sue lavorazioni industriali a vantaggio di chi usa le tecnologie pulite, di promuovere la rigenerazione urbana in chiave sostenibile fermando il consumo di suolo e riconvertendo il settore dell’edilizia, di rivoluzionare il modo con cui trasportiamo persone e merci. Sembra difficile ma tutto questo si può fare. Basta avere il coraggio che fino ad oggi nessun governo nazionale ha dimostrato. Quello che i ragazzi di Piazza del Popolo pretendono da chi oggi è nella stanza dei bottoni. Perché non c’è il tempo per diventare grandi e farlo loro. Spetta agli adulti, a partire da chi governa il Paese. Conte, Di Maio e Salvini diano una risposta concreta a chi è sceso oggi in piazza con Greta.

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