visioni
16 Maggio Mag 2019 0600 16 maggio 2019

Sapete prevedere il futuro? I servizi segreti americani vi danno un mucchio di dollari (se spiegate come)

Sapere cosa succederà è la migliore arma per il mantenimento o la conquista del potere. Il futuro, in altre parole, è di chi lo saprà prevedere meglio degli altri

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da PExels

Il nuovo petrolio non sono i dati. Non è l’acqua e nemmeno l’atomica. La vera risorsa del futuro è, guarda un po’ saper prevedere il futuro. È la conclusione cui è arrivata la Iarpa, il ramo ricerche dell’intelligence americana, che ha deciso di indire una gara per trovare il miglior veggente, con un premio in palio di 250mila dollari.

(Volete partecipare? Qui)

Non un veggente qualsiasi, ma uno che, si spera azzecchi le previsioni che fa. La sfera di cristallo, in senso metaforico, è messa a disposizione della Iarpa stessa: sono tutti i suoi dati, calibrati secondo la metodologia di ricerca della University of Penssylvania, che il candidato potrà leggere a suo piacimento, utilizzando qualsiasi strumento e metodo preferisca. Poi, dopo aver preso un po’ la mano, si passerà al lato pratico. A ogni candidato verranno fatte decine, anzi centinaia di domande molto precise, del tipo: “Quanti test missilistici farà la Corea del Nord nel prossimo agosto?”. Oppure: “A che prezzo chiuderà ogni giorno l’oro a giugno?”. Cose che non si possono sparare a caso.

Il problema denunciato è che, nonostante si siano fatti passi da gigante del mondo delle previsioni, la disciplina rimane ancora “un’arte e non una scienza”, basata sulle informazioni di una élite ben preparata e dotata di intuito, ma anche di pregiudizi, stereotipi e fallacie, spiega Samuel Brannen, direttore del Risk and Foresight Group at the Center for Strategic and Interational Studies.

Del resto, una cosa sono gli algoritmi in grado di azzeccare le micromosse di mercato, un’altra sono quelli (che non esistono) in grado di sapere come finiranno le trattative commerciali tra Usa e Cina.

È per questo che, tempo addietro, sono stati organizzati concorsi di questo tipo: individuare i migliori sistemi predittivi è un grande vantaggio, economico, politico e geopolitico. Nel 2015 fu vinto da un team di 2000 volontari dell’University of Pennsylvania, guidati dal professor Philip Tetlock, esperto del settore.

Il suo metodo, basato su un approccio aperto, supportato anche da persone prive di conoscenze specifiche (che sono spesso fonti di stereotipi), è riuscito a individuare un gruppo di superprevisori che nel tempo hanno fatto carriera nel settore. Ora, però, non basta più. E si cerca di meglio.

Se ci si sente in grado di affrontare la sfida, allora si può partecipare. Buone conoscenze da sviluppatori e da programmatori, vista la mole di dati cui si andrà incontro, sono più che consigliate. Un metodo solido e un intuito efficace sono, invece, indispensabili per vincere. Mentre l’expertise nel settore, dicono gli esperti, “non aiuta davvero”.

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