24 Aprile Apr 2019 0733 24 aprile 2019

Zero per l’ambiente, zero per la scuola: il governo si dimentica il futuro (e l’opposizione dorme)

Dalla commissione cultura e dai banchi del parlamento si levano le voci di chi rimarca la totale assenza di risorse per due capitoli di spesa fondamentali per il futuro del Paese. L’opposizione potrebbe fare battaglia, e costruire un’alternativa, su questi temi. E invece, al solito, nulla

Salvini Dimaio Linkiesta

Zero per l’ambiente, zero per la scuola. Bastano otto parole, un apostrofo e una virgola per definire il governo gialloverde e, peggio ancora, la china che ha preso un Paese che ancora ne sostiene l’agenda e ne definisce le priorità. Ci riferiamo a quel che c’è nel documento di economia e finanza presentato poche settimane fa nel quale oggi, dopo giorni passati a discutere di reddito di cittadinanza, di quota 100, di aumento dell’Iva e di clausole di salvaguardia, ci accorgiamo mancano completamente i due temi che più di tutti definiscono la propensione a occuparsi del futuro.

Il disappunto per le promesse disattese in ambito scolastico sono affidate a una nota di Luigi Gallo, Movimento Cinque Stelle, presidente della commissione Cultura alla Camera, che in una nota diffusa ieri ha espresso tutto il suo disappunto per l’assenza, nel def, di un rinnovo del contratto dei docenti per il triennio 2019-2021 e di una misura volta a evitare le “classi pollaio”, con più di 30, talvolta sino a 36 alunni. Tema, quest’ultimo, che si intreccia con quello dell’edilizia scolastica, anch’esso passato in cavalleria. Possiamo discutere del fatto che siano priorità per il mondo scolastico, ma rimane il fatto che quel poco di cui si era discusso è sparito senza lasciar traccia.

Non fossimo nel mezzo di uno psicodramma, scuola e ambiente dovrebbero essere il fulcro dell’opposizione al governo Conte e le colonne portanti di un’alternativa di governo a Lega e Cinque Stelle

Lo stesso vale per l’ambiente, come denuncia la deputata di Leu Rossella Muroni, già presidente di Legambiente. Doveva esserci il celeberrimo taglio ai 18 miliardi di sussidi alle fonti fossili, ma è rimasto scritto nel vento. Niente sul clima, niente sui gas serra, niente sulla transizione energetica alle fonti rinnovabili, niente sul taglio delle emissioni di CO2, niente sulla mobilità alternativa. Semmai, qualche palliativo in continuità coi governi precedenti e senza un euro in più nel budget: caso scuola, la sostituzione di ItaliaSicura (governo PD) con Proteggitalia (governo gialloverde) per combattere il dissesto idrogeologico. E ancora, dentro il decreto crescita, pare, il potenziamento del bonus per la riqualificazione energetica degli edifici e qualche incentivo all'economia circolare. Che cambia, in fondo?

Esatto, nulla. Com’è nulla - salvo qualche lodevole eccezione, e qualche strafalcione sui manifesti elettorali - la voce che si è levata dall’opposizione su questi temi. Nonostante i tappeti rossi a Greta, nonostante ci si dica #altracosa più o meno dal 5 marzo, nonostante ambiente e scuola siano il simbolo di ciò che la sinistra ha perso per strada nella precedente stagione di governo - tra riforme riuscite male e improvvidi #ciaoni agli ambientalisti sconfitti nel referendum sulle trivelle. Non fossimo nel mezzo di uno psicodramma, scuola e ambiente dovrebbero essere il fulcro dell’opposizione al governo Conte e le colonne portanti di un’alternativa di governo a Lega e Cinque Stelle, l’argomento cardine di ogni conferenza programmatica, di ogni dibattito televisivo, di ogni comizio di piazza.

E invece, già ci immaginiamo la prossima intervista in cui Di Maio attaccherà Salvini proprio su questi temi, per smarcarsi dall’alleato mangia-voti e per togliere ossigeno a qualsivoglia velleità di rimonta delle opposizioni. Lo zero rimarrà zero, insomma, ma scuola e ambiente diventeranno i corpi contundenti della prossima rissa in maggioranza, dopo il Salva Roma, la flat tax e i porti chiusi. Con tanti saluti al futuro, da un Paese che ne avrebbe un bisogno enorme.

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