integrazione vera
11 Maggio Mag 2019 0600 11 maggio 2019

La rivincita di Ouidad Bakkali: “Facevo politica ma non potevo votare. Oggi sono assessore di tutti i ravennati”

Il 13 novembre 2015 era a Parigi, in uno dei locali attaccati insieme al Bataclan. Ora è diventata assessore alla Cultura e alla scuola del comune di Ravenna, dopo aver ottenuto il diritto di voto. Un modello le nuove generazioni di italiani che vogliono diventare cittadini attivi

Ouidad Bakkali_Linkiesta
Foto tratta dal profilo Facebook di Ouidad Bakkali

Ouidad Bakkali, 33 anni, in Italia da 31, nata ad Agadir in Marocco, assessore alla Cultura e alla scuola del comune di Ravenna, è convinta che l’integrazione passi anche dalle parole: «Non ha più senso chiamarci immigrati di seconda generazione. Sono in questo Paese da quando avevo due anni. Meglio chiamarci italiani con background migratorio. Non è che si può andare avanti all’infinito, parlando di italiani di terza, quarta, undicesima generazione…».

Ouidad Bakkali, perché l’Italia?
Mio padre partì per l’Europa negli anni Ottanta, come tutti per avere una posizione migliore. Da Tangeri si spostò in Spagna. Poi in Italia, prima in Veneto e poi qui a Casal Borsetti, una frazione di Ravenna. Con il ricongiungimento famigliare arrivammo io, mia madre e mia sorella.

Infanzia in un piccolo centro di provincia. È stata dura?
Uno shock. Scuola materna dalle suore. Casal Borsetti fa duemila abitanti ma d’estate, d’inverno siamo pure molti meno. Mia madre dice che destavamo una certa curiosità. Ci consideravano marziani. Ci chiedevano se in Marocco avevamo i pomodori e le galline. Erano curiosi ma non ostili.

In casa che lingua parlavate?
I miei genitori sono ancora molto legati al Marocco. In casa si parla arabo e berbero, mia madre era del Sud. Mia sorella grande parla arabo e berbero. Io parlo arabo e capisco il berbero. Mia sorella piccola che è nata qui capisce l’arabo. Il legame con la tradizione è ancora molto forte. A Natale, per dire, a casa facciamo i passatelli e il cous cous o la tajine. Fino a 16 anni sono tornata in Marocco tutte le estati. Dopo più sporadicamente per vari impegni di scuola o di lavoro. A dicembre mi sono sposata con un italiano. Qui ho tutti amici italiani.

È religiosa?
Non sono religiosa. Non sono praticante. Non porto il velo. La mia famiglia è religiosa. La mia scelta è stata accettata con dignità da tutta la famiglia. I miei genitori sono molto aperti.

Studi e politica, le sue passioni.
Mi sono laureata in Scienze Internazionali Diplomatiche a Forlì. Devo dare la tesi magistrale in Cooperazione internazionale. La passione per la politica è nata abbastanza presto, con la Sinistra giovanile degli allora Ds.

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