L’intervista
18 Maggio Mag 2019 0600 18 maggio 2019

Ferruccio De Bortoli: “Giovani, donne e terzo settore: ecco chi salverà l’Italia”

Parla l'ex direttore di Corriere e Sole24Ore, in libreria con “Ci salveremo”: «I populisti al governo? Chi c’era prima ha grandi responsabilità. In Europa ci vorrebbe la Merkel. E in Italia dovrebbero votare i sedicenni»

Ferruccio De Bortoli Linkiesta
GIUSEPPE CACACE / AFP

«Abbiamo 2,2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano. Una classe dirigente responsabilie si auto tasserebbe per fare uscire questi ragazzi dalla discarica dei talenti in cui si sono cacciati». Parla di giovani, Ferruccio De Bortoli - non di cannabis, non di sicurezza, non di spread - quando punta il dito sulla madre di tutte le questioni italiane, sulla discriminazione delle discriminazioni. E lo fa con un’espressione brutale, “discarica dei talenti”, che descrive alla perfezione lo spreco enorme di capitale umano che questa Italia in declino si sta infliggendo da sola, mentre cerca nemici altrove. Già direttore del Corriere della Sera e del Sole24Ore, ora presidente di Vidas, associazione che offre assistenza completa e gratuita ai malati terminali, De Bortoli ha appena pubblicato un libro - “Ci salveremo. Appunti per una riscossa civica” (Garzanti, 2019) - che in realtà è un seme di speranza, in un Paese rassegnato al peggio. Una speranza che per De Bortoli non risiede nelle ricette e nelle formule magiche del leader politico di turno, bensì «in una riscossa civica senza colore politico, che dipende dalla qualità della cittadinanza». È convinto, e lo racconta più volte a Linkiesta, che «l’Italia si salva, e sono certo che si salverà», se riscoprirà «il valore della legge, dalla cultura scientifica, dalla solidarietà, soprattutto verso le nuove generazioni e verso le donne, e dalla cura della propria memoria».

Partiamo da qui, De Bortoli, e pure un po’ dal Salone del Libro di Torino e da Casal Bruciato. Lei teme il ritorno del fascismo in Italia?
No, io non penso che torni il fascismo. Ma temo che questo Paese stia perdendo la memoria di quel che è sucesso nella prima metà nel ’900. Se manteniamo la memoria, se non ce ne dimentichiamo, non scambieremo la libertà per un po’ di sicurezza in più, o per la chiusura nel nostro nocciolo nazionale. Siamo un Paese che ha un forte senso di solidarietà verso chi sta peggio. E il volontariato, cattolico e laico, da nord a sud, ne è la prova più tangibile.

Nei giorni scorsi questi valori di solidarietà hanno fatto capolino con la marina che ha salvato i migranti che stavano annegando, nonostante i porti chiusi di Salvini, e nell’elemosiniere del Papa, che ha riallacciato la corrente al condominio Spin Time. Che ne pensa, di questi due episodi?
Ho opinioni diverse, non mischierei tutto nel medesimo calderone. Per quanto riguarda la marina che salva i migranti ho pensato che esiste la legge e che i militari abbiano compiuto il loro dovere. Ci sono eccessi e forzature della politica, ma esistono funzionari che hanno ben presente che comanda la legge.

L’elemosiniere, invece?
Da cattolico, posso dire che il suo gesto è stato di grande forza evangelica, ma di scarsa educazione civica. La misericordia va bene, ma non infrangendo una legge. Mettere nella condizione di pagare le bollette arretrate è un conto, ma riallacciare l’elettricità non lo è. Lo stato di necessità non giustifica la violazione delle leggi. Non in questo caso, perlomeno.

In ogni caso, Salvini è ancora stabilmente al 30% e rotti, stando agli ultimi sondaggi prima del “silenzio”...
Io non credo che l’exploit di Salvini, e più in generale della coalizione gialloverde siano figli di una mutazione genetica del Paese. Mi spiace, ma non credo che l’Italia sia un Paese intollerante o razzista solo perché c’è la Lega al governo.

Cosa, allora?
Io penso che la deriva popolista di questi ultimi mesi sia stata preparata da un mancato discorso di verità relativo alle nostre condizioni economiche, imputabile anche alle scelte politiche dei governi precedenti.

Ad esempio?
Ad esempio, il debito pubblico è cresciuto anche prima del governo Conte e non è mai stata un emergenza della nostra politica economica. Era la derivata di politiche di supposta crescita. Una possibilità, non una preoccupazione. Allo stesso modo, la fine dello stato di diritto come concezione diffusa deriva molto dal ventennio berlusconiano, che nei fatti ha sdoganato il populismo. Anche gli 80 euro di Renzi sono una forma di populismo. Certo, oggi Salvini afferma di non voler rispettare il 3% del rapporto deficit/Pil, ma quanti hanno detto la stessa cosa, almeno una volta, prima di lui? Sono gli stessi che una volta al governo definivano l’Unione Europea come una sorta di matrigna austera e insensibile, perché non concedeva loro di spendere quanto volevano.

Sta dicendo che Di Maio e Salvini sono “colpa” di Berlusconi e Renzi?
Sto dicendo che le responsabilità sono diffuse. Sto dicendo che si sono inseriti in un terreno già precedente arato. Questi mesi non sono un incidente della Storia, il disordine li precede. Semmai, loro hanno aggiunto arroganza, incompetenze, impreparazione. E, con Salvini, questa spinta nazionalista che è figlia di uno spirito dei tempi che attraversa tutte la società occidentali.

«Mi domando chi in Italia chi paga davvero le tasse. Il 30% delle banconote in circolazione sono da 500 euro. Io non ne ho mai vista una in vita mia, non so lei. Si chieda dove sono tutte»

Per la sinistra non c’è speranza, insomma?
Chi è causa del suo male pianga se stesso. Il reddito di cittadinanza, pur con tutti i suoi difetti, è duro da contrastare per partito di sinistra. Ma se quel partito di sinistra, già nella scorsa legislatura, avesse messo le stesse risorse sul reddito di inclusione, forse non ci sarebbe stata domanda di un sussidio contro la povertà. Lo stesso vale per l’evasione fiscale: facile dire che questo governo ha fatto dieci, dodici condoni fiscali, che ha riporopsoto la rottamazione delle cartelle esattoriali, che ha fatto la flat tax per i lavoratori autonomi, di fatto un regalo alle categorie che evadono maggiormente il fisco. Ma chi ha fatto la voluntary disclosure? Non è anche quello un incentivo all’irresponsabilità fiscale?

Questa cosa delle tasse non le va giù…
Banalmente, mi domando chi in Italia chi paga davvero le tasse. Il 30% delle banconote in circolazione sono da 500 euro. Io non ne ho mai vista una in vita mia, non so lei. Si chieda dove sono tutte.

Bella domanda. Intanto ce la prendiamo con l’Europa che non ci consente di fare altro debito pubblico...
C’è questa idea che se scassiamo le variabili di bilancio, pioveranno i soldi dal cielo: questo è il più grande inganno che stiamo vivendo. I populisti si nutrono di bersagli e l’Europa è quasi sempre un bersaglio sbagliato. Peraltro, è condannata da politiche che non ha in via esclusiva, come lavoro e immigrazione.

Quasi sempre un bersaglio sbagliato, ha detto. Quasi.
L’Unione Europea deve svegliarsi: non può più essere una comunità di interessi, se vuole salvarsi. Se non trasmette passione, se non offre ai propri cittadini la possibilità di partecipare ai suoi processi decisionali sarà condannata a restare una scatola vuota, un vestito sterile.

Come può cambiare?
Cambierebbe, se l’Europa tornasse ad avere un progetto, se riuscisse a darsi un nuovo senso storico, a rinnovare i suoi valori di pace e democrazia, soprattutto tra i giovani: il problema è che mancano i leader in grado di fare questo salto. O meglio, ce n’è uno solo.

Parla di Emmanuel Macron?
No, in realtà parlo di Angela Merkel, che spero possa spendere la sua vita politica dopo quindici anni da Cancelliera nel rilancio dell’esperimento europeo.

Magari la cambia Salvini…
Con chi? Con gli ungheresi che non vogliono la redistribuzione dei richiedenti asilo? Con austriaci e polacchi che vogliono mandarci in procedura d’infrazione perché non rispettiamo i parametri di Maastricht? È folle pensare che l’Unione Europea possa cambiare per la volontà di uno dei ventisette: ma a noi italiani piace immergerci nelle nostre grandi bugie.

Prima, a proposito di Europa, ha parlato di giovani. Come si può salvare un Paese, se lascia che i suoi giovani stiano a casa a non fare nulla o se ne vadano all’estero perché qui non hanno opportunità?
Qui si misura l’assenza di lungimiranza della nostra classe dirigente. Sono pochi, perché non facciamo più figli da troppi anni. E sono sempre più poveri, perché i migliori se ne vanno all’estero, mentre ne abbiamo 2,2 milioni che non studiano e non lavorano. Una classe dirigente responsabile si tasserebbe per farli uscire dalla discarica dei talenti. Perché ci sono tantissimi talenti anche tra i cosiddetti Neet e ce li stiamo perdendo tutti. E aggiungo: peggio ancora va alle giovani di questo Paese. Abbiamo fatto grandi passi indietro nell’uguaglianza di genere.

«Io penso che la deriva popolista di questi ultimi mesi sia stata preparata da un mancato discorso di verità relativo alle nostre condizioni economiche, imputabile anche alle scelte politiche dei governi precedenti»

Quel che è peggio, è che accade nell’indifferenza generale…
È peggio dell’indifferenza: non c’è nulla che va nella direzione dei giovani. Faccio un esempio: i giovani hanno lavori intermittenti, ed è difficile pensare per loro a una vita contributiva che dia una vera pensione di cittadinanza. Se tutto questo è vero, perché in Italia la previdenza integrativa è tassata così tanto? Adesso arriveranno dei prodotti di previdenza integrativa online, molto conveniente. Andrebbero favoriti, non ostacolati. Sarebbe una grande scelta, per un governo che ha realizzato un rinnovamento generazionale. Non solo, aggiungo un dettaglio: i giovani italiani hanno anche meno diritti politici di chiunque in Europa.

Si spieghi meglio.
Guardi l’elettorato passivo delle prossime elezioni europee, l’età con cui si viene eletti. In Italia bisogna avere 25 anni, che è l’asticella più alta in Europa: in Francia puoi essere eletto a 23 anni, in Germania a 20. Come noi c’è solo la Grecia, che tuttavia fa votare anche i diciassettenni. Li facciamo fuggire, li buttiamo nella discarica e non diamo loro i diritti civili che hanno i loro coetanei. E la cosa più grave è che nemmeno ce ne preoccupiamo, di dar loro un po’ di rappresentanza in più. Io li farei votare a sedici anni, e farei pesare di più il loro voto, come ha proposto qualcuno.

Scusi, però. Lei è convinto ci salveremo, nonostante i populisti, nonostante i loro avversari, nonostante i giovani nella discarica, nonostante le donne penalizzate. Fuor di “nonostante”, che rimane?
La mia riscossa civica non ha un colore politico, ma dipende dalla qualità della cittadinanza. È da lì che può partire la vera risposta alle domande del tempo che stiamo vivendo.

Una su tutte?
Credo che la sostenibiità ambientale sarà il mantra dei prossimi anni, anche per tornare a crescere: se vogliamo attirare investimenti dall’estero, dobbiamo dare la certezza che sappiamo dare vita via a produzioni sostenibili ed energie alternative, dimostrare di saper affrontare il problema della riduzione e del riciclo dei rifiuti. Peraltro, qui c’è un altro paradosso: dal punto di vista del riciclo siamo tra i paesi più avanzati, ma non siamo in grado di sfruttare questa forza, perché non abbiamo l’industria per lavorarli. Esportiamo i rifiuti, nonostante siamo in grado di riciclare tutto. Anche il tema dell’economia circolare è rafforzato e suggerito dal terzo settore: se dessimo forza a questo intreccio tra economia sociale ed economia circolare potremmo davvero salvarci.

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