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Intervista esclusiva
17 Maggio Mag 2019 0800 17 maggio 2019

Zingaretti: “50 miliardi e 800mila posti di lavoro: ecco la rivoluzione verde del Pd”

Il segretario del Partito Democratico racconta la svolta ecologista del suo partito: “La sostenibilità ambientale è un’opportunità, non un vincolo. I soldi da investire ci sono, possiamo aprire migliaia di cantieri, dagli edifici pubblici al dissesto idrogeologico, a 13mila km di piste ciclabili»

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«Fare del Pd un partito sostenibile è un punto fondamentale della nostra nuova identità». L’avevano preso sottogamba Nicola Zingaretti, quando aveva dedicato la sua vittoria alle primarie a Greta Thunberg, la giovane attivista svedese animatrice dei Fridays For Future in tutto il mondo. E pure quando aveva deciso di mettere su un manifesto elettorale - con annesso refuso - la promessa di un’Europa a zero emissioni di CO2 entro il 2050. Poi l’ha ripetuto nel suo libro-manifesto, Piazza Grande (Feltrinelli, 2019). E ora rimette di nuovo l’ambiente al centro del suo Piano per l’Italia un agenda di tre punti fondata sul taglio delle tasse per chi lavora, sull’investimento nell’istruzione e, per l’appunto, su un fondo per lo sviluppo verde da 50 miliardi, per riconvertire l’economia italiana all’eco-sostenibilità.

Missione impossibile? Libro dei sogni? «No, credo di no. Perché nella mia esperienza da amministratore mi sono convinto che la sostenibilità non è un vincolo, ma una grande opportunità di crescita: nel Lazio, con i soldi europei per l’efficienza energetica, abbiamo aperto 150 cantieri, abbiamo migliorato la qualità degli edifici scolastici e adesso risparmiamo in bolletta e inquiniamo meno - spiega Zingaretti -. Come me, aggiungo, la pensano anche tantissimi imprenditori italiani che hanno abbracciato la via della green economy, e di prodotti e processi eco sostenibili non perché sono buoni, ma perché gli conviene, perché risparmiano, perché vendono meglio». A mancare è la politica, semmai: «Otto anni fa quando dicevamo alle persone di fare la raccolta differenziata, la gente ci chiedeva “Sì, ma voi che fate?”, e aveva ragione. Noi non possiamo chiedere ai cittadini di dividere l’immondizia in quattro secchi diversi e poi fare bandi che non prevedono la differenziata o il plastic free per chi vince la gara. Noi l’abbiamo fatto, in Regione Lazio, ed è stato utile anche per dare il buon esempio».

Zingaretti, tutto molto bello. Ma sta promettendo 800mila posti di lavoro, non noccioline…
Sono tantisssimi, lo so. Ma dobbiamo uscire dalla logica che il lavoro si produce solo attraverso grandi investimenti e grandi opere pubbliche. Pensi solo al patrimonio immobiliare pubblico: se lo rendessimo efficiente dal punto di vista energetico, apriremmo migliaia di microcantieri facendo lavorare tantissime persone. O immaginiamo, anche, se da domani tutti gli apparati pubblici dovessero acquistare plastic free per le loro mense? È una piccola cosa, ma l’impatto sarebbe enorme. E creerebbe un indotto industriale altrettanto importante. Ci sono consorzi pubblici per lo smaltimento di carta e plastica che stanno salvando i loro Comuni dal dissesto finanziario e generando lavoro. Quel che voglio dire è che se riusciamo a fare tante piccole cose, tutti e tutte assieme, diventano una cosa molto grande.

Perché in Italia l’hanno capito le imprese e non la politica?
Perché le imprese investono, la politica no. Chi produce utili capisce in fretta che l’efficienza energetica rende il prodotto meno costoso e più competitivo. La politica è miope, non è lungimirante. E quelli che ci governano oggi sono i più miopi di tutti, tanto sono concentrati a guarda la punta dei piedi del presente.

Talmente miopi che non si sono accorti che c’erano 50 miliardi da spendere per progetti verdi?
Ci sono 126 miliardi in pancia dello Stato che nessuno tocca. Fanno parte del fondo investimento per le opere pubbliche delle amministrazioni centrali. Noi non li prendiamo tutti. Noi ne prendiamo 50. Li spostiamo dai capitoli di spesa cui sono dedicati, e che nessuno si sta preoccupando di far partire e facciamo diventare l’Italia un Paese verde.

Ci sono 126 miliardi in pancia dello Stato che nessuno tocca. Fanno parte del fondo investimento per le opere pubbliche delle amministrazioni centrali. Noi non li prendiamo tutti. Noi ne prendiamo 50

La vostra prima proposta è un piano per l’auto produzione di energia pulita. Ce lo spiega?
È semplice: vogliamo portare al 35% la quota di fonti rinnovabili sui consumi energetici. Tutto questo vuol dire risparmi in bolletta per le famiglie e minori costi per le imprese.

Come si fa?
È la tecnologia che ce lo permette. Oggi grazie alle nuove tecniche edilizie di riqualificazione energetica e ai pannelli solari un cittadino può diventare produttore dell’energia che gli serve per vivere. Ovviamente le persone andranno incentivate a investire, aumentando gli sgravi fiscali come l’ecobonus e il sismabonus, messi dai governi di centrosinistra e tolti dal governo Lega-Cinque Stelle.

Tra le vostre proposte c’è anche un piano “Impresa Green 4.0”. Che significa?
Io raddoppierei gli incentivi di impresa 4.0 a chi usa le nuove tecnologie per chi rende sostenibili i propri prodotti o i propri processi produttivi. Non voglio pianificare nulla, non siamo in Unione Sovietica: voglio dare agli imprenditori i mezzi per realizzare le loro idee più creative. È la miscela sociale che produce salti in avanti e aiuta a costruire nuova ricchezza.

A proposito di creatività: nel suo piano di mobilità sostenibile c’è anche la realizzazione di 13mila chilometri di nuove piste ciclabili…
C’è anche l’acquisto di 20mila nuovi autobus per il trasporto pubblico locale e nuovi treni per i pendolari. Sono rimasto senza fiato quando ho letto che a Roma hanno affittato decine di autobus da Tel Aviv e si sono accorti che non li potevano usare perché sono Euro1 e non possono circolare in Europa. A proposito di buon esempio. Noi, con la Regione Lazio, abbiamo cambiato in blocco il parco mezzi di Cotral - tutti a emissioni zero - quando abbiamo visto che c’erano mezzi che avevano milioni di chilometri sul tachimetro.

Ok, ma le piste ciclabili?
Noi dobbiamo ripensare spazi urbani pensati per una mobilità non automobilistica e i 13mila chilometri di piste ciclabili sono importantissimi perché raccontano un’idea nuova di infrastruttura per la mobilità. Mi pare che a Cesena, il sindaco, un sindaco del Pd, ha fatto la bici-metropolitana, una rete di collegamento urbano fondata sulle piste ciclabili. Noi oggi pensiamo alle ciclabili come strumento di svago, ma le ciclabili sono un pezzo del sistema infrastrutturale urbano, in cui rientrano le biciclette con la pedalata assistita e i monopattini elettrici. Dobbiamo far entrare nello sviluppo sostenibile un idea di rigenerazione urbana che preveda una diversa mobilità. Anche perché un Paese che va in bicicletta e che respira aria pulita è un paese che invecchia meglio e che si ammala meno. E noi, purtroppo, siamo un Paese che invecchia.

13mila chilometri di piste ciclabili sono importantissimi perché raccontano un’idea nuova di infrastruttura per la mobilità

Ha parlato di rigenerazione delle città e delle aree interne, nel suo piano...
Per questo dobbiamo mobilitare tutte le risorse europee disponibili. Serve la progettualità di chi amministra i territori e le città: io quando ho iniziato ad amministrare la Provincia di Roma ho trovato decine di milioni che stavano tornando a bruxelles e mi è bastato un bando sull’efficienza energetica per aprire investirli tutti e aprire 155 cantieri. Serve uno stato innovatore e serve il protagonismo delle città.

Serve pure un partito forte che dia questo impulso ai suoi amministratori, che dissemini le buone pratiche. È questo che vuole fare, alla guida del Pd?
Ribalterei la questione. Noi, per diventare un partito forte, dobbiamo essere utili alle persone. Ed è la società che ce lo chiede, di essere radicali sull’ambiente. Non siamo noi che lo chiediamo a loro.

A proposito di radicalità, che ne pensa delle città inglesi che hanno dichiarato lo stato di emergenza ambientale, seguite a ruota da Scozia, Inghilterra e Irlanda?
Abbiamo già presentato una proposta in questo senso, per fare dell’Italia il terzo Paese europeo a dichiarare lo stato di emergenza ambientale. E dirò di più: vogliamo introdurre il tema della sostenibilità ambientale dentro la costituzione repubblica, come chiedono da tempo persone come Enrico Giovannini. Sarebbe un giro di boa fondamentale per il nostro Paese. Qualunque legge dello Stato potrebbe essere dichiarata incostituzionale perché non eco-sostenibile. Quella sì, sarebbe una rivoluzione.

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