Legittima difesa
22 Maggio Mag 2019 0600 22 maggio 2019

Deborah non è la sola: ma delle violenze domestiche non se ne occupa nessuno

Deborah Sciacquatori non sarà processata per omicidio. Il suo caso ci ricorda che, nonostante le strombazzate emergenze, la maggior parte delle violenze avviene in casa, dati alla mano

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Deborah Sciacquatori, l'adolescente di Monterotondo che ha ucciso il padre nel tentativo di proteggere madre e nonna dall’ennesima aggressione, è tornata in libertà: l’accusa contro di lei è stata derubricata da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa, un reato che prevede pene piuttosto lievi anche se fosse riconosciuta colpevole. La storia è molto dura e ha appassionato le cronache perché la protagonista ha davvero una biografia da brava ragazza – studiosa a scuola, sempre pronta a lavoretti occasionali, affezionata nonostante tutto al padre, ex-pugile ubriacone – ma anche perché è davvero bella, solare, mediterranea, e le sue foto sono uno spettacolo. La politica, invece, non se ne è interessata affatto malgrado il tema sia uno di quelli sulla cresta dell’onda: il diritto a difendere se stessi e i propri cari all’interno delle mura domestiche.

È successo tutto in piena notte. Una scena abituale nell'appartamento degli Sciacquatori. Lui torna alle cinque del mattino, dopo aver bevuto fino a perdere la testa. Le donne di casa - Debora, sua madre Antonia e la nonna - si chiudono in una stanza aspettando che si calmi, sanno tutte che altrimenti le prenderanno come succede spesso. Lui non si calma. Loro decidono di scappare fuori, la ragazza prende un coltello per difendere le più anziane. Il padre le agguanta sul pianerottolo, c’è una zuffa e una sola coltellata: lo raggiunge al collo. La polizia chiamata dai vicini troverà Debora in lacrime, accasciata sul corpo del papà.

Solo nel 2018 gli ammoniti per violenza domestica, quindi i certi responsabili di atti di aggressione, sono stati oltre 600. Sono 427mila i minori che hanno assistito ad pestaggi delle loro madri in casa.

E’ facile immaginare che se questa studentessa avesse abbattuto un ladro nelle medesime circostanze sarebbe stata al centro dell’attenzione dei partiti, così come è accaduto nei rari casi del genere (24 in sei anni) che si verificano in Italia, sempre seguiti da grandissimo scalpore, interrogazioni, attestati di solidarietà, talvolta vere e proprie celebrazioni sui palchi dei comizi. Ma in questa specifica vicenda è comprensibile che si sia preferito tirare il freno a mano: se passasse l’idea che c’è il diritto delle donne a sparare al marito o al compagno che le mena o delle figlie a difendersi fino alle estreme conseguenze dal padre violento, l’escalation potrebbe risultare impressionante. Solo nel 2018 gli ammoniti per violenza domestica, quindi i certi responsabili di atti di aggressione, sono stati oltre 600. Secondo i dati di Save The Children negli ultimi cinque anni sono 427mila i minori che hanno assistito ad pestaggi delle loro madri in casa. È facile fare il conto di cosa potrebbe accadere se anche una percentuale minima di queste vittime imitasse Debora.

L’ultima riforma della legittima difesa, peraltro, sembra scritta apposta per storie come questa quando esclude la punibilità di chi reagisce perché “in stato di grave turbamento”. Quale spavento più grande può esserci di una persona magari amata, con la quale si è condiviso vita, buona e cattiva sorte, figli, risorse, che all’improvviso e spesso per futili motivi diventa pericolosa, incontrollabile, fa temere per la propria incolumità?

Abbiamo dimenticato che sono molte di più le storie in cui “il cattivo” entra con le chiavi e terrorizza, picchia, talvolta uccide, pensando di avere il diritto di farlo

Così, la storia di Monterotondo dovrebbe costituire un memorandum per tutti: ci siamo tanto scaldati, divisi, accapigliati, per evitare processo e sanzioni ai casi davvero rari di vittime che reagiscono all’irruzione di estranei ma abbiamo dimenticato che sono molte di più le storie in cui “il cattivo” entra con le chiavi e terrorizza, picchia, talvolta uccide, pensando di avere il diritto di farlo. Debora non finirà sul palco di un comizio, già è stata fortunata a incontrare magistrati sensibili alla sua cattiva sorte, ma dovrebbero pensare a lei poliziotti, carabinieri, giudici, ogni volta che sottovalutano la denuncia di una donna o le consigliano di tornare a casa e cercare di far pace. Il “grave turbamento” che consente di sparare a un aggressore senza pagare dazio va riconosciuto e valutato come un sentimento che merita interventi anche se non ci sono di mezzo reati contro la proprietà: anzi, in quei casi, dovrebbe forse valere doppio.

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