è stato nessuno
8 Maggio Mag 2019 0600 08 maggio 2019

Disastro Xylella, la solita storia: danni incalcolabili e nessun colpevole

Il batterio killer che ha ucciso decine di migliaia di ulivi nel Salento è una sceneggiatura di orrori politici e decadenza cerebrale collettiva. Il processo si è chiuso con un non luogo a procedere, ma il luogo della catastrofe è sotto gli occhi di tutti

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TIZIANA FABI / AFP

Fareste qualsiasi cosa pur di salvare un paradiso naturale, una straordinaria tradizione di un Paese, un’importante risorsa economica, un affascinante attrazione turistica? Colpireste e condannereste in modo esemplare chi non lo fa, chi aveva la responsabilità di farlo, chi è rimasto in silenzio o peggio ancora ha cercato di trarre vantaggi dal disastro? Ricordate gli sciacalli sui terremoti? Gli speculatori sulla ricostruzione? I corrotti che affollano amministrazioni e istituzioni quando si prospetta l’occasione di una grande mangiatoia sulle catastrofi? Fatevi queste domande e poi organizzate un viaggio in Puglia, nel sud della regione, nel Salento che anche quest’anno verrà preso d’assalto da turisti ignari di come il paesaggio sia nel frattempo cambiato: migliaia di ulivi rinsecchiti, morti, sradicati, oltre a quelli che vengono rubati e tagliati per fare legna. Uno scenario che stringe il cuore, laddove c’erano struggenti, magiche e rigogliose forme di alberi cresciuti e modificati nei secoli.

Fatevi queste domande e aggiungete una dose incredibile di insipienza e dabbenaggine, poichè al danno si aggiunge la beffa per chi pensava di trarre vantaggi, per chi si era illuso di guidare fantomatiche battaglie ecologiche, per chi si era incatenato agli alberi e oggi ne piange la scomparsa. Niente aiuti dalla Comunità europea, nessuna possibilità di sostituire le piantagioni con insediamenti turistici, perdite economiche dirette attorno al miliardo e perdite d’immagine e in prospettiva non ancora valutabili. Basti pensare al danno d’immagine sul piano turistico.

La storia della Xylella nel Salento è una tipica storia italiana, una sceneggiatura di orrori politici e decadenza cerebrale collettiva con pochi eroi che purtroppo hanno solo potuto impedire che l’epidemia naturale fosse ancora più ampia e definitiva.

La storia della Xylella nel Salento, il batterio killer che ha ucciso decine di migliaia di ulivi, è una tipica storia italiana, una sceneggiatura di orrori politici e decadenza cerebrale collettiva, con pochi eroi, fra i quali - va detto - scienziati, magistrati e alcuni politici -, che purtroppo hanno solo potuto impedire che l’epidemia naturale fosse ancora più ampia e definitiva. All’origine c’è un dilemma che ricorda la peste manzoniana. La xylella è sostanza o accidente? Dilemma in cui sono sono dibattuti politici e tecnici, provocando così un colpevole ritardo degli interventi necessari. Una fascia di sicurezza, pur con dolorosi espianti, avrebbe infatto arginato il problema. Si sa, sempre per citare Manzoni, il coraggio se uno non ce l’ha non se lo può dare, e infatti a tanti responsabili è mancato il coraggio di intervenire, di andare contro un’opinione pubblica ovviamente preoccupata per gli espianti e contro agricoltori e proprietari terrieri preoccupati per la distruzione della loro ricchezza. Agricoltori e proprietari in parte responsabili essi stessi, se andiamo a chiederci quanti non hanno curato a dovere i terreni, quanti hanno sperato di ricavare sovvenzioni, quanti hanno tergiversato per non volere scegliere il male minore.

L’ultima beffa o mazzata arriva dalla magistratura che ha documentato incuria, irregolarità, interventi «disarticolati, tardivi, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità, non consoni a una corretta gestione dell’emergenza» senza però riuscire a raccogliere prove certe di colpevolezza per procedere contro professori, tecnici, dirigenti regionali e politici locali. Il cerchio si chiude insomma con un non luogo a procedere, come si dice. Mentre il luogo della catastrofe è li, sotto gli occhi di tutti. Per salvare gli ulivi del Salento si era mosso anche Al Bano, ma nella direzione sbagliata. Un’altra voce, bellissima e acuta, nel coro del non fare.

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