4 Maggio Mag 2019 0804 04 maggio 2019

Da Napoli a Viterbo, l’Italia è un far west: ecco il vero fallimento di Matteo Salvini (che fa comizi e basta)

Bambini feriti in sparatorie in pieno centro, commercianti ammazzati a colpi di spranga, carabinieri uccisi in pieno giorno, scontri con armi da fuoco davanti alle scuole. L’Italia è fuori controllo. Eppure Salvini continua a far comizi come niente fosse. Qualcuno lo sveglia, per favore?

Salvini Orban 2 Linkiesta
AFP PHOTO / Hungarian Prime Minister's press office / BALAZS SZECSODI

Gli spari a Napoli, in pieno centro, con una bambina di quattro anni colpita al torace. Un commerciante del pieno centro di Viterbo ammazzato a colpi di spranga e poi finito a terra con la testa schiacciata tra uno scarpone e l’asfalto. Questo solo ieri. Ma se allarghiamo lo sguardo, ecco gli spari davanti a una scuola, sempre a Napoli, nel rione Villa, di tre settimane fa. Ecco un pregiudicato che ammazza un carabiniere, a Foggia. Ecco il tentato omicidio, sempre a colpi di pistola, in pieno centro a Milano, durante la settimana del Salone del Mobile.

Magari è un caso, magari siamo vittime di un’onda emotiva, ma la sensazione, forte, è quella di un’Italia fuori controllo, un far west di armi, sparatorie e brutalità cui non eravamo più abituati, cui non dovremmo essere mai abituati. In un Paese normale, di tutto questo il ministro dell’interno, che si occupa tra le altre cose della sicurezza dello Stato in cui viviamo, e della lotta alla criminalità, organizzata e non, dovrebbe rispondere di quanto sta accadendo. E le opposizioni dovrebbero incalzarlo, su questa escalation di violenza.

Qualcuno è in grado di chiedergli cosa intende fare, per evitare sparatorie e omicidi come quelli di Napoli, Viterbo, Foggia e Milano? Qualcuno è in grado di inchiodarlo alle sue responsabilità di ministro, che ieri avrebbero dovuto portarlo sui luoghi delle tragedie, non sul palco di Modena per la campagna elettorale delle europee?

Con Salvini al potere, però, tutti zitti. Zitti i commercianti, che in altri casi - la rapina-omicidio del bar di Budrio, per dirne una - furono assai meno indulgenti nei confronti del Viminale e del suo inquilino. Zitti i talk show televisivi delle reti Mediaset, che sulla percezione di insicurezza ci hanno costruito palinsesti interi. Zitti i giornali di destra, che oggi aprono sul caso Siri, sui dissidi tra Lega e Cinque Stelle, sull’illegittimità del decreto sicurezza, nella parte che impedisce ai richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe della città in cui risiedono, pur di non parlare di spari e rapine. Zitte persino le opposizioni, che pure avrebbero tutta la legittimità e l'interesse a porre il problema. Silenzio.

Eppure sì, è di spari e rapine che dovremmo parlare. Perché la sicurezza non si ferma sulle coste di Lampedusa o nei porti siciliani. La sicurezza è presidio sociale delle periferie, altrimenti arriva nel cuore delle nostre città. La sicurezza è lotta senza quartiere alla criminalità organizzata. La sicurezza è tutela dell’incolumità delle proprie forze dell’ordine. Tutte cose di cui il ministro dell’interno, nella sua guerra alle frontiere aperte e nella sua crociata a favore delle armi da fuoco per difesa personale, non si è mai occupato.

Qualcuno è in grado di chiedergli cosa intende fare, per evitare sparatorie e omicidi come quelli di Napoli, Viterbo, Foggia e Milano? Qualcuno è in grado di inchiodarlo alle sue responsabilità di ministro, che ieri avrebbero dovuto portarlo sui luoghi delle tragedie, non sul palco di Modena per la campagna elettorale delle europee? Qualcuno vuole dirlo, per cortesia, che il ruolo del ministro dell’interno non si esaurisce nell’impedire gli sbarchi o nello sgomberare i centri di accoglienza per richiedenti asilo, o nell’andare a farsi fotografare con Viktor Orban? Qualcuno potrebbe dire a Salvini, cortesemente, di fare il lavoro per cui è pagato? Altrimenti, tanto valeva tenersi Alfano.

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