29 Aprile Apr 2019 0716 29 aprile 2019

“Dichiariamo emergenza climatica”: in Gran Bretagna la rivoluzione verde sta succedendo davvero

Sono già 59 i comuni britannici (tra cui Londra) che si sono impegnati a tagliare drasticamente le emissioni entro il 2030. A loro si sono uniti la premier scozzese Nicola Sturgeon e il leader laburista Jeremy Corbyn. Chi pensava che la protesta finisse alle treccine di Greta, deve ricredersi

Sturgeon Linkiesta
ANDY BUCHANAN / AFP

“Dichiariamo emergenza climatica”: abituatevi a queste parole, perché altrove - in Gran Bretagna, per la precisione - stanno diventando un tormentone politico. Solo ieri, per dire, la primo ministro scozzese Nicola Sturgeon le ha pronunciate di fronte all’auditorio dello Scottish National Party, il movimento di cui è leader. E Jeremy Corbyn, leader dei laburisti britannici, ha dichiarato che il suo partito presenterà una legge alla Camera dei Comuni per chiedere che tutto il Regno Unito dichiari emergenza climatica, con l’obiettivo di tagliare drasticamente le emissioni di CO2 entro il 2030 ed evitare che nei prossimi dodici anni la temperatura del pianeta salga di più di un grado e mezzo, quella che l’Ipcc ha definito nel suo ultimo rapporto come la soglia di non ritorno.

Buoni ultimi, Sturgeon e Corbyn. Perché neil’isola di Sua Maestà, nel giro di pochi mesi, sono già 59 i Comuni che hanno dichiarato l’emergenza climatica, impegnandosi ad adottare misure che riducano drasticamente le emissioni di CO2 e fissando una data (il 2030 o il 2050, generalmente) per raggiungere l’obiettivo. Tra essi, realtà importanti come Edinburgo, Cardiff, Leeds, Leicester, Oxford, Cambridge, Newcastle, Nottingham, Portsmouth, York. E ovviamente, pure la capitale Londra guidata dal sindaco laburista Sadiq Kahn.

Uno, due, tre a zero per Greta, verrebbe da dire. Perché senza di lei e senza una mobilitazione di massa che chiedesse a gran voce alla politica di prendere sul serio le parole degli scienziati dell’Ipcc e dei risultati del loro ultimo rapporto, col cavolo che sarebbe successo qualcosa

Se pensate si tratti di una goliardata, siete fuori strada. Dietro questa adesione, innanzitutto, c’è un voto consiliare che rimane agli atti, non un tweet o un’intervista al giornale locale. In secondo luogo, c’è una parola, emergenza, che non è usata a caso, ma col preciso scopo di definire un senso di urgenza collettiva, di svegliare la politica dal torpore dell’acquiescenza degli utlimi anni, in cui quella ambientale è sempre stata la questione in coda a tutte le agende possibili. E la parola emergenza, al contrario, ha definito fenomeni che emergenziali non erano, dalle migrazioni alla sicurezza domestica. Per dire, sempre in Gran Bretagna il governo May è nella bufera perché alcuni documenti conflidenziali hanno rivelato che avrebbe speso solo una minima parte dei 100 milioni di pound stanziati nel 2015 per il progetto “aria pulita”. Terzo, perché dietro a questi voti già ci sono strategie e progetti concreti per raggiungere l’obiettivo, dalla mobilità elettrica alla ristrutturazione di interi quartieri secondo i dettami del modello energiesprong, che rende le case produttrici nette di energia.

Uno, due, tre a zero per Greta, verrebbe da dire. Perché senza di lei, senza i Fridays for Future, senza Extintion Rebellion, senza una mobilitazione di massa che chiedesse a gran voce alla politica di prendere sul serio le parole degli scienziati dell’Ipcc e dei risultati del loro ultimo rapporto, col cavolo che sarebbe successo qualcosa, che l’agenda si sarebbe ribaltata. Alla faccia di chi, in queste settimane, si è divertito a parlare di treccine e gretini, senza cogliere il potenziale politico che questa operazione stava scatenando e che ormai va ben oltre Greta e il suo cartello di cartone.

Lo diciamo sottovoce: sarebbe bello che anche i comuni italiani cominciassero a dichiarare emergenza climatica, seguendo l’esempio dei loro omologhi britannici. E sarebbe bello vedere i territori, quegli stessi territori mortificati da una politica sempre più romacentrica, ribaltare l’agenda politica, assieme ai loro cittadini. Ora c’è anche l’esempio, e la frase giusta per farlo: dichiariamo emergenza climatica. Chi comincia?

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