campi da coltivare
20 Maggio Mag 2019 0600 20 maggio 2019

Economica, saporita, senza fertilizzanti. L’agricoltura del futuro è quella bioattiva

In Europa l'agricoltura industriale genera una perdita di 970 milioni di tonnellate di suolo ogni anno. Andrea Battiata, agronomo di fama internazionale, ha trovato il modo per realizzare un’agricoltura biologica senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo

Orto Bioattivo_Linkiesta
Orto Bioattivo

I protagonisti di questa innovazione sono il pianeta, la foresta amazzonica, uno scienziato e sua moglie. Partendo dalla Terra, quello che leggiamo, sentiamo e vediamo tutti i giorni è che non c’è più tempo, va salvata adesso. A testimoniarlo basti citare l’ultimo rapporto Cities and Circular Economy for Food della Ellen MacArthur Foundation, dove emerge che l’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque, l’uso di pesticidi e di antibiotici nell’allevamento di bestiame e una cattiva gestione dei fertilizzanti rendono impossibile mangiare sano per le persone di tutto il mondo. Oppure, se non bastasse, c’è l’ultimo dossier dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change che in Italia diventa Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) secondo cui abbiamo una decina d’anni per tagliare del 50% le emissioni globali rispetto ai valori del 2010, altrimenti i cambiamenti climatici diventeranno fuori controllo.

È drammatico anche il quadro che emerge dal rapporto dell’IPES (International Panel of Experts on Sustainable Food Systems): oggi l’agricoltura industriale europea genera una perdita di 970 milioni di tonnellate di suolo ogni anno, l’11% dei terreni è interessato da erosione alta o moderata ed entro il 2030 gli allevamenti saranno responsabili del 72% delle emissioni di metano e protossido di azoto di tutto il continente. Senza considerare la dipendenza dall’estero: infatti il 31% della terra necessaria per soddisfare la domanda alimentare di 550 milioni di cittadini comunitari si trova fuori dal Vecchio Continente. E come si legge su un articolo della Stampa dello scorso aprile, la situazione dell’agricoltura europea è davvero critica. Difatti il settore – spiega Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF – «È dominato dalla meccanizzazione spinta e dalla chimica di sintesi e consuma più energia da fonti fossili di quanta ne produca in termini di cibo, fibre e biocarburanti. Per una transizione ecologica dell’agricoltura verso emissioni nette zero è necessario un cambio di paradigma, prendendo a riferimento i principi dell’agroecologia, favorendo processi produttivi e pratiche agricole che imitano la natura invece di distruggerla».

È possibile invertire la rotta per un’agricoltura biologica senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo, rame compreso, e per il pianeta, senza spese folli e diffondendo cultura, perché può essere applicata su larga scala

Andrea Battiata, agronomo

Elencate le pessime notizie sullo stato di salute del nostro pianeta, veniamo ai protagonisti di questa innovazione; protagonisti che, invece, come auspica il responsabile agricoltura del WWF, hanno a cuore i principi dell’agroecologia: come detto, uno scienziato e sua moglie (oltre a decine e decine di entusiastici seguaci), con lo sfondo della foresta amazzonica perché ha il terreno più fertile a livello mondiale. A questo punto entra in ballo la moglie di Andrea Battiata, agronomo di fama internazionale che ha lavorato in tutti gli habitat e segmenti possibili. La moglie, otto anni fa, chiede al marito, dopo aver mangiato l’ennesima insalata senza sapore: «Ma è possibile che con la tua esperienza tu non riesca a coltivare un’insalata sana e saporita?». Da quell’esortazione famigliare è nata prima una ricerca serrata, poi una sperimentazione meticolosa con il coinvolgimento di diverse università – quella di Firenze su tutte – e da qualche anno una serie di coltivazioni sparse per l’Italia di grande successo che hanno destato l’interesse della comunità scientifica e che, sui principi dell’agroecologia, prende il romantico nome di “Orto Bioattivo”.

Di cosa si tratta lo chiediamo direttamente ad Andrea Battiata: «In pratica è possibile invertire la rotta per un’agricoltura biologica realmente senza l’utilizzo di nessuna componente dannosa per l’uomo, rame compreso, e per il pianeta, senza spese folli e diffondendo cultura, perché può essere applicata sia su larga scala, convertendo l’agricoltura tradizionale, sia nell’orto, che si può fare nel terrazzo di casa nostra in una grande città o che può essere anche di 10mila metri quadrati o più».

Agricoltura tradizionale, sempre di più, è dipendente da fertilizzanti e concimi di sintesi che rendono le piante dipendenti, con l’effetto di drogarle, e con il suolo che in parallelo progressivamente si impoverisce, aumentando altresì la possibilità di sviluppo di patogeni

Andrea Battiata

E cosa c’entra la foresta amazzonica?
Essendo il luogo più fertile del pianeta, il nostro obiettivo è stato quello di replicarlo per la progettazione di coltivazioni che richiedono zero impatto, alta produttività e pochissimo lavoro, grazie a una particolare "ricetta" segreta (nell’esatta composizione, un po’, impropriamente, come capita con la leggendaria ricetta della Coca-Cola) di compost chimicamente testato, lombrichi, minerali, sabbia vulcanica e micro-organismi in grado di aumentare in modo esponenziale la fertilità e la resa di un terreno agricolo, ottenendo, aspetto non secondario, verdura – e anche frutta – molto più buona e nutriente di quella coltivata con agricoltura intensiva addizionata con le sostanze chimiche o anche di quella bio che conosciamo oggi.

Può darci dei dati?
Con l’orto bioattivo, dal punto di vista della produttività, siamo nell’ordine di 10 volte la normale produzione dell’agricoltura bio tradizionale, mentre a livello nutrizionale abbiamo concentrazioni più elevate di licopene (+18,5%), calcio (+15%), potassio (+11%), fosforo (+60%) e zinco (+28%). Ma andando oltre i dati, ovviamente necessari per comprendere la portata rivoluzionaria di questo tipo di coltivazione, vale soffermarsi sui nostri valori fondamentali”.

Quali sono?
Creare soluzioni in cui mangiamo cibo sano, buono, saporito, dove l’agricoltore torna a lavorare in modo sostenibile perché, tra i diversi aspetti sorprendenti, con l’agricoltura bioattiva non è più necessario lavorare la terra.

In che senso?
Niente aratura, né zappatura! A monte, per i non esperti, va detto che l’odierna agricoltura tradizionale, sempre di più, è dipendente da fertilizzanti e concimi di sintesi che rendono le piante dipendenti, con l’effetto di drogarle, e con il suolo che in parallelo progressivamente si impoverisce, aumentando altresì la possibilità di sviluppo di patogeni, senza considerare un aspetto altrettanto nocivo, ossia che l’agricoltura tradizionale inquina le falde acquifere con la lisciviazione dei nitrati.

L’agricoltura bioattiva è tutt’altro?
Sì, per esempio, noi non compattiamo il suolo perché deve avere la giusta areazione. E nemmeno lo concimiamo perché la fertilizzazione avviene tramite copertura organica permanente. Ricreiamo ciò che accade in natura: sotto la stratificazione superficiale la terra è ricchissima di componente organica, consentendo addirittura una piantagione densa di piante, a diversi stadi di crescita e con diverse caratteristiche e anche le erbe spontanee hanno la loro utilità perché aiutano a mantenere l’umidità del suolo.

Quindi nessuna controindicazione?
Nessuna, davvero. Questo è un metodo di coltivazione ecologica che permette di risparmiare acqua ed energia. Le ramaglie sminuzzate arricchiscono il suolo di sostanza organica, migliorando la struttura e trattenendo l’acqua, perciò la nostra agricoltura non richiede irrigazioni continue. E, ribadisco, il terreno, una volta avviato il metodo, non ha bisogno di lavorazioni costanti per mantenerlo soffice o di concimi chimici per fertilizzarlo. E poi è anche un’agricoltura esteticamente bella, come si vede nella foto in uno degli orti bioattivi più evoluti d’Italia, quello dell’incantevole Pippo's Little Resort, a Poppi, in provincia di Arezzo.

Non temete di essere ostacolati dalle varie lobby dell’agricoltura tradizionale?
No, perché l’innovazione che non ha controindicazioni può essere rallentata ma alla lunga non si può arrestare; e poi qualcosa di simile a quello che facciamo noi, a Cuba, lo fanno dagli anni Cinquanta, dove hanno qualcosa di simile agli orti bioattivi in ogni condominio, in ogni pertugio possibile. Loro ci sono arrivati per le problematiche dell’embargo, io per dare una risposta alla domanda di mia moglie.

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