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19 Aprile Apr 2019 0600 19 aprile 2019

I millennials stanno salvando il pianeta grazie agli investimenti sostenibili

Secondo uno studio Ubs il patrimonio dei millennials potrebbe passare dai 17 trilioni di dollari del 2015 fino a 24 trilioni di dollari entro il 2020 a livello globale. E sono sempre di più i nati tra gli anni '80 e '90 a preferire gli investimenti che rispettino i criteri Esg a favore dell'ambiente

Millennials ricchezza investimenti_Linkiesta
Austin Distel

Nei prossimi decenni i millennials, la generazione nata tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, saranno i destinatari di un trasferimento di ricchezze che potrebbe rivelarsi senza precedenti. Secondo uno studio pubblicato nel 2017 da UBS, il patrimonio dei millennials potrebbe passare dai 17 trilioni di dollari del 2015 fino a 24 trilioni di dollari entro il 2020 a livello globale. Alla luce di questi numeri è naturale chiedersi che cosa verrà fatto di questi soldi. Gli investimenti del futuro sono nelle mani dei millennials; ciò comporta che saranno le loro scelte a plasmare il mondo di domani. Dal punto di vista ambientale i nuovi investimenti saranno fondamentali per ridefinire il rapporto tra uomo e natura. In poche parole: la lotta all’inquinamento, l’implemento dell’industria sostenibile e la decarbonizzazione dell’economia sono soggetti alle decisioni di questa generazione.

Ci sarebbe da preoccuparsi se i segnali provenienti dagli investitori di domani fossero di conferma delle politiche del passato; sembra invece che la tendenza sia quella di seguire i criteri della sostenibilità. Già nel 2017 l’Economist pubblicava un articolo in cui spiegava come i millennials fossero la generazione più coinvolta di sempre nei cosiddetti “investimenti socialmente responsabili” (SRI). I millennials, infatti, pensano che le scelte economiche e finanziarie non possano essere disgiunte dai valori personali di ogni persona. La crisi economica del 2008, così come la questione ambientale che da anni è al centro di una intensa copertura mediatica, ha spinto questa generazione a sviluppare un approccio sostenibile all’investimento, come pure al consumo, agli stili di vita e alla mobilità - si pensi alla sharing economy.

La speranza del giornale londinese è che i millennials «trascinino questi concetti nel mainstream dell'investimento». Un obiettivo audace ma non impossibile. Soprattutto perché i dati sono tutti a favore del cambiamento. Secondo una ricerca condotta da Morgan Stanley, infatti, l’86% delle persone nate tra gli inizi degli anni '80 e il 2000 affermano di essere interessate agli investimenti socialmente responsabili. I millennials hanno anche il doppio delle probabilità di investire in azioni o fondi se la responsabilità sociale è uno degli obiettivi condivisi. Inoltre una ricerca condotta da Us Trust Bank of America, rileva che tra le persone nate dopo il 1980 la percentuale degli Hnwi (High net worth individual) che già investono secondo criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) raggiunge il 77%.

Per quanto riguarda il mercato italiano un’altra conferma è data dall’indagine sull’approccio e le abitudini d’investimento degli italiani realizzata per AXA Investment Managers da GFK. In Italia il 72% degli investitori ritengono che le società con un modus operandi più attento ai criteri ESG costituiscono un migliore investimento nel lungo periodo. Secondo l'indagine il 76% dei giovani tra i 22 e i 30 anni esigono un riscontro dell'impatto positivo esercitato dai propri investimenti - la media degli investitori invece si ferma al 64%. La prova concreta può riguardare la riduzione dell’inquinamento, la messa al bando degli oggetti di plastica, un utilizzo più attento delle risorse naturali, acqua in primis.

Molte persone sono sempre più interessate a questo tipo di investimenti, ma quando un risparmiatore si reca in banca o dal proprio consulente finanziario le soluzioni sostenibili non vengono proposte, e così si finisce per investire altrove. È come se un supermercato tenesse i prodotti migliori negli ultimi scaffali, nascondendoli al consumatore.

Francesco Bicciato

I millennials, insomma, tendono ad investire sempre di più in modo sostenibile. Ma non sono gli unici: questa generazione sta trainando tutta la società verso una presa di coscienza ambientalista. «Ci troviamo di fronte di fronte a una piccola, grande rivoluzione», racconta a Linkiesta.it Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile. «Negli ultimi tre quattro anni stiamo assistendo, anche grazie alla conferenza sul clima Cop 21, ad un rilevante incremento di quella che viene oggi definita come una tipologia di investimento con un approccio orientato al lungo termine che integra criteri ESG nella ricerca, nell’analisi e nella selezione dei titoli. È importante sottolineare che questi investimenti sono rivolti principalmente all’economia reale e non sono speculativi. Non solo. I temi di sostenibilità hanno rilevanza economico-finanziaria: i rischi ESG, infatti, possono comportare importanti danni finanziari per le aziende e, di conseguenza, per gli investitori».

I dati dell’ultimo rapporto Eurosif - L’organizzazione che promuove la finanza sostenibile nei mercati finanziari europei - parlano chiaro. «L’Europa si conferma leader a livello internazionale con un peso intorno al 50% delle masse gestite secondo criteri SRI a livello mondiale. È un record», esulta Bicciato. «L’Italia nonostante sia un paese che è partito più tardi rispetto agli altri, attualmente si trova subito dietro Uk e Francia; superiamo anche la Germania». L’aspetto più importante è che questi investimenti non sono solo una moda passeggera come poteva sembrare qualche anno fa: volumi sempre più importanti di grandi investitori si sono spostati su questo tipo di investimenti, e non esitano a prolungarli nel tempo. «Bisogna sfatare la credenza diffusa che gli investimenti sostenibili implicano una rinuncia a parte dei rendimenti – sottolinea Bicciato -. Non lo diciamo solo noi: molti fra gli indici più importanti a livello internazionale stanno provando che i rendimenti dei prodotti sostenibili sono o in linea o leggermente superiori ai rendimenti tradizionali».

In questo scenario le sorprese vengono proprio dai millennials. La generazione nata tra gli anni ’80 e ’90 si sta approcciando all’investimento responsabile in maniera molto superiore degli investitori senior. «La cosa interessante è che le nuove generazioni hanno una sensibilità sociale e ambientale molto più sviluppata di quelle passate, come hanno recentemente dimostrato anche gli scioperi globali per il clima», spiega Bicciato. «Una volta certi temi venivano affrontati solo da una nicchia di ambientalisti. Oggi la questione ambientale è un interesse di massa e viene affrontata a livello globale». Gli investimenti responsabili sono come una torta: ci sono tutti gli ingredienti giusti affinché il piatto sia delizioso; ne manca solo uno. «Molte persone sono sempre più interessate a questo tipo di investimenti, ma purtroppo quando un risparmiatore si reca in banca o dal proprio consulente finanziario le soluzioni sostenibili non vengono proposte, e così si finisce per investire altrove. È come se un supermercato tenesse i prodotti migliori negli ultimi scaffali, nascondendoli al consumatore. È quindi necessario che aumenti sia la conoscenza che la diffusione di questo tipo di strumenti». Solo a quel punto potremmo assistere ad una diffusione massiva degli investimenti responsabili.

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