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29 Aprile Apr 2019 0600 29 aprile 2019

Quando il mondo scoprì la luce elettrica e non sapeva come usarla

Il gesto, oggi meccanico, di accendere la luce pigiando un interruttore fu, a suo modo, una rivoluzione. Per generazioni abituate a candele e fiammiferi si trattò di una novità inaudita, al limite della truffa

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da Pxhere

Quando divenne di uso comune, l’elettricità apparve a tutti come una meraviglia. Una novità assoluta che faceva a pugni con secoli, anzi millenni di tradizioni e abitudini. Il passaggio dalla candela all’interruttore, oggi un gesto tanto normale quanto meccanico, fu quasi una rivoluzione. Le persone, almeno stando alle cronache dell’epoca, dovevano imparare una cosa nuova e, come sempre in questi casi, non tutti ci riuscivano.

Nel 1884, per esempio, vennero organizzate delle conferenze per insegnare (e vendere) la nuova scoperta. “All’ultima mostra sull’elettricità del Cystal Palace”, scriveva l’ingegnere elettrico inglese Rookes Crompton, uno dei più importanti promotori e imprenditori dell’elettricità della sua epoca, “una coppia che veniva dalla campagna ha chiesto quanto costasse una lampadina a incandescenza che si trovava esposta. Dopo che gli fu venduta (a sol cinque centesimi), ha sprecato una intera scatola di fiammiferi nel tentativo di accenderla. E alla fine, dopo aver abbandonato l’impresa, se ne è andata, sostenendo che fosse tutto un raggiro”.

La luce era cambiata. Lo dimostra questa scritta:

E anche questo manuale del 1914, che ancora doveva decantare le qualità dell’elettricità, considerata migliore di qualsiasi cameriere: “È sempre a disposizione, sempre pronta a svolgere il compito richiesto (che fa in perfetto silenzio, con velocità e senza caos), non chiede mai un giorno libero e nemmeno un aumento. Anzi, lavora anche oltre l’orario consentito”. Delicatezze del marketing di una volta.

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