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Edilizia irregolare
3 Maggio Mag 2019 0600 03 maggio 2019

Spiaggia di Triscina, finalmente si abbattono le case abusive. Ma Salvini evita di parlarne

Proprio accanto al promontorio dove i greci avevano scelto di costruire il Tempio di Selinunte è sorto un insediamento abusivo con migliaia di case che sono arrivate ad occupare la duna costiera. Molti degli occupanti erano parenti di Messina Denaro. Ora, finalmente, quegli edifici saranno abbattuti

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Quanto sta avvenendo a Triscina, nel Comune di Castelvetrano, non è una vicenda di cronaca locale. Se davvero il Ministro Salvini volesse dimostrare che prende sul serio la lotta alla mafia e il contrasto all’illegalità dovrebbe trovare il tempo nei prossimi giorni per fare visita a questo Comune siciliano noto alla cronaca per essere la città natale del più famoso latitante italiano, Matteo Messina Denaro, e ringraziare il lavoro svolto dai tre Commissari che sono stati alla guida del Comune dopo lo scioglimento nel 2017, guarda caso, per Mafia.

Fino ad oggi sembrava impossibile che nella località simbolo dell’abusivismo edilizio qualcuno potesse dare il via libera alle demolizioni degli edifici costruiti sulla spiaggia di Triscina. Per comprendere la dimensione del fenomeno e l’incredibile fascino dell’area si deve guardare una foto aerea o magari aprire un atlante storico del Touring. Proprio accanto al promontorio dove nel V secolo Avanti Cristo i greci avevano scelto di costruire il Tempio di Selinunte è sorto, a partire dagli anni Sessanta, un insediamento abusivo con migliaia di case che sono arrivate ad occupare la duna costiera senza paura di sfidare il mare, la natura o tanto meno di violare le Leggi dello Stato.

Questo fino quando il Comune due anni fa è stato sciolto. Il Commissario Salvatore Caccamo ha raccontato in questi mesi le due incredibili situazioni che hanno dovuto affrontare. Da un lato un buco di bilancio di oltre 27 milioni di Euro, dovuto in larga parte a mancate riscossioni di tasse e contributi, e dall’altro una illegalità urbanistica con pochi paragoni persino in un Paese martoriato dall’abusivismo come l’Italia. È bastato aprire le carte per scoprire che 85 edifici erano totalmente abusivi, perché costruiti dopo il 1976 nei 150 metri dal mare che la Legge regionale tutelava in modo assoluto.

Da un Ministro degli Interni di un Paese civile ci si aspetterebbe che venisse a ribadire pubblicamente ai due candidati a Sindaco che il percorso di legalità e di riscatto di questo meraviglioso pezzo di Sicilia non si fermerà qui

A quel punto non poteva esserci altra decisione che di muovere per la prima volta le ruspe. La scelta ha aperto uno scontro durissimo con gli abusivi, perché mai nessuno aveva avuto il coraggio di abbattere e tutti si sentivano protetti dal fatto che tra i proprietari delle case figuravano parenti stretti di Messina Denaro. Non è stato facile resistere tra minacce, ricorsi al Tar e alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, esposti alla Corte dei Conti. Per fermare le ruspe si è arrivati persino a proporre pubblicamente, all’allora Assessore regionale Vittorio Sgarbi, di allargare la profondità della spiaggia per regolarizzare tutte le case.

Ma si è capito che il clima era cambiato quando sono cominciate a venire giù le prime abitazioni, lo scorso Dicembre, in un periodo in cui praticamente nessuno vive in case che sono di villeggiatura. A quel punto qualcuno ha cominciato ad autodemolire prima che gli fosse sequestrata anche la proprietà. Ma il lavoro non si è fermato qui, perché quando i tecnici hanno confrontato le foto aree del 1978 con la situazione attuale si sono resi conto che almeno altri 273 immobili vicini alla spiaggia erano quanto meno sospetti ed è stata avviata la procedura di accertamento per arrivare agli abbattimenti. L’appetito vien mangiando, e a quel punto è venuta l’idea di provare a capire come liberare completamente la spiaggia dagli edifici e di ricostruire la duna.

Per portare avanti questi obiettivi sono stati coinvolti il Politecnico di Milano e l’Università di Palermo, per approfondire una operazione urbanistica e ambientale senza esempi in Italia. E qui arriviamo all’attualità e torniamo a Salvini, perché domenica 12 maggio si torna al voto a Castelvetrano per il secondo turno delle elezioni comunali, che dovrebbero riportare amministratori eletti dai cittadini al governo del Comune. Da un Ministro degli Interni di un Paese civile ci si aspetterebbe che venisse a ribadire pubblicamente ai due candidati a Sindaco che il percorso di legalità e di riscatto di questo meraviglioso pezzo di Sicilia non si fermerà qui. Intanto oggi come Legambiente saremo a Castelvetrano per incontrare e ringraziare i Commissari, con l’impegno a vigilare perché non si fermi il lavoro portato avanti in questi mesi e dimostrare che la bellezza può sconfiggere la mafia, come diceva Peppino Impastato.

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