27 Aprile Apr 2019 0648 27 aprile 2019

Siamo sulla strada per uscire dall’Euro: ecco quel che ci ha detto S&P, per chi lo vuol capire

Meno crescita, più debito e effetti nulli (se non negativi) dalle politiche del governo: nulla di nuovo nel giudizio di Standard & Poor's sui conti pubblici italiani. Attenzione, però: se continua la fuga dei capitali, ballano conti e banche. E l’esito inevitabile sappiamo qual è

Salvini Noeuro Linkiesta
Matteo Salvini a una manifestazione leghista No Euro del 2015 (TIZIANA FABI / AFP)

Forse erano impegnati in campagna elettorale, o a defollowarsi su Instagram, ma fa rumore il silenzio di Di Maio e Salvini sul nuovo giudizio che l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha emesso sull’Italia. Un giudizio che, al netto del voto sintetico BBB con outlook negativo confermato, è una bocciatura senza alcun appello alla politica economica del governo gialloverde.

Lo è, innanzitutto, perché rispetto alla precedente valutazione, datata 26 ottobre 2018, non c’è indicatore che non sia peggiorato. In particolare, sono crollate le previsioni di crescita, dall’1,1% di sei mesi fa allo 0,1% di oggi e sta pericolosamente ricominciando a crescere il rapporto tra debito e Pil, che dovrebbe tornare a quota 132,7% nel 2022. Scende, dal 2,7 al 2,6, il rapporto deficit/Pil, ma solo perché allora, a ottobre, c’era ancora sul tavolo la manovra del cambiamento nella sua versione originale, quella del 2,4%.

Quel che ferisce davvero, tuttavia, sono i giudizi: “l’inversione delle riforme e la volatilità della domanda esterna hanno spinto l’economia dell’Italia in recessione”, scrivono gli analisti di S&P, che è un modo educato per dire che la causa primigenia dei nostri guai sono le scelte di politica economica del governo, e che la congiuntura c’entra il giusto, non fosse altro per il fatto che la crescita per il 2020 è stimata per l’Italia allo 0,6%, meno della metà dell’1,4% cui dovrebbe crescere in media, l’Europa. Stavolta nel mirino c’è soprattutto il reddito di cittadinanza, e il cui effetto positivo sul prodotto interno lordo sarà pari allo 0,2%, meno di quanto ci è costato (6 miliardi sono circa 0,4 punti di Pil). Un effetto, peraltro, di breve durata, “senza ulteriori riforme strutturali che favoriscano la crescita economica”. Figurarsi se dovesse aumentare l’Iva, per dire.

Nei fatti, S&P ci sta dicendo una cosa molto semplice: che ci stiamo isolando, sempre di più. Un isolamento, aggiungiamo noi, che potrebbe far tornare in auge l’ipotesi di uscita dalla moneta unica, se per caso a ottobre, il rating italiano scendesse ancora un po’, a BBa3 o a BBB-, a un solo gradino dalla spazzatura

Quel che più preoccupa, tuttavia, è la chiosa: secondo Standard & Poor’s, infatti, è in corso “un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie esterne per il governo italiano e le banche“. Anche qui, serve la traduzione: i capitali esteri stanno scappando dall’Italia, che è sulla “buona” strada per diventare “creditore netto esterno entro la metà del decennio”. Nei fatti, S&P ci sta dicendo una cosa molto semplice: che ci stiamo isolando, sempre di più. Un isolamento, aggiungiamo noi, che potrebbe far tornare in auge l’ipotesi di uscita dalla moneta unica, se per caso a ottobre, il rating italiano scendesse ancora un po’, a BBa3 o a BBB-, a un solo gradino dalla spazzatura.

Le implicazioni politiche le lasciamo a voi. Ma è chiaro che nelle sliding doors di Palazzo, un’eventuale crisi gialloverde e un eventuale governo Salvini - previe elezioni o meno - inclinerebbero, e non di poco, il piano verso questa ipotesi. Soprattutto se il Capitano leghista, ora accreditato dai sondaggi di un mostruoso 37% dei consensi, giurasse al Colle prima della legge di bilancio. Nelle mani di Mattarella c’è qualcosa di più del destino del governo Conte. Già lo sapevamo, in fondo. Standard & Poor’s semplicemente, ce l’ha ribadito.

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