Verso le europee
23 Maggio Mag 2019 1234 23 maggio 2019

Lara Comi (Forza Italia): “Salvini attento, i sovranisti vogliono il male dell’Italia”

Lara Comi, candidata di punta alle europee di Forza Italia: “Non è vero che l'Italia non conta nulla in Europa. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni. E i sovranisti non decideranno sull’immigrazione”. Ancora: “Mi piacerebbe una Merkel presidente del Consiglio europeo”

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«Con l'elezione di presidente di Antonio Tajani abbiamo sfatato il mito vero che l'Italia nel Parlamento europeo non conta nulla. Abbiamo raggiunto un grande accordo sulla riforma del Trattato di Dublino, anche se poi il consiglio europeo ha bloccato tutto. Abbiamo vinto la partita del copyright, una grande battaglia di libertà a favore della manovalanza creativa contro i colossi del web, alla faccia di chi pensa che siamo amici dei “poteri forti”. Abbiamo multato con la Commissione europea i colossi del web che non pagano le tasse. Infine, abbiamo cambiato la direttiva del ritardo dei pagamenti, inserendo la compensazione tra crediti e debiti fiscali e la white list per le imprese virtuose, una legge di cui vado particolarmente orgogliosa perché l’ho promossa io, un sollievo vero per le imprese cui lo Stato italiano non paga i propri debiti e a cui aumenterà l'Iva del 25 per cento».

Snocciola risultati, Lara Comi, candidata di punta alle europee di Forza Italia, nella circoscrizione nord ovest. In un periodo particolarmente delicato per le forze europeiste e per Forza Italia stessa - appesa all’età di Silvio Berlusconi, alla crescita impetuosa di Matteo Salvini e all’asticella del 10% di voti per evitare l’implosione - la trentaseienne di Varese, vice presidente del Parlamento Europeo, rivendica le cose fatte per sovvertire l’immagine di un istituzione lontana: «Questo non vuol dire non ci sia tanto da fare ancora, dalla battaglia sulla certificazione e la tutela del “made in” e quella sull tracciabilità dei prodotti extra europei, anch’essa bloccata in Consiglio» spiega. «Certo - sospira - con questo governo non sarà per nulla semplice».

Perché il governo è un problema?
Perché l’Europa è sempre più intergovernativa, e alla fine il Consiglio diventa il collo di bottiglia dentro cui arrivano tutte le questioni.

E si decide all’unanimità…
Abbiamo cominciato a cambiare le cose. Sull’immigrazione, ad esempio, sarebbe bastata la maggioranza assoluta. Conte poteva benissimo portare a casa il tema della revisione del Trattato di Dublino. Certo, se Salvini salta cinque volte su sei le riunioni dei ministri degli interni europee, o se alziamo i toni come abbiamo fatto sulla legge di bilancio poi è terribilmente difficile essere presi in considerazione.

Come cambieresti l’architettura europea, se avessi la possibilità di decidere da sola?
Prima cosa: bisogna dare iniziativa legislativa al Parlamento europeo e un assetto governativo alla Commissione.

Il Consiglio europeo dei capi di stato e di governo?
Dovrebbe avere una funzione consultiva, non di veto né di votazione perché noi siamo già eletti come parlamentari europei direttamente dai cittadini quindi già rappresentiamo gli Stati.

“Orban poteva andarsene dal Ppe per abbracciare Salvini e non l’ha fatto. Mi aspetto che sostenga il nostro candidato alla presidenza della Commissione Manfred Weber e che abbracci il nostro programma, che è incardinato sulla costruzione dello spazio europeo, non sulla sua distruzione”

Lara Comi

Seconda cosa?
Bisogna andare avanti verso un'Unione politica. E per avere un'unione politica bisogna necessariamente partire dall’unione fiscale, che per l'Italia sarebbe un vantaggio enorme: la tassazione media europea è sicuramente più bassa della nostra. Non solo: serve armonizzare il costo del lavoro e dell’energia, anche. Così fosse, avremmo un costo del lavoro armonizzato e un costo dell'energia armonizzato e quindi i nostri imprenditori sarebbero più competitivi perché competerebbero con le stesse regole degli altri.

Dovete dirlo a Salvini, visto che vincerà lui. Anzi, si dice che quella leghista rischia di essere la prima delegazione parlamentare a Strasburgo...
No, non è vero. Anche se la Lega prendesse il 60% starebbe comunque nel quarto gruppo europeo e conterebbe poco o nulla. Non solo: gli alleati di Salvini sono i primi che volevano la procedura d’infrazione per l’Italia a causa della legge di bilancio e sono pure contrari a ogni forma di solidarietà in materia migratoria.

Alt: Orban e Kurz sono membri del Ppe, però…
Orban poteva andarsene dal Ppe per abbracciare Salvini e non l’ha fatto. Mi aspetto che sostenga il nostro candidato alla presidenza della Commissione Manfred Weber e che abbracci il nostro programma, che è incardinato sulla costruzione dello spazio europeo, non sulla sua distruzione.

Sarà dura. Kurz invece che tipo è?
È uno che ha idee molto rigide in materia migratoria, ma sul resto è molto dialogante. Peraltro, Austria e Ungheria sono Paesi piccoli che esprimono pochi deputati europei e che finiscono regolarmente in minoranza nel Ppe. La linea sull’immigrazione la detta Angela Merkel, non loro.

A proposito di Merkel: cos’ha pensato quando lei e Macron hanno firmato il trattato di cooperazione rafforzata franco-tedesca ad Aquisgrana?
Ho pensato che l'Italia si deve dare una svegliata, che in quel patto dovevamo esserci anche noi.

Perché?
Perché quando hai due Stati così grossi che la questione della Nuova Via della Seta la affrontano insieme, non capisco cosa stiamo combinando noi, che facciamo accordi con la Cina, mettendoci in una posizione di totale subalternità.

Evidentemente non ci vogliono, però…
Non scherziamo: l’Italia è fuori per colpa sua. Perché quando perdi l'Agenzia del farmaco è colpa tua, quando perdi il tribunale dei brevetti perché non scrivi neanche in quale sede lo vuoi fare è colpa tua. Quando su sei riunioni dei ministri dell’interno sull'immigrazione ne manchi sei perché stai facendo campagna elettorale, è colpa tua.

“C’è questa regola che il presidente della Commissione lo indica il partito che arriva primo, quindi se la scelta toccasse a noi, Merkel potrebbe essere un’opzione. Io la vedrei molto bene come presidente del Consiglio europeo. Con Merkel presidente dubito che la riforma di Dublino si sarebbe arenata”

Lara Comi

Ti piace il vostro spitzenkandidat, Manfred Weber?
È il mio presidente nel Ppe, io sono uno dei suoi vice. È tedesco, ma spesso si definisce un italo-tedesco, in quanto bavarese. La cosa molto positiva, anche, è che pur essendo giovane, Weber conosce molto bene il parlamento europeo. Questo è molto importante perché talvolta a presiedere la Commissione sono andati personaggi politici che non conoscevano le dinamiche di Strasburgo e Bruxelles. Questo ci aiuterà molto. Ah, dimenticavo: va molto d’accordo con Antonio Tajani e con il presidente Berlusconi.

A proposito, parliamone di Berlusconi: ha fatto abbastanza rumore questa sua uscita a favore dei “sovranisti illuminati”. Davvero vuole portare il Ppe tra le braccia di Salvini e LePen?
Vorrei anche sfatare un mito: non esistono maggioranze fisse dentro il Parlamento. Noi saremmo in maggioranza col Pd, per dire, ma sono più le volte che abbiamo avuto l’appoggio dell’Ecr, il gruppo dei conservatori e riformisti che comprende anche Fratelli d’Italia. Per queste cose, in ogni caso, credo si debbano aspettare i risultati elettorali.

La auspichi, un’alleanza di questo tipo?
Più che auspicarla, faccio fatica a vederla. Il gruppo di Salvini in Europa lo firma un programma che dice che i richiedenti asilo vanno redistribuiti anche in Ungheria e Polonia? Accetta un po’ di flessibilità in più per Paesi che hanno un debito pubblico alto come il nostro? Accettano una normativa che tuteli il made in Italy? Rispondano loro.

È in disaccordo con Berlusconi?
Secondo me è stato interpretato in modo sbagliato. Lui voleva dare un consiglio a Salvini, quello di entrare nel gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, l’unico con cui in effetti potremmo pensare di lavorare assieme. Anche perché quel gruppo perderà i Tories inglesi, tra un anno.

Anche Forza Italia non è messa benissimo…
Ci manca Berlusconi. Se iniziasse a girare tra la gente anche ora, a pochi giorni dal voto, le cose cambierebbero.

C’è un dopo Berlusconi per Forza Italia?
Forza Italia è una creatura di Berlusconi: questa è una decisione che dovrà prendere lui. Di sicuro servirà un leader vero, perché un partito oggi non può prescindere da una figura apicale forte. E poi serve anche un rinnovamento della classe dirigente, in senso meritocratico.

Domanda simile: c’è un dopo Merkel, per l’Europa? Gira voce che il suo nome possa tornare in auge come presidente della Commissione...
C’è questa regola che il presidente della Commissione lo indica il partito che arriva primo, quindi sì, se la scelta toccasse a noi, Merkel potrebbe essere un’opzione. Io la vedrei molto bene come presidente del Consiglio europeo. Con Merkel presidente dubito che la riforma di Dublino si sarebbe arenata.

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