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18 Maggio Mag 2019 0600 18 maggio 2019

Ritu Dalmia, star-chef indiana a Milano: “Per conoscere una cultura bisogna assaggiarla”

Dal piatto alla testa, fino al cuore. La chef Ritu Dalmia, con i suoi locali in India e in Italia cerca di fare incontrare due culture lontane prendendole, in un certo senso, per la gola

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Dalla pagina Facebook di Ritu Dalmia

Se è vero che la strada per vincere il cuore di chi ci sta accanto passa per il suo stomaco, la chef Ritu Dalmia si è imbarcata in un’impresa decisamente più complessa. In India è una star-chef, ambasciatrice dell’eccellenza della gastronomia (e dei prodotti tipici) italiani, quelli veri. In Italia, ha portato una cucina indiana di altissimo livello, aprendo il ristorante Cittamani che, a Milano, è diventato un punto di riferimento nel suo genere. Non solo: Ritu Dalmia è la donna che ha lottato apertamente per la depenalizzazione del reato di omosessualità in India, e che in Italia si batte a viso aperto per una cultura inclusiva, aperta, coinvolgente.

Con un background del genere, conviene partire dalla basi. Quindi: come ha iniziato a cucinare e come ne ha fatto una professione?
«Ho iniziato a cucinare da bambina, per la mia famiglia e gli amici, ma è stato a vent’anni, grazie al mio primo amore e all’Italia, che ho capito di voler intraprendere questa strada. Non è stato facile, all’inizio, perché ho provato a portare la cucina italiana in India già nel ’94 ma non era ancora il momento opportuno perché tutti la apprezzassero. Nel 2000 però ho trovato la formula giusta con Diva Italian a Delhi, il primo ristorante di una lunga serie».

Appunto, come si è avvicinata alla cultura e alla cucina italiana?
Sono figlia di commercianti di marmo e ho sempre frequentato l’Italia perché la mia famiglia aveva degli affari qui. Ho imparato a conoscere e apprezzare la cucina italiana e le sue differenze – o direi piuttosto ricchezze – regionali, studiandole bene per poterle fare mie.

Tanto da aprire un ristorante nella piazza gastronomica più ambita d’Italia, Milano?
«Prima di Expo non ritenevo l’Italia e Milano in grado di fare la differenza per un investimento di tipo gastronomico, ma poi ho visto la città cambiare, evolversi, aprirsi e ho deciso di...

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