Cinema
29 Aprile Apr 2019 0600 29 aprile 2019

Ecco com’è “Il campione”, l’ultimo film di Stefano Accorsi (ispirato alla storia di Balotelli)

Il Festival del Cinema europeo di Lecce non sarà come Cannes o Venezia, ma ogni anno riunisce importanti nomi del cinema italiano. Tra questi Stefano Accorsi, che nel suo ultimo film interpreta un professore che deve preparare alla maturità un asso del calcio

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Vent’anni di premiazioni, anteprime, incontri indimenticabili. Quest’anno il Festival del cinema europeo di Lecce, diretto come sempre da Alberto La Monica, spegne venti candeline, un anniversario importante per un appuntamento con la settima Arte cominciato quasi in sordina, tra le indimenticate sale del cinema Santa Lucia che oggi ahimè non esiste più, ma che poi ha visto aumentare la sua popolarità portando un po’ di glamour al capoluogo barocco.

Ogni anno l’appuntamento è fissato tra la prima e la seconda settimana di aprile, in quei giorni immersi tra il languido tepore e le capricciose piogge primaverili, in momenti di sbalzi climatici che però non fanno calare l’attenzione dal fermento e dalla trepidante attesa per l’arrivo di registi e divi del cinema italiano ed europeo. Non sarà come stare a Venezia, Torino o Roma ma in queste due decadi la kermesse salentina ha visto passare grandi registi come Ferzan Ozpetek, Stephen Frears, Danis Tanovic e Emir Kusturica. E poi ancora non sono mancati i protagonisti della rinascita del cinema italiano, da Toni Servillo a Elio Germano, da Valerio Mastandrea a Valeria Golino fino alle grandi icone come Claudia Cardinale o Stefania Sandrelli, la quale ha aperto l’edizione portando tutto il suo fascino e la sua leggerezza, mentre ha raccontato divertenti aneddoti sui suoi film girati in quasi sessant’anni di carriera. L’attrice toscana ha lavorato con Germi, Scola, Bertolucci e ultimamente anche con Virzì nel premiatissimo La prima cosa bella.

Oltre ai protagonisti del cinema europeo – quest’anno è toccato all’autore russo Aleksandr Sokurov – puntualissimi sono arrivati Carlo e Silvia Verdone, quest’anno senza l’altro fratello Luca, per il consueto appuntamento con il premio dedicato al padre Mario Verdone e destinato alla migliore opera d’esordio per un regista che non ha ancora compiuto quarant’anni. Come tutti i festival che si rispettano c’è stato un miglior film vincitore – a cui è stato consegnato con tanto di cerimonia finale non l’Oscar, né il David né il Nastro d’argento bensì l’Ulivo d’oro, albero rappresentativo del Salento – premiato da una giuria presieduta da Marco Müller e che ha scelto Oray di Mehmet Akif Buyukatalay, un film forte sul problema dell’immigrazione in Europa. Il premio Mario Verdone invece è andato a Damiano e Fabio D’Innocenzo per Terra dell’abbastanza, lungometraggio sui problemi dei giovani, sui loro inferni e le possibili redenzioni.

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