23 Aprile Apr 2019 0600 23 aprile 2019

Chi è Ilhan Omar, la prima donna di colore e musulmana al Congresso Usa

Originaria della Somalia, arrivata in Usa da ragazzina e poi approdata al Congresso, la storia della Omar è soprattutto una storia di riscatto. Attaccata da più parti per via dell'hijab che porta e di alcune sue affermazioni relative all'11 settembre, di recente si è raccontata in un'intervista

Ilhan Omar_Linkiesta
Brendan Smialowski / AFP

È la prima donna di origini somale e una delle prime due donne musulmane ad essere elette al Congresso ed è anche la prima donna di colore a rappresentare il Minnesota, parliamo di Ilhan Omar. La sua è una storia di riscatto, come si legge infatti sulla scheda a lei dedicata sul sito web della Camera dei Rappresentanti Usa, Ilhan Omar è scappata dalla guerra civile somala quando aveva solo otto anni ed è arrivata negli Stati Uniti dopo aver trascorso quattro anni in un campo per rifugiati in Kenya. Nel 1997 si è trasferita a Minneapolis, quindi ha lavorato come educatrice presso la University of Minnesota, come Policy Fellow alla Humphrey School of Public Affairs e come assistente al Consiglio della Città di Minneapolis. Tre anni fa è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti del Minnesota, diventando di fatto il primo legislatore di origine somala in Usa. Quindi, nel gennaio 2019 ha iniziato ufficialmente il suo mandato al Congresso.

La sua è anche una storia di solidarietà femminile. Alle ultime mid-term elections infatti, la presenza delle donne ha fatto notizia, battendo il record del 1992 e con alcune delle nuove elette, in particolare con Rashida Tlaib, Alexandria Ocasio-Cortez e Ayanna Pressley, è nata una costruttiva complicità. “Ricordo che guardavo alcune delle candidate come Rashida Tlaib e condividevo le sue cose sui social media. Prima di incontrare Alexandria (Ocasio-Cortez), mia figlia e mio marito hanno nominato questa giovane donna che si era candidata e stava sfidando un incumbent, così l’ho seguita su Twitter. Poi lei ha seguito me e le ho scritto (…) Quando mi sono unita alla corsa, sono diventata parte di questo straordinario gruppo di persone che non solo stavano parlando dei valori progressisti che mi interessano, ma che erano anche persone alle quali potevo essere di supporto”, ha dichiarato Ilhan Omar in un’intervista rilasciata ad Ava DuVernay.

Tuttavia, la sua è anche una storia di pregiudizi da superare. È complicato far emergere le battaglie politiche portate avanti dalle nuove candidate quando l’attenzione mediatica viene indirizzata soprattutto su altre questioni, volte ad alimentare dubbi e sospetti. Lo scorso dieci aprile, ad esempio, Ilhan Omar si è vista costretta a chiarire su Twitter il suo amore e il suo impegno per gli Stati Uniti e a scrivere di essere americana come gli altri, dopo che su Fox News Channel le sono state mosse alcune critiche. Una è arrivata da parte di Jeanine Pirro, che si era chiesta se l’uso del velo chiamato hijab indicasse il rispetto della legge islamica e se questa fosse contraria alla Costituzione Usa. La seconda critica è arrivata invece da parte di Brian Kilmeade, il quale, prendendo spunto da una frase estrapolata da un discorso tenuto a fine marzo da Ilhan Omar, ha sostanzialmente messo in dubbio la lealtà della giovane rappresentante nei confronti del Paese.

Tra gli altri, Ayanna Pressley e Alexandria Ocasio-Cortez, che ha ricordato che Omar sponsorizza anche un fondo a sostegno delle vittime, l’hanno difesa e il Washington Post ha ricostruito l’intera vicenda, per contestualizzare l’espressione della Omar più volte riportata, dando ai lettori la possibilità di farsi una propria opinione in merito

Nel discorso richiamato, Ilhan Omar aveva detto che molti musulmani-americani si sentono cittadini di seconda classe dopo i tragici fatti accaduti nel 2001, per riferirsi ai quali la Omar avrebbe usato l’espressione “alcune persone hanno fatto qualcosa.” Il tentativo della Omar di parlare del pregiudizio nei confronti degli islamici è stato fatto passare come un modo per sminuire la gravità degli eventi di quell’ undici settembre. Tra gli altri, Ayanna Pressley e Alexandria Ocasio-Cortez, che ha ricordato che Omar sponsorizza anche un fondo a sostegno delle vittime, l’hanno difesa e il Washington Post ha ricostruito l’intera vicenda, per contestualizzare l’espressione della Omar più volte riportata, dando ai lettori la possibilità di farsi una propria opinione in merito. Il presidente Trump dal proprio account Twitter ha pubblicato un video in cui si alternano le drammatiche immagini del 2001 con la frase “some people did something” pronunciata dalla Omar e con la didascalia scritta a caratteri cubitali “noi non dimenticheremo mai.”

L’episodio richiamato è uno degli ultimi in ordine di tempo con al centro la neo eletta di origini somale per dichiarazioni diventate oggetto di polemiche e discussioni. Polemiche che evidentemente non distolgono la sua attenzione dai motivi che l’hanno spinta a fare politica. Infatti, come aveva dichiarato a inizio aprile su Interview Magazine: “C’è (stata soprattutto) una separazione tra gli attacchi verso le nostre idee e gli attacchi verso le nostre identità. Noi stiamo cercando di focalizzarci sulla difesa delle nostre idee e stiamo cercando di non dare alle persone l’opportunità di metterci in un angolo dove siamo bloccati a difendere le nostre identità. Credo che accada perché facciamo parte di una generazione che sta costruendo un movimento. È molto diverso e unico. Sappiamo cosa vuol dire prenderci cura di noi (…) Capiamo che la mia tristezza è la tristezza delle mie sorelle qui al Congresso. E che il loro successo è il mio successo. Noi non stiamo lottando per la visibilità. Noi stiamo lottando per un riconoscimento. Ciò che facciamo è lottare per la nostra gente.”

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