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13 Maggio Mag 2019 0600 13 maggio 2019

I servizi segreti hanno protetto la latitanza del cassiere della mafia? Una domanda che merita risposte

Il libro “Pecunia non olet” di Alessandro Da Rold racconta le strane contaminazioni tra Finmeccanica e il cassiere della mafia Vito Roberto Palazzolo. A sorpresa, durante la presentazione torinese, un intervento semina il dubbio: sono stati i servizi a proteggere la latitanza di Palazzolo?

Finmeccanica Headquarters Rome 4 HR

Qual è stato il ruolo dei servizi, deviati e non, nelle evoluzioni dell’industria italiana della difesa in generale e di Finmeccanica in particolare?

La battuta allusiva pronunciata l’8 maggio a Torino da Francescomaria Tuccillo, protagonista del libro Pecunia non olet (autore Alessandro Da Rold, editore Chiarelettere), lascia intuire che i nostri 007 non sono del tutto estranei alla vicenda che lo ha coinvolto direttamente: l’incontro a Luanda, in Angola, con il tesoriere della Mafia, Vito Roberto Palazzolo, e la sconcertante scoperta che costui collaborava con il gruppo Finmeccanica.

Tuccillo lo ha spiegato alla Feltrinelli del capoluogo piemontese, quando ricorda i mesi successivi alll’incontro con Palazzolo e poi il fermo del cassiere di Terrasini nel 2012 a Bangkok. «Ho parlato con l’ex generale dei Carabinieri, con quelli dei servizi... ah no, quelli dei servizi non si può dire perchè nel libro abbiamo detto che non lo sapevano», questa la frase che hanno notato in tanti anche in ambienti dell’intelligence italiana. Del resto come ha fatto Vito Roberto Palazzolo a vivere per anni la sua latitanza dorata in Sud Africa?

Forse sapremo di più su questo aspetto – fondamentale e finora inesplorato – a Salerno, dove Pecunia non olet sarà presentato oggi alle 18.00 presso la Feltrinelli di corso Vittorio Emanuele 230. L’incontro sarà particolarmente interessante perché, insieme con l’autore del libro e con Tuccillo, vi prenderà parte il magistrato avellinese Antonio Laudati, che, dopo essere stato procuratore capo di Bari, lavora oggi presso la Direzione Nazionale Antimafia.

E ci auguriamo che Salerno sia teatro di nuove rivelazioni su un tema caldo – le intricate relazioni tra spie e industria delle armi – che ci tocca tutti da vicino anche se ci sembra lontano.

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