7 Maggio Mag 2019 0600 07 maggio 2019

Zuckerberg ha scoperto la privacy: benvenuti nell’era dei social salotto

Il fondatore di Facebook vuole trasformare i social da un unico gruppo senza limiti e confini a community specifiche di riferimento, in cui sentirsi a proprio agio. Dalla crittografia end-to-end su WhatsApp e Messenger agli acquisti su Instagram. E sarà data più importanza ai gruppi su Facebook

Mark Zuckerberg
AMY OSBORNE / AFP

Il 30 aprile e il primo maggio San Jose è diventato il posto da tenere d’occhio per scoprire le ultime novità sulle principali piattaforme digitali. Proprio in California infatti si è tenuto F8, l’incontro che vede coinvolti migliaia tra sviluppatori, imprenditori e addetti ai lavori. Facebook ne parla infatti come di una «conferenza annuale sul futuro della tecnologia» e non potrebbe essere altrimenti. Durante il primo giorno si è parlato infatti di Instagram, Messenger, WhatsApp, naturalmente Facebook e molto altro, nel secondo giorno, soprattutto di intelligenza artificiale. Una delle parole più ricorrenti e meno scontate è stata privacy, parola o comunque concetto anticipato da un post pubblicato l’ultimo giorno di aprile da Mark Zuckerberg, in cui ha spiegato che Facebook e Instagram erano state create come l’equivalente di una piazza urbana.

Oggi, invece, l’intenzione è quella di trasformare questi social in una sorta di salotto, in cui far entrare soltanto chi si vuole, da qui l’accento sulla crittografia end-to-end su WhatsApp e Messenger, sulla possibilità di effettuare acquisti su Instagram e soprattutto sull’importanza data ai gruppi su Facebook. Zuckerberg ha aperto l'evento spiegando che l’idea è quella di costruire nel tempo una piattaforma sociale più incentrata sulla privacy, che dia la possibilità agli utenti di esprimersi liberamente e di venire in contatto con le persone e le community più rilevanti e pertinenti. In particolare si vuole rendere l’app di Messenger, a breve disponibile anche da desktop, più veloce e leggera. Vi sarà la possibilità di guardare un video assieme nella chat o durante una videochiamata. Verrà anche introdotto uno spazio in cui scoprire le storie o i messaggi dei contatti a cui teniamo di più. Messenger verrà riprogettata per renderla funzionale anche a chi fornisce beni e servizi e la chat servirà a restare in contatto con potenziali clienti per poter rispondere alle loro domande.

Le buone intenzioni di Facebook saranno sufficienti? La sfida è politica e non coinvolge solo il popolare social network. Le piattaforme digitali dovrebbero rendere noti i propri algoritmi e restituire i dati di milioni di utenti, perché in gioco vi è sia la difesa della rete libera, sia la cybersecurity che è la nuova frontiera della sicurezza per ogni Stato

Anche WhatsApp diventerà uno strumento utile per il lavoro, dal momento che verrà prevista la possibilità di condividere ad esempio il catalogo dei prodotti da mostrare agli acquirenti. È soprattutto Facebook però che subirà notevoli modifiche, non solo sul versante degli strumenti, ma dal punto di vista concettuale. Se prima si trattava di un megafono, un modo per parlare a tutti, adesso al centro si vuole inserire il concetto di gruppo. Più di quattrocento milioni di utenti sono iscritti a un gruppo Facebook. I programmatori hanno quindi deciso di renderne più facile la scoperta tra la miriade di community già esistenti. La tab a lato sarà più esaustiva, sarà più facile reperire informazioni in altre sezioni come Marketplace o Facebook Watch, sarà possibile visualizzare gli aggiornamenti relativi ai propri gruppi direttamente in News Feed.

Insomma, non più un unico gruppo senza limiti e confini, ma community specifiche di riferimento, in cui sentirsi a proprio agio. Il cambiamento radicale dell’impostazione di base di Facebook, come ha spiegato Hamilton Santià sempre su Linkiesta, serve anche a riconquistare la fiducia degli utenti. Fiducia persa a seguito degli scandali emersi soprattutto dopo le ultime elezioni presidenziali in Usa in cui la gestione dei dati da parte del popolare social network ha mostrato tutte le sue contraddizioni, mettendo politici, istituzioni e piattaforme digitali davanti a un problema che non può essere più ignorato. Le buone intenzioni di Facebook saranno sufficienti? La sfida è politica e non coinvolge solo il popolare social network. Le piattaforme digitali dovrebbero rendere noti i propri algoritmi e restituire i dati di milioni di utenti, perché in gioco vi è sia la difesa della rete libera, sia la cybersecurity che è la nuova frontiera della sicurezza per ogni Stato.

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