23 Aprile Apr 2019 0726 23 aprile 2019

Evviva la Raggi e il Salva-Roma, abbasso l’ipocrisia dei sepolcri imbiancati di destra e sinistra

Meno interessi, meno spesa pubblica, meno tasse: questo l’effetto del cosiddetto decreto Salva Capitale, promosso dai Cinque Stelle e inviso a Matteo Salvini. Che dovrebbe ricordarsi, al pari della sinistra, chi e come ha prodotto il debito finanziario della Capitale. E chi e come l’ha gestito

Virginia Raggi 2 Linkiesta
Andreas SOLARO / AFP

Domanda: chi ha emesso un prestito obbligazionario da 1,4 miliardi di euro con scadenza 2048 su cui paga il 5,34 per cento di interesse, pari a 74,8 milioni all’anno? E chi ha deciso, nel 2010, che per salvare il Comune di Roma da questa ideona geniale, il debito andasse trasferito a una “gestione commissariale” che costa ogni anno 300 milioni di euro ai contribuenti italiani e 200 da quelli romani, che proprio per questo pagano l’addizionale Irpef più alta d’Italia (a fronte dei servizi peggiori)? Ve lo diciamo noi: Walter Veltroni è il sindaco del prestito obbligazionario. Gianni Alemanno è il sindaco della gestione commissariale.

Ve lo diciamo perché chi oggi dalle parti del Pd sghignazza dello psicodramma Raggi dovrebbe ricordarsi quantomeno di esserne parte in causa, se non addirittura causa. E perché chi oggi annuisce quando Salvini dice che “La Lega non vota norme che creano disparità” come il cosiddetto decreto “Salva Roma” dovrebbe ricordarsi che nulla ha creato più disparità della gestione commissariale voluta da un sindaco di centrodestra che alle ultime elezioni ha apparentato il suo movimento sovranista proprio alla Lega di Salvini, riuscendo addirittura a eleggere un senatore.

Meno interessi, meno spesa improduttiva e meno tasse. L’avesse fatto il commissario Tronca, o un governo tecnico, saremmo qui a spellarci le mani dagli applausi, di fronte alla raffinata opera di ingegneria finanziaria

Una volta chiarito questo paio di dettagli, se volete, possiamo pure parlare del celeberrimo decreto Salva Roma. Che, bontà sua, per una volta prova a risolvere il problema del debito finanziario della Capitale, anziché aggravarlo (lo spiega molto bene Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, se volete approfondire). Uno, perché rimette nelle mani del Tesoro il debito finanziario (che il Tesoro già paga) permettendogli, da debitore più solido, di rinegoziare l’interesse del 5,34%. Due, perché rimette nelle mani del Comune i soli debiti commerciali, circa 3 miliardi di euro in tutto, e permette al Comune di stornare parte dei 500 milioni messi ogni anno a bilancio per pagare la gestione commissariale. Tradotto: di diminuire l’addizionale Irpef.

Meno interessi, meno spesa improduttiva e meno tasse. L’avesse fatto il commissario Tronca, o un governo tecnico, saremmo qui a spellarci le mani dagli applausi, di fronte alla raffinata opera di ingegneria finanziaria. Ahi noi, l’hanno fatto i tecnici del comune di Roma e del ministero dell’economia, regalando il proscenio a Virginia Raggi e Laura Castelli, e quindi è assistenzialismo, Roma-nel-caos, spreco-di-soldi-pubblici, mancetta-elettorale. Come da manuale.

Un po’ di laicità di giudizio non guasterebbe, in questi tempi bui. Perlomeno quel minimo per dire che oggi toccherà essere molto contenti se il decreto Salva Roma passerà dalle forche caudine del Consiglio dei Ministri. Che il Movimento Cinque Stelle, a questo giro, sta dalla parte giusta della Storia. Che Virginia Raggi sarà pure un disastro, ma a far la conta dei disastri di chi è arrivato prima di lei - diciamo da Veltroni in poi - cominceremmo ora e faremmo notte. Che nessuno si può permettere di fare il verginello di fronte ai guai di Roma, anche se fa finta di essere nato ieri, come qualcuno dalle parti del Viminale. Che se abbiamo la Capitale che abbiamo è perché ce la meritiamo, nessuno escluso.

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