Verso le europee
23 Maggio Mag 2019 0600 23 maggio 2019

Oltre Salvini e Le Pen il nulla: ecco perché i sovranisti non sfonderanno in Europa

Da mesi si parla dell'alto gradimento dei sondaggi di Lega e Rassemblement National, ma a parte Francia, Italia e Germania, i partiti sovranisti faticano. In 23 Stati su 28 gli alleati di Salvini non eleggeranno più di due deputati per ciascun Paese. E addirittura in sette Stati nessuno

Salvini Le Pen_Linkiesta

Abbiamo capito: alle elezioni europee i sovranisti faranno un grande risultato ma non abbastanza per entrare nella maggioranza dell’Europarlamento. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e i loro diversi alleati europei al massimo arriveranno a quota 150 seggi su 751. Molto rispetto a cinque anni fa, troppo poco per dettare l’agenda. Intorno a loro si formerà un cordone sanitario di partiti eurofili formato da popolari, socialisti, liberali e verdi che formerà anche la prossima Commissione europea. Questo ci dicono i sondaggi, e a meno di shock elettorali andrà così. Ma perché i sovranisti non riescono a superare quota 150? In fondo la Lega sarà il primo partito in Italia, e il Rassemblement national di Marine Le Pen si gioca la prima posizione con En Marche! del presidente francese Emmanuel Macron in Francia. E anche in Germania Alternative für Deutschland è il terzo partito al 12%. Ma dopo loro il nulla. In 23 Stati su 28 gli alleati di Salvini non eleggeranno più di due deputati per ciascun Paese. E addirittura in sette Stati tra cui Portogallo, Irlanda e Romania, non sarà eletto neanche un eurodeputato di un partito sovranista. Il problema non sono i generali ma i soldati semplici, non i nomi di cartello ma le spalle con meno visibilità.

I dati forniti da Europe Elects, la piattaforma che in collaborazione con il canale Euronews fa la media dei sondaggi nei 28 Stati Ue sono implacabili. Partiamo dall’Alleanza europea delle nazioni (Eapn), l’eurogruppo nato dalle ceneri dell’ENF i cui capofila sono Salvini e Le Pen, in tutti sensi. Perché dell’armata brancaleone sovranista solo Lega e Rassemblement National eleggeranno più di 20 deputati: rispettivamente 25 e 21. Dietro il vuoto o quasi. Solo 2 sui 25 Stati Ue che rimangono eleggeranno più di due deputati. Addirittura in quattordici Stati ci saranno zero salviniani e solo in sei Paesi l’Eapn manderà a Strasburgo 1 eurodeputato. Tra questi c’è il PVV guidato dall’olandese Geert Wilders, che durante il raduno del 18 maggio a Milano aveva gridato «Basta barconi». Maluccio anche i danesi e finlandesi che vanno bene nelle elezioni nazionali ma non così tanto in quelle europee. I sondaggi finora danno solo due eurodeputati a testa. Ad aiutare un po’ la Lega ci penserà Afd in Germania con 12 seggi e il partito della libertà austriaco (FPÖ) con 4 eurodeputati. Anche se lo scandalo che ha travolto il vicecancelliere Heinz-Christian Strache, che ha rassegnato le dimissioni da ministro dell’Interno, potrebbe portare a un calo del partito alle urne. Si è parlato in questi mesi della possibile ingresso nell’Eapn di Vox, il partito di ultradestra spagnolo che alle ultime elezioni di aprile in Spagna è arrivato addirittura al 10% dei voti. Ma il leader di Vox Santiago Abascal non stima Salvini con cui polemizzò, proprio su Twitter, nel settembre del 2017: «Fa molto male Salvini a mostrare la sua voglia di immischiarsi nelle sovranità nazionali. Sembra Juncker. Lunga vita all'unità della Spagna!» anche se è in buoni rapporti con Marine Le Pen.

Secondo i sondaggi non ci sarà l’onda sovranista perché l’acqua al mulino di Salvini e Le Pen non la porteranno i tanti alleati europei che si sono alternati sul palco di Milano lo scorso 18 maggio

Se Salvini piange, Meloni non ride. Il gruppo dei riformisti e conservatori europei (Erc) dovrebbe perdere 11 seggi rispetto alle elezioni europee del 2014: da 70 a 59. E anche qui sono tanti gli zero accanto alla casella dei deputati eletti. In sedici Paesi gli alleati di Meloni non esistono e solo in quattro Stati superano quota 10 eurodeputati eletti. Stando ai sondaggi il gruppo più forte è quello di PiS (diritto e giustizia), il partito che governa la Polonia dal 2015, guidato dal leader ombra Jarosław Kaczyński con 22 possibili seggi su 51 a disposizione. Fratelli d’Italia, dato al 5% in Italia, al massimo eleggerà 6 eurodeputati, i conservatori inglesi, dopo il disastro del negoziato Brexit sono sprofondati nei sondaggi e potrebbero portare in dote 8 seggi. Ma l’Ecr non potrebbe fare tanto affidamento visto che il 31 ottobre il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione europea. Un bel tesoretto verrebbe dai Paesi Bassi dove il Forum voor Democratie è il primo partito nei sondaggi al 16% ed eleggerebbe 5 eurodeputati. Però ci sono due problemi: il primo è che il ChristenUnie, l’altro partito olandese che elegge due eurodeputati a sua volta è già dentro l’eurogruppo dei conservatori e riformisti e non vorrebbe scomodi alleati interni. Il secondo è che i sei seggi conquistati dai sovranisti della Meloni hanno tolto sei seggi ai sovranisti di Salvini perché hanno pescato nello stesso elettorato del partito di Wilders.

Senza contare che rimangono ancora due partiti nazionalisti dal futuro incerto che al momento fanno parte di popolari e socialisti. Il primo Fidesz di Viktor Orban è in rotta da mesi con il Partito popolare europeo e ha già detto che non voterà a favore del candidato del Ppe Manfred Weber. Tra Meloni e Salvini, Fidesz sceglierebbe Giorgia ed entrerebbe nell’eurogruppo dei conservatori e riformisti con i suoi 12 seggi per avere più peso politico. Il secondo è il Partito socialista rumeno (9 seggi) la cui deriva del leader populista Liviu Dragnea imbarazza i socialisti europei. Non a caso a febbraio Salvini ha suggerito il salto della quaglia in una lettera privata a Dragnea per invitarlo a sposare la causa dei sovranisti. Anche ammettendo veri i due cambi di casacca i sovranisti avrebbero 190 seggi. Quello è il numero magico che cerca di raggiungere Salvini per poter costringere il Partito popolare europeo a stringere un’alleanza di centrodestra. Il Ppe dovrebbe ottenere 173 seggi che sommati ai 190 potenziali ma irreali dei sovranisti porta il totale a 363 seggi. Tredici in meno dei 376 per fare la maggioranza. Già così non ci sono i numeri, anche ammettendo tutte queste premesse, e sono tante, la maggioranza potrebbe cadere da un momento all’altro: il Regno Unito fuori dall’Unione europea, l’improbabile salto della quaglia dei socialisti rumeni e l’abbandono del Ppe di Orban che così perderebbe la sua rendita politica. Senza contare che la cancelliera Angela Merkel ha escluso un’alleanza con Salvini e il suo partito, la Cdu è il più numeroso nel Ppe.

E poi perché i popolari europei dovrebbero rischiare un'operazione politica rischiosa, senza numeri e che potrebbe portare all'abbandono di alcuni partiti all'interno dell'eurogruppo, quando hanno a disposizione l'alleanza con socialisti (152 seggi) e liberali (109) senza neanche aver bisogno dei 54 seggi dei verdi? I tre partiti insieme raggiungerebbero agilmente i 434 seggi e ciascuno eurogruppo ha un premier di riferimento nel Consiglio europeo, l'organo che riunisce i 28 capi di governo Ue che deciderà il prossimo presidente della Commissione europea. Sembra sempre più probabile che al tavolo dei vincitori si siederanno il premier spagnolo socialista Pedro Sanchez, la cancelliera tedesca dei popolari Merkel e il presidente francese liberale Macron. Con l'Italia del pentastellato Conte fuori dai giochi. In politica nulla è certo ma secondo i sondaggi non ci sarà l’onda sovranista perché l’acqua al mulino di Salvini e Le Pen non la porteranno i tanti alleati europei che si sono alternati sul palco davanti al Duomo di Milano lo scorso 18 maggio. La sensazione è che nemmeno il «Cuore immacolato di Maria» e i sei santi patroni d’Europa a cui si è appellato il leader della Lega potranno garantire la vittoria degli euroscettici.

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