riprendiamoci il futuro
18 Maggio Mag 2019 0600 18 maggio 2019

Peter Frase: “I giovani faranno rinascere la sinistra. E sarà più radicale che mai”

In “Quattro modelli di futuro”, lo studioso americano Peter Frase discute di un futuro che è già presente, ma mal distribuito. Un testo che merita di essere discusso. Noi lo abbiamo fatto con l'autore

Frase Linkiesta
Tal R, Adieu Interessant (Blue) (dettaglio della copertina di “Quattro modelli di futuro”)

C’è una parola che sembra sparita dal vocabolario della Sinistra in tutto il mondo. La parola “futuro”. Tra le cause che hanno portato alla attuale crisi di ogni partito socialdemocratico (compresi quelli che hanno dovuto operare un necessario ripensamento, come lo PSOE spagnolo, o il Labour britannico), c’è proprio la mancanza di una prospettiva da offrire ai militanti e a tutti i cittadini capace di andare oltre una ragionevole gestione dell’esistente. Insieme ad alcune scelte politiche errate, come aver sposato l’agenda dell’austerità, è proprio l’assenza del “futuro” a rendere la Sinistra contemporanea sterile e incapace di rispondere colpo su colpo alla narrazione e all’agenda politica nazionalista, sovranista e populista che, da destra, sta orientando il destino del mondo. Curiosamente, uno dei laboratori di pensiero più interessanti sulla Sinistra di domani è negli Stati Uniti. Paese storicamente ostile a qualsiasi idea di “socialismo”, oggi si trova a essere visto dalla comunità internazionale (in attesa che diventi una comunità internazionalista, potremmo dire) come l’opportunità da cui ripartire. Qualche mese fa, non a caso, scrivemmo su queste pagine che Bernie Sanders rappresentava la scintilla di una Sinistra che “si ricordava come si fa”. Per farsi un’idea sulle prospettive di “futuro” da cui ripartire, è uscito finalmente anche in Italia Quattro modello di futuro. C’è vita oltre il capitalismo (Treccani, nel suo nuovo progetto editoriale che indaga i temi più dirimenti del nostro presente per contribuire, appunto, alla costruzione del futuro). Lo ha scritto Peter Frase, giovane studioso americano, attivista — milita nei Democratic Socialists of America, uno dei movimenti che spalleggia Sanders — e voce di riferimento nel dibattito (fa parte del board di Jacobin). Un libro uscito nel 2016, nel passaggio tra il mondo come lo conoscevamo e il mondo in cui ci siamo risvegliati con Trump presidente e la Brexit come opzione più votata dagli inglesi.

«Io voglio evitare la fase predittiva. Le persone che incontro mi chiedono quale sia la mia prospettiva di futuro preferita, ovviamente. Ma non è questo il punto. Il punto è dare degli strumenti per un dibattito che ha bisogno di essere vivo.» I quattro futuri immaginati da Frase partono da parole chiave sia distopiche (renditismo; sterminismo), che utopiche (comunismo; socialismo) che si diramano in variazioni su due contrapposizioni fondamentali: uguaglianza vs gerarchia; scarsità vs abbondanza. Non è tanto importante scegliere da quale parte stare (per quanto possa aiutare capire se essere di destra o di sinistra, eh), ma capire come costruire il futuro che si vuole: «Tutti questi futuri sono già qui. E la scelta da fare è politica, perché dobbiamo partire dall’assunto che l’ordine attuale non è più funzionale e non ha più legittimità. Il mio libro vuole giocare la partita delle idee e creare uno spazio di dibattito tra cosa è possibile e cosa si vuole fare.»

Il libro usa la fantascienza come chiave di interpretazione di fenomeni che sono tra noi e che dobbiamo capire come usare. Ad esempio definire il rapporto tra lavoro e automazione; tra ecologia e crescita; come costruire un nuovo stato sociale. «Alla fine ho cercato di creare qualcosa di nuovo e interessante partendo da vecchie idee!» dice scherzando Frase, che inizia la conversazione raccontando della sua passione per i teorici operaisti italiani. Cita più volte Mario Tronti come uno dei suoi numi tutelari, e quando gli faccio notare che negli Stati Uniti certe teorie hanno molta più fortuna che non in Italia, lui la spiega con l’idea che i socialisti americani dovevano costruirsi un’alternativa. «La nostra tradizione socialista non è forte come la vostra e dentro l’ideologia del there is no alternative chi si schierava davvero rischiava di essere isolata da tutto. Le persone come me hanno iniziato a guardarsi intorno e costruirsi delle basi teoriche solide per offrire una vera alternativa alle persone e, al tempo stesso, dire di più su chi volevamo essere». La teoria lascia l’Europa, arriva negli Stati Uniti e torna da noi come pratica: «Quando vengo in Europa mi rendo conto la nostra mancanza di tradizione rispetto a voi è un vantaggio. Da un certo punto di vista, non abbiamo niente da discreditare.»

Tutti questi futuri sono già qui. E la scelta da fare è politica, perché dobbiamo partire dall’assunto che l’ordine attuale non è più funzionale e non ha più legittimità. Il mio libro vuole giocare la partita delle idee e creare uno spazio di dibattito tra cosa è possibile e cosa si vuole fare

Peter Frase

«Quando Bernie Sanders ha iniziato a parlare di “democratic socialism” ha veramente incarnato l’idea che qualcosa potesse succedere e che ci fosse veramente una alternativa praticabile. Finalmente qualcosa fuori dalla politica neo-liberale e dalla politica di estrema destra è entrato nel mainstream politico. Ed era qualcosa che io non avevo mai potuto vivere nella mia intera vita. Qualcuno che si definisce socialista e che corre per la presidenza con delle concrete chance di vittoria.» In Europa invece abbiamo ancora un po’ di strada da fare per sbarazzarci di un recente passato che sembra aver lasciato solo rovine e macerie. «L’ordine socialdemocratico in Europa ha fallito. Si stanno cercando nuove parole e nuove formule per indicarlo, come ad esempio il “municipalismo” di Barcellona. Noi negli Stati Uniti abbiamo per la prima volta la possibilità di parlarne senza passato: abbiamo un lenzuolo bianco e una storia da scrivere, soprattutto per ragazzi molto più giovani di me.»

Sono in molti a vedere nei giovani movimenti che stanno crescendo in tutto il mondo, soprattutto attorno al tema dell’ambiente, la possibilità di un nuovo modo di intendere la lotta politica e ricostruire l’idea della Sinistra. Ece Temelkuran, su queste stesse pagine, ribadiva la centralità dei giovani in questo processo. Per Frase i giovani «non hanno mai vissuto il crollo del Muro di Berlino né i tempi della Terza Via, per loro è più facile immaginare una Sinistra diversa da Tony Blair!». Del resto, chi ha meno di trent’anni — ma anche chi ne ha un po’ più di trenta, mi permetto di specificare da trentatreenne interessato — «vive questo periodo storico tra il fallimento delle promesse del neoliberalismo, che non ha dato loro niente e anzi li ha lasciati indebitati, e l’incapacità della vecchia Sinistra di fare qualcosa. C’è questa frustrazione tremenda, questa energia inespressa, questo desiderio di fare qualcosa sia possibile e che funzioni». Ma buttare tutto via sarebbe stupido: «Cosa possiamo prendere dal ventesimo secolo e applicarlo alle esigenze delle lotte del ventunesimo secolo come quelle per il cambiamento climatico? Come costruiamo una politica adatta al momento che stiamo vivendo? Ad esempio, un’altra delle domande fondamentali è come ci comportiamo nei confronti della crescente automazione, di come questo fatto rivoluzioni l’ordine sociale.» Un argomento, questo, su cui Frase cerca di fare un ragionamento al tempo stesso favorevole e critico: «Non dimentichiamo che la tecnologia porta sempre una lotta. E questa lotta deve essere di classe. Quando parliamo di automazione dobbiamo chiederci come impatta sulla struttura sociale e sulla vita delle persone. La tecnologia servirà a una piccola élite che la userà per arricchirsi e creerà solo disoccupazione di massa o sarà qualcosa a disposizione della visione di una società del post-lavoro?»

la tecnologia porta sempre una lotta. E questa lotta deve essere di classe. Quando parliamo di automazione dobbiamo chiederci come impatta sulla struttura sociale e sulla vita delle persone. La tecnologia servirà a una piccola élite che la userà per arricchirsi e creerà solo disoccupazione di massa o sarà qualcosa a disposizione della visione di una società del post-lavoro?

Peter Frase

Quattro modelli per il futuro è un libro al tempo stesso visionario e pragmatico. Del resto, nell’introduzione, Frase lo scrive apertamente: “c’è bisogno di soluzioni politiche”. Gli chiedo se sia mai riuscito a “dare la linea” a un politico, magari sfruttando il recente consenso di cui godono gli intellettuali radicali negli Stati Uniti. «In questo momento gli interessi politici sono così complessi che non c’è ancora spazio per dire no al lavoro. È ancora più facile fare discorsi sulla necessità di avere dei buoni lavori e degli ottimi stipendi. Anche a Sinistra, è complicato parlare di “meno lavoro”, mentre è più facile puntare sul “lavoro migliore”.» L’idea di lavorare tutta la vita è ancora molto radicata a Sinistra. Solo se lavori, se hai uno stipendio, se contribuisci, puoi essere a tutti gli effetti un membro della comunità. «Non importa se, ad esempio, lavori per la grande finanza e le tue scelte distruggono l’economia e posti di lavoro. Di fatto sei un membro rispettabile della società!» La battaglia in questo momento a Sinistra è proprio sulla creazione di una struttura di diritti fondamentali per chi lavora. «È pure questa la piattaforma di Bernie Sanders: bisogna creare buoni lavori, ben pagati e che abbiamo in sé anche una protezione fatta di diritti fondamentali.» Ci sono altre due concetti, poi, che nel dibattito sulla Sinistra devono tornare centrali. Quello del reddito universale e quello di redistribuzione. In Italia l’idea del reddito universale è diventata il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle. Un’idea giusta sviluppata in modo contraddittorio. Questo perché, ci ricorda Frase, «è difficile sapere se si tratti di un’idea di destra o di sinistra. Perché per economisti liberisti come Charles Murray e Milton Friedman il reddito universale diventa una “mancia” che sostituisce misure di tassazione e politiche di welfare. Non abbiamo la sanità pubblica ma ti diamo i soldi per pagarti l’assicurazione sanitaria. È un’idea anarco-capitalista di quelle che piacciono molto anche nella Silicon Valley: i soldi vanno tutti rimessi nel mercato.»

Redistribuzione, quindi. Un’idea tornata forte dopo che al meeting di Davos il giovane studioso Rutger Bregman ha detto ai super ricchi di non fare più beneficienza ma tornare a pagare le tasse. «Il potere oggi è estremamente concentrato, e lo è ancora di più rispetto ai primi tempi del capitalismo industriale. Ed è il momento di pretendere indietro quel potere e quel livello di benessere. Cosa succederebbe se, da Sinistra, si innescassero dei meccanismi di redistribuzione per cui anche le classi lavoratrici, oggi, avessero una rete di sicurezza per tornare a chiedere condizioni migliori, essere più ambiziosi e più forti? Del resto, in questa congiuntura la Sinistra ha perso l’occasione di fare qualcosa di importante.» Quello che è certo, infatti, è che le persone si stanno rendendo conto di vivere dentro una delle società più diseguali di sempre. Una disuguaglianza a cui giovani e meno giovani danno risposte diverse. «Siamo all’inizio di questo processo per cui le idee tradizionali di capitalismo e socialismo non servono più. Per questo le giovani generazioni saranno più veloci di noi a cogliere i cambiamenti e a dare risposte politiche che si sposteranno sempre più a sinistra. Perché sanno che c’è bisogno di qualcosa di nuovo e di diverso. Le generazioni precedenti saranno invece sempre in qualche modo legate all’idea nostalgica della grandezza del tempo che fu. Un elettorato bianco, maschio, eterosessuale su cui attecchisce un immaginario fatto di buon lavoro pagato, una buona famiglia rispettabile, un buono stipendio. I più giovani invece, sanno che il vecchio sistema non ha niente da dar loro.»

Quello che serve, allora, è creare uno spazio per diventare egemoni. «C’è uno sacco di spazio. Il pensiero politico radicale di sinistra ha cominciato a infiltrare il mainstream. È una rigenerazione politica e culturale. Siamo all’inizi, e c’è ancora molta strada da fare. Quando Bernie Sanders è apparso sulla scena politica anche persone come me, che erano completamente disilluse, sono tornate a pensare che valesse ancora la pena dare un contributo.» Il futuro quindi può esistere? «È interessante che oggi si possa parlare di creare alternative al capitalismo ai livelli più alti. Lo spazio politico si è creato. Stiamo facendo progressi. Non sarà facile. Non sarà breve. Ma penso che la situazione sia migliore di dieci anni fa».

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook