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24 Maggio Mag 2019 0713 24 maggio 2019

Europa, abbiamo una missione: salvare il mondo

Negli equilibri instabili del mondo, se non altro, la missione dell’Europa è chiara. Il continente egemone per secoli, e che ora viene considerato stanco e vecchio, è in prima fila per la lotta ambientalista. Le risorse ci sono. E anche la volontà

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Niklas HALLE'N / AFP

Buone notizie: mai come oggi, nei programmi delle forze politiche che partecipano alle elezioni europee si parla di ambiente. Mai come oggi, le forze ambientaliste stanno guadagnando consensi quasi ovunque, diventando in diversi casi la seconda o la terza forza politica di diversi Paesi europei, primo fra tutti la Germania. Mai come oggi, l’emergenza ambientale sta diventando il primo motivo per cui si scende a manifestare nelle piazze europee, e il secondo sciopero globale per l’ambiente in tre mesi, che si tiene proprio oggi, dopo quello del 15 marzo, ne è la dimostrazione.

Se siete tra quelli che cercano di capire quale sia il posto dell’Europa nel mondo del ventunesimo secolo, sono tre indizi che fanno una prova: il continente vecchio, stanco, impaurito, rancoroso può ritrovare se stesso solo se si fa capofila di una missione rigeneratrice del pianeta, diventando guida e faro di una vera e radicale rivoluzione verde.

Possiamo farlo, perché siamo il più grande mercato unico del mondo, 500 milioni di anime, e pure il più ricco: siamo il 7% della popolazione del pianeta e deteniamo più del 20% della ricchezza globale. Chi meglio di noi può condizionare le scelte ambientali di tutti gli altri? Potremmo chiudere le porte a ogni produzione inquinante, o clima alterante, se volessimo, dalle automobili alla carne, dall’energia ai cosmetici. E gli altri non potrebbero fare altro che adattarsi, per non perdere enormi quote di mercato. Un adattamento che giocoforza avrebbe effetti anche altrove: se produci verde per l’Europa, tanto vale farlo anche per il resto del pianeta.

Possiamo farlo, perché siamo il più grande mercato unico del mondo, e pure il più ricco: deteniamo più del 20% della ricchezza globale

Possiamo farlo perché il nostro capitalismo non ha altre armi per competere a livello globale, se non il nostro capitale umano, i nostri saperi e i nostri valori. Non abbiamo la manodopera a basso costo di Cina e India, né la grande potenza finanziaria e militare americana. Non abbiamo l’energia della Russia e non abbiamo le immense risorse naturali del Brasile. L’unica cosa che abbiamo è un continente che ha soddisfatto tutti i suoi bisogni primari - abitare, mangiare, vestirsi - e che può dare un senso al proprio futuro solamente provando a trovare un modo diverso per soddisfarli. Il nostro capitalismo non può in nessun modo competere con la potenza globale di Huawei o di Google, né imporre alcuno standard tecnologico e digitale. Può darsi un futuro solamente se diventa verde. E non è un caso che, contro ogni stereotipo, è proprio il mondo dell’impresa che sta definendo gli standard di produzioni eco sostenibili, costringendo la politica a inseguirlo. .

Il nostro capitalismo non può competere con la potenza globale di Huawei o di Google. Può darsi un futuro solamente se diventa verde

Possiamo farlo perché ci sono i soldi per farlo. Soldi privati, quelli dei fondi Esg - acronimo di environmental, social and governance - che investono solamente in imprese eco-sostenibili e con un impatto sociale positivi, che crescono a doppia cifra in tutto il mondo - +27% dal 2013 a oggi - e a velocità doppia in Europa (+56% nel medesimo periodo). E pure soldi pubblici, se consideriamo la mole di capitale eluso al fisco ogni anno dalle multinazionali che hanno sede legale in Olanda, Irlanda e Lussemburgo per non pagare le tasse. C’è chi calcola questa elusione in 500 miliardi, c’è chi dice siano addirittura 1000. Quel che è certo è che se l’Europa si desse la missione di recuperare tutti quei soldi potrebbe davvero cambiare radicalmente la sua economia, la sua bolletta energetica, la sua qualità della vita. Altro che green new deal all’americana: sarebbe il più grande investimento pubblico di rigenerazione economica e sociale che il mondo abbia mai conosciuto.

Possiamo farlo, soprattutto, perché l’alternativa è invecchiare stanchi, impauriti e rancorosi secondo le regole e gli standard di americani, cinesi e russi. Il futuro comincia domenica 26 maggio. Qualunque cosa decidiate di votare, pensateci bene

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