Cambiamento lento
15 Maggio Mag 2019 0600 15 maggio 2019

Chiamatelo ritardo di cittadinanza: niente lavoro e niente software (almeno fino a giugno)

Solo entro fine giugno Anpal comunicherà alle Regioni l’elenco dei beneficiari che dovranno sottoscrivere i patti per il lavoro. Al momento si parte solo con i primi 120mila: solo 1 nucleo su 4 sarà quindi avviato al lavoro. Niente di nuovo, invece, sul fronte della gara della app di incrocio dati

Mimmo Parisi Linkiesta
(Foto: Anpal)

Per essere guidati alla ricerca di un lavoro, i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno aspettare almeno fino a fine giugno. I tempi della “seconda gamba” del sussidio, quella delle politiche attive, continuano ad allungarsi. Dopo l’ultimo incontro tra il presidente dell’Agenzia nazionale delle politiche attive Mimmo Parisi e le Regioni, si sa che solo entro il 24 giugno Anpal comunicherà alle Regioni l’elenco dei primi beneficiari che dovranno sottoscrivere i patti per il lavoro. Dopodiché i centri per l’impiego potranno cominciare con le convocazioni individuali. La scadenza dei 30 giorni dall’erogazione del sussidio, come prevede la norma, slitta in avanti. Ma solo i primi 120.226 percettori su 488.337 richieste approvate nella prima tranche saranno avviati al lavoro. Vale a dire, solo uno su quattro. Dalla platea sono esclusi quelli che non hanno una scheda anagrafica professionale attiva, i cui nominativi saranno trasferiti solo in un secondo momento.

I percorsi per avviare la ricerca di un posto di lavoro, a conti fatti, partiranno quindi non prima di due mesi dall’avvio delle erogazioni delle somme. Ma per avere un sistema informativo di gestione centralizzato del reddito le Regioni dovranno aspettare ancora, almeno fino a fine novembre. All’inizio i dati saranno comunicati tramite un semplice trasferimento di file in formato csv. Fogli elettronici, in pratica. Un metodo artigianale, ben lontano dai sistemi cloud avanzati che tutti si sarebbero aspettati da un governo che ha chiamato un data scientist dal Mississippi per far funzionare la macchina del reddito. Generando, per giunta, non poche preoccupazioni anche sul fronte della sicurezza dei dati personali dei cittadini coinvolti.

All’inizio i dati saranno comunicati tramite un semplice trasferimento di file in formato csv. Fogli elettronici, in pratica. Generando, per giunta, non poche preoccupazioni anche sul fronte della sicurezza dei dati personali

Né si sa ancora nulla sul fronte del software per l’incrocio dei curriculum dei percettori del reddito con le offerte di lavoro. Le prime convocazioni nei centri per l’impiego non avranno né il supporto del software promesso, né quello dei navigator. La app sul Modello del “Mississippi Works”, il sistema creato da Parisi negli States che i Cinque Stelle vorrebbero importare in Italia, per essere acquistata da Anpal Servizi avrebbe bisogno di una gara pubblica. Come lo stesso ministro del Lavoro Luigi Di Maio, d’altronde, ha assicurato in una puntata di Report, per fugare ogni dubbio sul conflitto di interessi di Mimmo Parisi.

Ma nonostante gli sforzi di cercare “vie straordinarie” per l’acquisizione, la partita è ancora ferma. Il governo ha stanziato addirittura 25 milioni di euro, tolti dalle risorse dirette dei centri per l’impiego, per essere dirottati, con un emendamento last minute al decretone, sull’acquisizione della app senza gara. Per cercare una “toppa normativa” si è provato all’inizio un blitz nella bozza del decreto “sblocca cantieri”. E alla fine nel “decreto crescita” è spuntata una norma ad hoc per far sì che Parisi possa procedere a una aggiudicazione diretta, in modo da evitare il conflitto di interessi. E cioè acquisendo il software tramite una società in house del ministero del Lavoro, senza di fatto che da presidente di Anpal e amministratore unico di Anpal servizi si ritrovi formalmente ad acquisire il suo stesso software da Parisi direttore (ora in aspettativa) di Nsparc, il centro di ricerca Oltreoceano in cui ha sviluppato la app venduta allo Stato del Mississippi. E la società in house individuata sarebbe Invitalia. Ma ora anche dalla partecipata del ministero del Tesoro hanno fatto sapere che per acquisire la app si dovrebbe passare da una gara pubblica da tenere sulla piattaforma di Consip . Quindi, punto e a capo.

Giravolte, emendamenti last minute e blitz che però potrebbero del tutto essere evitati. Anpal, in effetti, è stazione appaltante e nel mese di marzo 2018 ha già attivato un contratto quadro con Consip per la fornitura di servizi informatici, stanziando per questi acquisti più di 9,7 milioni di fondi comunitari. Il contratto con Consip, come si legge, permetterebbe anche la realizzazione e la gestione di applicazioni, come quella prospettata da Di Maio e Parisi. L’acquisto, quindi, non avrebbe alcun impatto sui conti pubblici. Certo, dovrebbe avvenire in assoluta trasparenza. Eppure, nonostante questa possibilità e i finanziamenti europei giù sul tavolo, Palazzo Chigi ha disposto che Anpal si approvvigioni degli strumenti informatici attraverso società terze, spendendo 25 milioni di soldi pubblici, sottratti al miglioramento dei centri per l’impiego.

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