6 Maggio Mag 2019 0600 06 maggio 2019

Pericolo droni negli aeroporti? Ci pensa una startup italiana

TEC, una startup italiana, ha trovato il modo (a impatto energetico minimo) di riconoscere gli stormi di uccelli, e i droni che potrebbero creare pericoli agli aerei. Voli più sicuri grazie a un’idea di giovani italiani

Sully
Un fotogramma dal film Sully

È la cronaca che ci avvisa di un grande potenziale pericolo di sicurezza. Lo ha scritto anche il Corriere della Sera nell’edizione del 25 aprile a firma di Leonard Berberi: “Sempre più droni sugli aeroporti: arrivano a 15 metri dai jet in decollo. Il dossier dell’Agenzia per la sicurezza del volo: 60 casi nel 2018, +230% sul 2015. I pericoli per gli aerei. In Italia sono 11.647 quelli autorizzati a volare”.

Pezzo che continua così. “Le immagini sono spettacolari. Ecco un Embraer di Alitalia sfrecciare a circa cento metri di distanza subito dopo esser decollato dalla pista di Linate. Quindi un Airbus di easyJet e un altro di Brussels Airlines più vicini, tanto che la fotocamera non può evitare di registrare la turbolenza. Di video così questo 17enne della provincia di Milano che si fa chiamare Matteo ne ha diversi. Tutti girati dal suo drone dalle parti di Novegro (a nord di Linate), ben custoditi nel telefonino, inviati via WhatsApp agli amici, ma non pubblicati online: perché quei filmati Matteo non avrebbe dovuto girarli così vicino, circa 400 metri, meno dei 5 chilometri stabiliti. Ce n’è uno del 25 maggio 2018. E chissà che non sia suo l’oggetto segnalato dal pilota di un Airbus A320 partito da Linate alle autorità italiane. Uno dei 60 avvistamenti dell’anno passato, calcola l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv) che nel Rapporto informativo sottolinea un aumento di questi approcci del 30,4% sul 2017 e del 233,3% rispetto al 2015. Roma, Milano e Napoli sono le aree più critiche. In qualche caso il drone è passato a 15 metri dal velivolo”.

Ed è ancora la cronaca a farci ricordare i momenti di panico a Londra Gatwick per l’avvistamento di alcuni di questi apparecchi che ha portato al blocco dell’aeroporto tra il 19 e il 21 dicembre 2018 con un impatto su 140 mila viaggiatori e costi extra per la sola easyJet di 17 milioni di euro. Ed è sempre la cronaca che ci racconta che nel 2019, per due volte — esattamente il 3 marzo e il 1° aprile — i droni hanno portato allo stop temporaneo di Malpensa.

Droni in aeroporto, chiaramente il pericolo è dettato sia da “ragazzate” – chiamiamole così – e soprattutto da eventuali attacchi, anche terroristici, che possono causare danni enormi a persone e cose

Chiaramente il pericolo è dettato sia da “ragazzate” – chiamiamole così – e soprattutto da eventuali attacchi, anche terroristici, che possono causare danni enormi a persone e cose. Per una problematica oggi molto sentita e al centro della discussione, lo scorso marzo a Madrid, al congresso mondiale del controllo del traffico aereo. “Scali e vettori – si legge nell’articolo di Berberi – chiedono contromisure”. Anche perché il dato è preoccupante: “«Nel 2022 ci aspettiamo 45 milioni di droni nei cieli del mondo, un quarto di questi in Europa», stima Henrik Hololei, numero uno della direzione generale per la Mobilità e il trasporto dell’Ue”.

Detto ciò, fa piacere registrare che c’è una startup innovativa italiana – la TEC (The Edge Company), fondata nel 2017 da un team capeggiato dall’ex pilota di caccia militari Fabio Masci, con sede centrale a Rimini e spinoff a Verona nel parco scientifico e tecnologico – all’avanguardia mondiale in questo segmento (e in altri che vedremo tra poco).

Se la nascita di TEC risale soltanto a un biennio fa, lo sviluppo progettuale è del 2015 con la creazione di un sistema di riconoscimento degli uccelli per gli aeroporti, detto “Bird Concentration Monitoring System” (BCMS). Altra enorme problematica sia per l’impatto ambientale-faunistico e sia per i potenziali danni per gli aerei e i passeggeri, basti pensare al celeberrimo volo US Airways 1549, partito il 15 gennaio 2009 dall’aeroporto LaGuardia di New York e diretto a Charlotte, in Carolina del Nord. Con il comandante Chesley Sullenberger che ha effettuato un ammaraggio di emergenza nel fiume Hudson, cinque minuti e otto secondi dopo il decollo, a causa di un impatto con volatili che ha danneggiato entrambi i motori dell’Airbus A320 in quello che tecnicamente viene definito “Birdstrike”, ovvero l’impatto di un aereo con uccelli selvatici. L’incidente, per fortuna e bravura, non ha provocato vittime ed è poi diventato il bel film intitolato “Sully”, diretto nel 2016 da Clint Eastwood, con il fenomenale Tom Hanks nei panni del comandante “Sully” Sullenberger.

TEC, dopo aver vinto un paio di bandi nel 2017 – “Smart e start” e “Nuove Idee Nuove Imprese” – e nel 2018 diventare una delle 10 startup selezionate a livello mondiale dall’autorevole acceleratore francese The Camp

TEC, dopo aver vinto un paio di bandi nel 2017 – “Smart e start” e “Nuove Idee Nuove Imprese” – e nel 2018 diventare una delle 10 startup selezionate a livello mondiale dall’autorevole acceleratore francese The Camp, da quest’anno ha una partnership di livello assoluto con il “colosso” Airbus, molto sensibile, non a caso (difatti era suo l’A320 ammarato nell’Hudson), alla questione uccelli (nonché a quella dei droni), con LAV (Lega Antivivisezione) e WWF che vedono favorevolmente il sistema tecnologico di TEC.

E come dicevamo poc’anzi, se per vocazione The Edge Company ha il suo core business nel mondo aeronautico, con un sistema di monitoraggio automatico e di riconoscimento delle specie volatili e dei droni per gli aeroporti, utilizzando l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata insieme a un sistema integrato di telecamere in grado di monitorare dall’alba al tramonto l’ambiente aeroportuale (anche classificando le specie avifaunistiche e, addirittura, allontanandole attraverso le grida d’allarme di ogni singola specie). Con due vantaggi sostanziali sui radar: minor costo e zero emissioni (impiegabile quindi anche in aree cittadine poiché non presenta alcun rischio per la salute umana e animale), la futura diversificazione punta all’aerospaziale, dove, con dinamiche simili, si possono individuare e classificare i detriti spaziali, altra enorme problematica del nostro presente-futuro.

Soprattutto, in conclusione, ci riempie di orgoglio che una startup a tecnologia e conoscenza italiana si faccia valere a livello mondiale! Bravi, continuate così!

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