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14 Maggio Mag 2019 0600 14 maggio 2019

Altro che fake news: il vero orrore dei nostri tempi sono le fake quotations

Più che le notizie, sono le frasi attribuite a persone famose, autorevoli, importanti, ad appiccicarsi nella mente e a trasmettersi di generazione in generazione. Avvalorando un pensiero della banalità più pericoloso delle cosiddette interferenze dei russi

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da Wikimedia

Con la perigliosa polemica sulla partecipazione della casa editrice di estrema destra Altaforte all’edizione 2019 del Salone del Libro di Torino, un elemento ha prevalso su tutti: la citazione sbagliata di Voltaire. Chi difendeva la presenza degli edtori vicini a Casapound lo faceva in nome di una suppposta perfetta libertà di opinione. Tutti possono dire tutto, perfino quello con cui non si è d’accordo. Stabilita la regola, si finiva sempre declamando il mantra “Non sono d’accordo con quello che dici, ma dfenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.

Come ormai tutti sanno, Voltaire non solo non ha mai detto né scritto questa frase (fu un falso d’autore della scrittrice Emily Hall, che la mise tra virgolette in un suo libro riguardante il filosofo francese. Tanto grande fu la polemica che lei stessa fu costretta a confessare la malandrinata), ma non se si sarebbe mai sognato di dirla. Era liberale, sì. Ma non come pensano i liberal-cozzari dei giorni nostri.

Il problema delle false citazioni, in ogni caso, è molto più esteso. Forse non supera quello delle fake news, anche se spesso vi si intreccia. Di sicuro, ha un potere di infiltrazione molto più forte (tutti ci cascano) e, soprattutto, di permanenza (tutti continuano a credere che sia stato detto).

Così, come Voltaire non ha mai detto la fatidica frase, nemmeno Galileo Galilei ha mai pronunciato il celebre “Eppur si muove”, e Sharlock Holmes “Elementare, Watson” E se proprio vogliamo dirla tutta, nemmeno la frase “Non sono gli anni della tua vita che contano, ma la vita nei tuoi anni” non è di Abraham Lincoln, come pensano alcuni americani, ma con ogni probabilità risale a qualche claim pubblicitario degli anni ’40 sull’invecchiamento. La versione italiana “non aggiungere giorni alla vita, ma vita ai giorni”, è stata attribuita a volte a un prete, o a un cinese, o a un anonimo e, con una certa ironia, a Rita Levi Montalcini (la quale potrà anche averla pronunciata, ma di sicuro non la ha inventata).

Il fenomeno delle fake quotation è così radicato e diffuso da aver scomodato anche quelli del New York Times, che si sono impegnati a sottoporre al lettore che non vuole cascarci alcuni esempi famosi. “Il capitalismo”, diceva un finto Churchill, “è il peggior sistema economico possibile, a parte tutti gli altri”. Ma “la democrazia”, diceva il vero Churchill, “è la peggior forma di governo a parte tutte le altre provate finora”.

Se tutti hanno sentito dire che “il successo è l’abilità di passare da un fallmento all’altro senza perdere l’entusiasmo”, per usare le parole mai pronunciate da Jefferson, allora sanno anche che “il governo migliore è quello che governa meno”, sempre per citare un’altra frase non sua. Del resto il terzo presidente degli Stati Uniti è uno dei finti autori preferiti: per esempio, non ha mai detto cose del tipo: “La mia lettura della storia mi convince che, in gran parte, un cattivo governo derivi da troppo governo”, e nemmeno ha sostenuto che “La Bibbia è la fonte di ogni libertà”. E neppure che “Quando il discorso condanna la stampa libera, state sentendo le parole di un tiranno” (giusto per tornare sulla questione della libertà d’espressione). Sono tutte citazioni distorte ad arte per sfruttare la sua figura e dare autorevolezza a posizioni che, nei dibattiti, ne avevano ben poca.

Altre volte, invece, le invenzioni sono più innocue: Gianni Brera attribuiva a Guicciardini la sentenza: “Ché se tu fiderai nelli italiani, sempre aurai delusione”, che invece si era inventato. Misteriose sono invece le origini della celebre e mai pronunciata frase di Mike Bongiorno sulla signora Longari, “lei mi è caduta sull’uccello”. Alcuni sostengono di ricordarla, anche se non esistono registrazioni che lo comprovino. In ogni caso Woody Allen non ha mai detto che “Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene”, creazione, con ogni probabilità, di Ionesco. “Suonala ancora, Sam”, in Casablanca, non viene mai prounciata. E “credo quia absurdum” non è né di Agostino d’Ippona, né di Tertulliano, come si dice spesso.

Leonardo da Vinci, poi, era sì vegetariano, ma non disse mai: “Fin dalla più tenera età, ho rifiutato di mangiar carne e verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno all'uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all'uccisione degli uomini”, frase inventata in un romanzo su di lui nel 1928. Per restare in tema alimentare, nemmeno la celebre “che mangino brioches” fu mai detta dalla povera Maria Antonietta.

Insomma, sembra che le frasi famose false (FFF) vivano una vita propria, cambino proprietario, autore, inventore: forse perché quello vero non è ritenuto abbastanza popolare o, come è più probabile, abbastanza autorevole. Portatrici di una banalità pericolosa che appiattisce il pensiero, le fff hanno bisogno di un nome importante cui appiccicarsi. Einstein, per esempio, è uno dei migliori. Ma per gli americani il favorito è Jefferson, o Churchill o Machiavelli. Tutti celebri per le cose che hanno fatto, ma citati per quelle che non hanno detto. Una beffa, ma del resto si sa: “È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio”, come diceva – anzi, non diceva – Lincoln.

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